MezzoMondo

Il blog di Miki Fossati dedicato a. Però potete scrivermi a m3zz0m0nd0@gmail.com

Una sera triste

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Una sera di pioggia fredda e fastidiosa, una sera di solitudini condivise.
Una sera in cui il governo italiano e fascista impone la censura a the pirate bay in un modo così scontatamente arbitrario da sembrare farsesco.
Una sera triste per l’assenza di proteste, per la mancanza di rabbia.
Non so cosa devono fare alla mia Italia per farle trovare un po’ di anima, un po’ di orgoglio.
Possibile che nessun ISP, nessuna autorità, nessuno?
Una serata triste dove rimaniamo solo noi, sparuti ed inebetiti, a dire basta.

Per Mac io uso Hotspot Shield, è un sistema che permette il libero, libero da censure intendo, accesso alle risorse presenti in rete utilizzando collegamenti americani.

Ci sono sicuramente metodi analoghi per gli altri sistemi operativi e li scegnalerò.

Potrebbero decidere altrettanto arbitrariamente di censurare MezzoMondo, o il New York Times per quel che ne capiscono. O Google, magari.

Written by Miki

9 febbraio 2010 alle 23:49

Momix – Bothanica

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Bisogna saper cogliere il sottotesto.
Il sottotesto è quella cosa per cui a teatro un’azione assume un contorno ed una profondità. Un bicchiere accostato alle labbra può diventare un progetto di omicidio, una dichiarazione d’amore, un addio,
Il sottotesto è così importante che ci sono forme di teatro che per esaltarlo rendono rarefatta la partitura fisica, come il teatro Nō giapponese.
Non è una disquisizione sull’arte per i dotti, non stiamo parlando necessariamente di citazioni per pochi, il sottotesto può anche essere semplice ed universale. Tanto che spesso è il luogo a suggerirlo. Se vi siete chiesti come mai così tanto teatro viene fatto in luoghi non convenzionali, magazzini, piazze, case private, sotterranei, carceri, cascine, beh una risposta può essere questa. Il luogo insinua un sottotesto. Un pinocchio in carcere è già diverso da un pinocchio in teatro. Il luogo insinua un sottotesto a tal punto che lo spazio teatrale puro è diventato difficilissimo da trattare e lo scenografo è diventato, se non lo è sempre stato, il mestiere più difficile del mondo.
Il sottotesto è importante anche nella danza, soprattutto forse. La danza contemporanea si situa sul traballante confine che separa l’ovvio dal completamente astratto, il suggerito dalla libera interpretazione.
I Momix a volte sono disgustosi, non c’è sottotesto. Entrano quattro danzatori vestiti da vespe e fanno le vespe. Se fanno bene le vespe sembrano vespe, se fanno male le vespe sembrano quattro pirla vestiti da vespe.
Più raramente sono meravigliosi, impossibile dire se per merito loro. Il punto più alto di Bothanica viene raggiunto in un assolo, una ballerina al centro della scena (si vede al minuto 5:13 del video di apertura) che gira e gira come un derviscio turbinante al suono del Gayatri Mantra (del quale ho pubblicato l’ultimo verso su Twitter due giorni fa a conferma delle mie doti precognitive, ma questo è un’altra storia). Il Gayatri Mantra, se non lo conoscete, è questo:

ed ha una storia bellissima. Ma il Gayatri Mantra per me e per molti di voi è di gran lunga più famoso, come ormai avrete tutti capito, sotto questa forma:

Per questo è importante saperli cogliere i sottotesti, anche involontari.

Written by Miki

6 febbraio 2010 alle 01:15

Hai visto se il livello è fra min e max?

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Cattivo software che non aiuta la nomea di poveri metereologi.

Written by Miki

4 febbraio 2010 alle 11:58

Pubblicato in Senza Categoria

Forse mi hanno beccato

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Per un supereroe non c’è solo la maschera, non c’è solo la calzamaglia. Se fosse solo per queste cose Superpippo sarebbe stato scoperto da decenni, Batman da qualche lustro e perfino l’Uomo Ragno non potrebbe più andarsene in giro troppo tranquillo.
Per un supereroe ci sono anche quelle azioni grandi e piccole che si sono raffinate con ore ed ore di allenamento e che poi bisogna saper nascondere a dovere, bisogna saperle rendere goffe se non, quando è possibile, rivolgerle contro sé stessi, come ci ha insegnato per lunghi anni Clark Kent.
Prendete me, ad esempio. Quel gesto all’apparenza così banale di infilare e sfilare la tracolla del mio borsello ed invece così fluido, rapido e potente grazie alle infinte volte in cui è stato eseguito nelle situazioni più disparate per non dire estreme, anche quel singolo gesto mi potrebbe tradire.
Questo pomeriggio davanti a scuola mi sa che l’irreparabile è accaduto ed il fatto che io sia stato ripetutamente provocato non è che una scusa puerile, ho fatto un errore e non è detto che si possa rimediare. Davanti a scuola all’ora di uscita si scatena una vera e propria guerra, una gara a chi riesce ad essere più incivile, violento ed egoista ed in particolare c’è una mamma, una mamma con il SUV lungo cinquanta metri sempre parcheggiato nei posti più ovviamente assurdi, che sarebbero assurdi anche per un alieno che sbarcasse in quell’istante dalla galassia di Andromeda (ma per la mamma SUV no, non è assurdo parcheggiare con mezzo SUV sulle striscie, mezzo nel parcheggio del pulmino per disabili, bloccando il traffico e scendendo sgomitando perchè lei e solo lei deve andare a prendere i suoi figli a scuola), c’è quella particolare mamma che non fa nessuno sforzo, mai, per celare il suo essere profondamente ed irrimediabilmente orribile.
Insomma sono stato provocato, lo ammetto; guardare negli occhi la mamma SUV con tutta la rabbia possibile e contemporaneamente sfilarsi la tracolla con quel gesto di infinita armonia, perfettamente controllato e per questo fuori controllo, ha provocato in lei una reazione che non è difficile definire di paura, e temo che il motivo non possa che essere uno solo: la mia identità segreta è stata scoperta.

Written by Miki

4 febbraio 2010 alle 00:11

Pubblicato in Sano localismo

Il vero me stesso

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Con E. ci sto provando da almeno tre anni. Ci siamo visti una volta ad un barcamp e mi sembrava ci fosse stata intesa. Da allora ogni volta che parte un messaggio cerco sempre di infilarci dentro un’allusione di qualche genere. Ultimamente sono uscite alcune foto del suo passato e mi è diventata una specie di Erika Berger di casa nostra ed ho pigiato sull’acceleratore.
Con F. faccio l’intellettuale distante. Ho capito che va in soggezione, o fa finta, quando qualcuno usa paroloni e parla difficile allora metto a frutto il più possibile tutta la terminologia tecnica, soprattutto fisica e matematica, di cui dispongo.
Con E., un’altra E., gioco la carta della poesia. I messaggi sono sempre brevi e pesantemente ambigui, alternativamente velati di sottile ironia o di sofferenza per la distanza incolmabile.
A G. ho fatto credere di essere una specie di artista da strada, un nomade perennemente in cerca di sé stesso.
Invece S. è convinta che io sia un qualche tipo di detenuto molto pericoloso che rischia tutto pur di accedere alla rete per scrivere a lei e solo a lei.
A C. ho scritto e riscritto decine di volte, ma non sono mai riuscito ad inviare niente, stessa cosa con L. anche se a L. una volta ho spedito una richiesta di amicizia tuttora inevasa.
Un’altra F. mi ripete sempre di aver trovato finalmente una persona come lei, diretta e pura, senza lati nascosti o secondi fini.
Con T. il discorso parte sempre dai figli per finire ai suoi rapporti relazionali ed ormai di lei e di suo marito conosco molte più cose di quante non ne conosca di me stesso.
P. è bellissima, è l’unica che conosco bene di persona. Di solito mi chiede aiuto per cose che riguardano il suo lavoro, ma non sa che io sono io, e cerco di dilatare il più possibile il tempo che passiamo a scriverci.

Ieri pomeriggio la Signorina A. ha invitato a casa un suo amichetto “povero papà,” gli ha detto, “è tutto il giorno che lavora al computer”.

Written by Miki

30 gennaio 2010 alle 11:31

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Angelina Jolie

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29 gennaio 2010 alle 13:25

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Mal di testa

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29 gennaio 2010 alle 13:23

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Baltan Seizin

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Written by Miki

29 gennaio 2010 alle 13:22

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Ostracismo

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Ho comperato il Corriere per farci la cartapesta (vedi qui) e già che c’ero, è irresistibile, ho provato a leggerlo. Oggi è il giorno in cui si commenta l’uscita della nuova tablet di Apple (vedi qui) ed infatti campeggia in prima pagina una foto di Steve Jobs (che secondo me ha l’aria schifata, e nemmeno secoli di allenamento davanti allo specchio per i Keynotes riescono a nasconderlo) che mostra l’oggetto in questione.
E poi c’è un articoletto che titola “Se in libreria arriva l’ostracismo” e di colpo mi è sembrato di aver capito cosa mi sono perso in tutti questi anni senza mai aver comperato nemmeno per una volta il Corriere.
Capite il genio? ostracismo!

ostracismo: Bando che colpiva, nell’antica Atene e nelle città che ne imitavano la costituzione, il cittadino ritenuto pericoloso per la sicurezza dello Stato; detto così dal frammento di terracotta (ostracon) sul quale il nome del concittadino inviso veniva scritto da coloro che votavano nell’assemblea popolare.
(dal Devoto – Oli del 2000, neretto mio)

di colpo capisco come la cultura abbia in qualche modo riconquistato le prime pagine dei giornali, che invece mi immaginavo impastoiate in piccole beghe pseudomonarchiche, questo collegamento tra la tavoletta di argilla e la tavoletta Apple, il pericolo che sente il mondo editoriale per l’affacciarsi di queste nuove tecnologie, le posizioni di principio che qualcuno, io compreso, ha assunto a favore dell’innovazione che magari sono troppo estreme, fino ad arrivare all’ostracismo. Insomma un titolone azzeccatissimo.

Il fatto è che poi ho letto l’articolo.

Lo scrive un certo Pierluigi Battista che non conosco ma da come scrivere deve essere anziano, forse un po’ in declino, perché non sembra affatto avere il polso della situazione né mordente, le cose che scrive scivolano via senza mai acchiappare l’attenzione del lettore. E non parla mica della tavoletta di Apple, no, parla di una cosa successa a Milano settimana scorsa, una cosa talmente piccola ed inutile che vien difficile pensare che trovi spazio in quei termini sul Corriere, dovrebbe essere costoso lo spazio di un quotidiano come il Corriere no?

Si parla di questo:

Ne aveva parlato Massimo Mantellini sul suo blog il 23 gennaio.

In sostanza questo signore che scrive sul Corriere, sembra incredibile, difende Bruno Vespa in nome della libera diffusione delle idee.

Ah, stavo cercando sul sito del Corriere l’articolo perché volevo copiarne delle parti che a mano non vorrei farlo ma non lo trovo, e già questo deve essere metafora di qualche cosa, ho visto però che questo Pierluigi Battista è definito una “firma autorevole”. Allora, anche se mi costa molta fatica, citerò solo una frase dalla quale secondo me si capisce tutto:

Oggi, invece, l’obiettivo è non leggere, non far scrivere, non perdonare chi scrive su giornali e per editori che è assolutamente vietato leggere.

Come vedete la forma è quel che è. L’obiettivo in questione è obiettivo di “non si sa quale Resistenza”, che ci fa capire che l’autore è perfettamente consapevole di partecipare di una dittatura, di esserne strumento di punta. Il “non far scrivere” ipotizza uno scenario paradossale e lisergico in cui le tipografie si rifiutino di chinare il capo di fronte all’unica entità economica che gli dà lavoro e smettano di stampare certe cose. Gli “editori che è assolutamente vietato leggere” sono quelli che di fatto hanno il monopolio dell’informazione. Non solo quindi non è vietato leggerli ma è circa obbligatorio.

Ogni giorno siamo sommersi da tonnellate di immondizia come questa, e l’iniziativa della libreria di togliere spazio ai potenti ed ai faziosi è, come dice Mantellini, meritoria. Quelli che vedono in questa operazione una forma di censura sono in mala fede. La censura non è cosa che si opera dal basso ma dall’alto, dall’alto di quei poteri che stanno soffocando con la loro presenza disgustosa ed imponente la libera circolazione delle idee.

La Resistenza siamo noi.

Written by Miki

28 gennaio 2010 alle 13:41

Doppio

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Sono molto preoccupato per i personaggi del libro che sto leggendo (se si può chiamare libro un ammasso di bytes dentro ad un telefono, ma questo è un altro discorso). Sono preoccupato perché ho lasciato alcuni dei personaggi principali appollaiati su un tetto di una casa di quella che all’apparenza è una città fantasma e sono sicuro che gli succederà qualcosa di brutto. Li ho lasciati lì due giorni, poveracci, sono tutti forti, sani ed addestrati ma due giorni su un tetto deve essere stata dura. E purtroppo nemmeno adesso posso ricominciare a leggere, dovranno star lì ancora un po’ e spero proprio che ce la facciano.
Di solito quando leggo un libro sto bene attento a non far succedere questo tipo di cose, è una responsabilità troppo grande, ad esempio una volta stavo leggendo di una ragazzina caduta in acqua, si chiamava Ofelia non me lo posso dimenticare più, e accidenti a me è una colpa che solo oggi ho il coraggio di confessare, mi sono addormentato per qualche minuto. Qualche minuto in un ruscello freddo, con tutte le vesti addosso è stato più che sufficiente per farla annegare. Una tristezza che mi porterò dentro per sempre.
Se devo smettere di leggere devo aspettare momenti adatti, quando ad esempio i personaggi stanno dormendo o viaggiando su qualche mezzo comodo o al limite mentre fanno all’amore. Anche se una volta ho interrotto la lettura proprio mentre i personaggi principali erano coinvolti in una specie di orgia e siccome ho potuto riprendere in mano il libro (quello sì di carta) solo il giorno dopo erano tutti stanchi morti e da lì in poi la storia non è più decollata, ho provato anche a fermare la lettura mentre tutti dormivano per farli riposare un po’ di più ma niente.
Ho sbirciato adesso adesso mezza pagina del libro che sto leggendo ed ho già visto che uno dei personaggi non ce l’ha fatta, dopo due giorni sul tetto si è addormentato ed è volato giù accidentalmente.
Sono molto preoccupato.

Written by Miki

28 gennaio 2010 alle 09:45

Pubblicato in Sano localismo