Forse non tutti sanno che il dibattito internazionale, più precisamente tra Italia e Stati Uniti, che ha scatenato e continua a scatenare il maggior numero di contributi riguarda la presunta ossessione per la cacca di cui soffrirebbero i nostri connazionali. A partire dalla lingua, da un lato frasi come “va a cagare”, “mi fa cagare” o “bello bello il tarzanello” non sono traducibili in inglese con niente che abbia la stessa valenza simbolica e dall’altro le liberatorie dichiarazioni come “vado a cagare” o “pipì e pupù e non ci pensi più” non sono ammissibili nel galateo statunitense, se non alla mezzanotte di una festa di midterm quando sono ormai tutti ciucchi persi.
Ma l’oggetto fisico la cui assenza simboleggia meglio di tutti l’erroneo punto di vista che hanno gli americani su di noi è naturalmente il bidè. In America non esiste il bidè e gli americani passano intere mezz’ore a contemplare, nei nostri bagni, quel misterioso ed umido sedile bianco.
Ora, facendo anche finta che in questo preciso istante io non sia seduto sul cesso, cosa che tutti quelli che mi conoscono di persona sanno essere oscenamente falsa, almeno dal momento in cui ebbi tra le mani il primo portatile, e non posso immaginare se e quando potrò navigare liberamente da un palmare o da un telefono cellulare, si può dire che statisticamente sono sempre seduto sul cesso, mi chiedo come sarebbe la mia vita senza bidè. Pare che la risposta americana al bidè sia la doccia, la doccia capite?
Non voglio neanche entrare nel merito di chi è quello ossessionato dalla cacca.
La lezione di oggi per ‘Italiano come seconda lingua’ è quindi questo:
Cagare fuori dalla tazza che possiamo tradurre con esagerare, volere troppo.
Non sai che figata poter navigare con l’N73 anche quando sei al culmine dello sforzo!!!