Archivio per la categoria ‘Consigli’

Volevo ringraziare tutti coloro che sono stati buoni con me e non hanno usato violenza.

Volevo anche ringraziare chi non ha voluto avere niente a che fare con me, quelli che sono rimasti defilati ad ascoltarmi, perché sono quelli che mi assomigliano di più.

Volevo infine ringraziare Philip Dick perché se dici cose a una platea per le quali una qualunque perizia legale di media qualità ti garantirebbe il carcere a vita con diversi tipi di trattamenti psichiatrici coatti basta aggiungere “ecco perché mi piace molto Philip Dick” per vedere un sacco di gente sorridere e fare sì con la testa.

La facoltà di Scienze Politiche di Milano è scossa da un misterioso mistero. C’è un gruppo di cinesi, una decina, che si è iscritto l’anno scorso e che a questo punto sta affrontando i primi esami. A Milano i cinesi sono tutt’altro che rari, c’è un bel quartiere sorto attorno alla via Paolo Sarpi, una via abbastanza centrale, nel quale gli italiani sono molto rari. Però tra quei cinesi lì, quelli del quartiere cinese, i più giovani parlano spesso un bell’italiano con forte accento milanese. I più anziani magari no, ancora oggi capita di finire in un emporio di pelletteria o valigeria oppure in quelle specie di supermercati cinesi e di trovare personale che non sa dire una parola in italiano.
Ebbene la caratteristica dei cinesi che si sono iscritti a Scienze Politiche è che sono cinesi e molti di loro non parlano proprio per niente italiano e da quello che è possibile capire non lo capiscono (è sempre molto difficile capire se uno ha capito, a volte parlo con la mia vicina di casa che è un’anziana di origine calabrese che in vita sua ha sempre e solo parlato il suo dialetto e alla fine dopo un lungo tratto di marciapiede rispondendo alla domanda “come va?”, domanda alla quale io non so mai rispondere con un “bene” o “male” perché non è mai vero che sto semplicemente bene o male, e quindi dicevo dopo un lungo tratto di marciapiede nel quale mi sono impegnato ad articolare più che potevo la risposta lei se ne esce con un “quindi come va?” e lì capisco che non ha capito niente e tutte le volte me lo dimentico e mi frega, tranne quella volta che aveva lasciato della roba nello sgabuzzino dei contatori del gas che per motivi di sicurezza deve restare vuoto e lì io le avevo detto “se non toglie quella roba le spezzo le braccine” convinto che non avrebbe capito e dopo mezz’ora la roba non c’era più).

Dicevo?

Ah, sì che i cinesi sembra proprio che non capiscono nulla di nulla. Epperò se voi prendete i libretti e li guardate (questa è la chiave di tutto il mistero, reggetevi forte) ci sono i voti. Uno ha preso due 21 ed un 19. Un’altra due 20. Cioè questi non capiscono, non parlano, non scrivono l’italiano però passano gli esami di Scienze Politiche, capito?

Sono chiare due cose: che Scienze Politiche come ai miei tempi dicevano tutti non deve essere una facoltà così difficile (prova ne sarebbe la nostra classe politica che però in generale non è composta da laureati in Scienze Politiche ma in cose molto più difficili, cosa che getta un’ombra sinistra su tutta l’istituzione universitaria); e che è ovviamente in atto una forma di sabotaggio, portare uno di questi cinesi alla laurea sarebbe un colpo mortale per la facoltà, immagino i titoloni “laureato senza capire un cazzo”. Sperando poi che la cosa finisca lì perché di gente laureata senza capire un cazzo, senza nemmeno arrivare dalla Cina, ne ho conosciuta parecchia (cosa che getta un’ombra sinistra su tutta l’istituzione universitaria).

Ed ora finalmente la rubrica “consigli agli aspiranti scrittori” che mi era stata richiesta l’anno scorso durante la gita delle medie ed io oggi prontamente.

Sette: scegliere di scrivere su un portatile senza batteria usando una piattaforma proprietaria d’estate in un periodo in cui non si ha la casa perché gli operai l’hanno sventrata, portatile che oltretutto caccia un caldo che in assenza di cucina (come è la cucina, assente) ci ho fatto il roast-beef, ecco, è una cazzata.

Quattordici: questa cosa che dicono tutti che bisogna scrivere tutti i giorni c’entra più con la buona salute psicofisica dei personaggi che con il rispetto dei tempi di consegna. Metti caso che il personaggio sia dentro un ascensore e per te scrittore siano le tre del mattino e che quindi chiudi e vai a letto. Poi magari il giorno dopo la bambina vomita dal cavalcavia (cit.) e quello dopo ancora passi tutto il tempo a ramazzar calcinacci. Ecco in quei due giorni lì il personaggio non lo so mica se ce la fa, fermo in ascensore senza cibo né acqua, è una prova al quale io non vorrei mai sottoporre nessuno nemmeno un personaggio non importa quanto gli voglia male. Non scrivere tutti i giorni significa costringere i personaggi a maratone sfiancanti. Scrivi tutti i giorni, fallo per loro.

E comunque per Amy Winehouse spero che esista l’inferno e che sia un posto divertente.

scusate ho la mania delle lettere collettive, che sono per me dichiarazioni d’amore a chi so mi vuole bene. Volevo dirvi che il mio libro tra poco sarà in libreria[...]
Vi scrivo per dirvi che cosa significa per me questo libro: è come vedere finalmente realizzata una necessità. La necessità di condividere una solitudine con gli altri. Perché la poesia si compone in solitudine violenta con dentro l’umanità degli altri. Come una volta mi aveva detto al telefono con la sua voce da streghetta buona Maria Lai. Mi aveva detto che non dovevo avere paura perchè i poeti si portano dentro l’umanità di tutti, e sono gli altri ad avere bisogno di loro e non viceversa. Dunque abbiate bisogno di me, prendetemi, prendete il mio libro, leggetelo. C’è dentro anche un po’ di voi.


Dunque ho un’amica che scrive un libro di poesie e me lo dice così ciao ti amo ho scritto un libro di poesie. Che la volta prima invece era un ciao ti amo e ho fatto un film e quella ancora prima era ciao ti amo metto in scena una cosa vieni a vedermi.

Non è facile avere un’amica che scrive un libro di poesie.

Con il cinema ed il teatro ancora ancora, vado, la vedo lì, vedo il suo corpo, sento la sua voce e me ne innamoro. Ci vado in giro, ci chiacchiero e passo tutto il tempo a fingere che no, non mi sono innamorato anzi lo sguardo trasognato non lo faccio mica a te perché sei te è che mi viene così di natura, è il mio sguardo trasognato spontaneo marchio registrato. Che tu hai già negli occhi il prossimo progetto, le prossime parole ed io sono lì assieme a te ma vedo solo l’orizzonte non riesco a guardare vicino e l’orizzonte sono due nastri d’asfalto che si separano inesorabilmente uno percorso da carri bestiame e bifolchi puzzolenti e l’altro da bellissime persone che danzano e cantano. E scrivono libri di poesie. Che schifo di metafora.

Con la poesia è molto difficile. Ora sono qui, con il libro davanti, “Mai più la parola cielo” e sono qui da circa dieci ore, guardo la copertina, è un libricino piccolo piccolo, 58 pagine, lo prendo in mano, lo giro e rigiro, lo ripongo, lo riprendo. Ho altri amici che scrivono e dei quali ho letto i libri. Non è facile nemmeno in quel caso, la voce che sentono le mie orecchie e quella che leggono i miei occhi è spesso discordante e questo a volte provoca fastidio o dolore. Non posso immaginare con la poesia come possa essere.

Mi ricordo l’effetto che mi fece l’incipit di “Storie di cronopios e di fama” di Cortázar, me lo ricordo come se fosse ieri perché mi sono esplose le meningi, perché ho provato un senso di meraviglia, sono rimasto così stupefatto e da quella volta gli incipit hanno un sapore diverso per me e rischiano di essere approssimazioni sbiadite di questa:

Il lavoro di ammorbidire il mattone tutti i giorni, il lavoro di aprirsi un passaggio nella massa gommosa che si proclama mondo, ogni mattina inciampare nel parallelepipedo dal nome ripugnante, con una canina soddisfazione che tutto è al suo posto, la stessa donna accanto, le stesse scarpe, lo stesso sapore dello stesso dentifricio, la stessa tristezza delle case di fronte, della sporca scacchiera delle persiane con la scritta HÔTEL DE BELGIQUE.

Uno scrittore scrive per necessità o perché è furbo o per mille altri motivi ma un lettore non ha motivo alcuno per leggere se non il gusto di leggere (i lettori professionisti non lo so ma credo che se fanno quella professione senza gusto sono certamente persone molto tristi). E leggere poesie per me è molto costoso, significa doversi annullare e donare completamente al testo, significa riuscire ad aspettare il significato sapendo che potrebbe non arrivare, potrebbe non arrivare subito, potrebbe non arrivare mai.

Ciao Elena questa è una dichiarazione d’amore non so se ce la faccio; questa è una confessione non so se ne ho il coraggio. Se tu fossi una perfetta sconosciuta l’avrei già letto, è ridicolo lo so, mi sarei letto queste 58 pagine, me le sarei bevute, o forse ne avrei letta una ed avrei piantato lì ma insomma la questione, se tu fossi una perfetta sconosciuta, sarebbe già risolta. Una Elena il cui significato mi sfuggisse, nel male o nel bene, troverebbe posto nel mio cuore o sarebbe troppo diversa dalla Elena il cui “significato” e stato così spontaneamente accolto in me di persona?

Sono sicuro che è un libro bellissimo, leggetelo voi e ditemi com’è, io non so se ce la faccio.

Elena Morando, “Mai più la parola cielo”.

Posso farcela.

Ora lo apro e leggo la prima pagina.

Solo la prima pagina.

Se leggo la prima pagina poi è fatta.

Mountain MILFs

Pubblicato: 10 gennaio 2011 in Consigli

Prima fase: la preparazione.
In una località turistica montana qualunque ogni settimana partono decine di corsi di sci per ricchi e pasciuti bambini borghesi (basta vedere il prezzo di un giornaliero per convincersi che lo sci è ormai uno sport di élite – o lo è sempre stato?).
Questo facendo un rapido calcolo significa avere a disposizione centinaia di madri di estrazione sociale medio-alta. E voi mi insegnate che è sui grandi numeri che si costruiscono i successi. Il momento chiave è il momento della selezione. I maestri selezionano le classi di sci in base alla capacità dei bambini. E l’astuto dongiovanni nel mentre seleziona le madri.

Seconda fase: la selezione.
La tecnica è semplice: ci si mette SPALLE AI BAMBINI anche perché i bambini sono disperati e la loro vista è straziante (ma la spugnetta che circonda le lenti delle mascherine assorbirà ogni lacrima, ecco a cosa serve, e le urla si confonderanno nella confusione generale mescolandosi alle urla degli altri bambini, agli strilli dei maestri e ai berci delle madri nei telefonini:”PAVLA PIU’ FOVTE CHE NON TI SENTUOOO!!!”). La madre sarà infatti tipicamente al telefono parlando senza sosta, ignorando il figlio o la figlia, giocherellando nervosamente con i gioielli di cui non manca di ornarsi anche per l’inizio della scuola sci. Perché non diciamo palle, lo sci per bambini per molte persone è l’occasione di avere due ore completamente libere. Il bambino di tre anni non è in grado di sganciarsi gli sci da solo. Lo metti lì, te ne vai ed è fatta, per l’intera durata della lezione potrai farti i fatti tuoi, i più sciocchi sciando gli altri occupando il tempo in modo più creativo e soddisfacente. Poi a sette anni vanno a fare snowboard, a dodici si drogano e a diciassette diventano campioni olimpici di halfpipe.
Mentre i maestri selezionano i bambini noi ci occuperemo di selezionare le madri.

Terza fase: lo strumento chiave.
Basta avere un pennarello. Si va dalla madre che ha appena detto al telefono “ASPUETTA IN LINEA CHE MUANDO VIA LA PVOLE!!!” e le si dice “vuole scrivere il nome ed il numero sulla pettorina di suo figlio/sua figlia”? TahDah! Alessia – 347….

Un esempio.
C’è questa Alessia appunto. Da lontano una bellissima chioma di capelli rossi, da vicino pelliccia di visone, una dozzina di anelli d’oro a ciascun dito, occhi verdi come le ali delle mosche della cacca, labbra carnose, cioè siliconose, che provocano un leggero difetto di pronuncia del quale mi accorgo troppo tardi: “NUOO MA DUAAI CAVUOO DUOPO QUELLA CVUOSTA CHE CI HA VIFILATO NON VOVVAI COMPVAVE ANCOVA DA QUEL CIUALTVUONE! COMUE DUICUI? E’ AUTENTICO? MA CAVUO SUOLO SEICUENTOMILA EUVO? MA PVENDIAMOLO ALLOVA DUAIIII SUIIII DUAIIIII SUIIII DAIIII DAIIII”. Vorrei fuggire ma le ho già dato il pennarello. Scrive il suo numero sulla pettorina guardandomi di sottecchi con una distorsione alle labbra che forse vorrebbe essere un sorriso. Prendo il pennarello e fuggo. La scusa è che devo vedere le selezioni di mia figlia che verrà messa nella classe rompiamociilcolloallegramente, è la più piccola, son lì con il pennarello in mano le dico aspetta e scrivo il mio numero sulla pettorina.

Conseguenze.
Dopo una ventina di minuti mentre scio come uno sciocco sulla pista nera ricevo una chiamata da un 347 sconosciuto: “CIUAO NUON SO SE TUI RICOVDUI CI SIAMO INCONTVATI GIU’ ALLA PUISTA BEBI SEI STATO COSI’ CAVVINO A PVESTAVMI IL PENNAVELLO SON QUI AL VIFUGIO TUTTA SOLA ED AVEI TANTO PIUACUERE SE VUIENI A BEVE QUALCOSA CON ME DUAIIII SUIIII DUAIIIII SUIIII DAIIII DAIIII”. Mi ha visto scrivere il numero sulla pettorina di mia figlia.

Epilogo.
Signorina A: “Papà oggi ero sulla seggiovia e ti ho visto lì sul bordo del burrone di fianco alla pista nera che lanciavi giù qualcosa, mi sembrava l’iPhone ma so che è impossibile, non mi avevi detto che in montagna non bisogna mai buttare niente di sotto?”.

Non ci sono abituato. Sono in aeroporto con un MacBook Pro ancora imballato come bagaglio a mano, non è per me lo sto solo trasportando.

Sorridono, mi guardano di sottecchi, commentano, si danno di gomito, dimostrano imbarazzo.

Mai nella mia vita, dico mai, la mia persona ha destato così tanto interesse negli altri, soprattutto nelle donne.

Riunione del direttivo del PD domani verso mezzogiorno a Ponte Milvio.

Domani alle 12 è l’ora ‘x’ per la capitale, l’ora in cui potrebbe anche arrivare l’onda di piena del Tevere su Roma “che potrebbe toccare alcuni quartieri della Capitale, in particolare nella zona Nord, a Ponte Milvio – ha spiegato Bertolaso – con possibili ripercussioni” come rigurgiti da fogne e acqua che fuoriesce dagli argini, “specialmente al Villaggio Olimpico nel quartiere Flaminio”.

(continua?)

L’iniziativa editoriale più notevole degli ultimi anni risulta essere questo splendido clone del New York Times che proietta le istanze più liberali e progressiste all’interno di quel contenitore.
L’apertura è fulminante: “Iraq War Ends” con articoli ed editoriali che raccontano il ritiro immediato delle truppe ed i festeggiamenti in patria. Ma dappertutto si respira aria di grande qualità: “The United States National Health Insurance Act is expected to be signed into law shortly.” oppure per esempio più sotto “Congress has voted to place ExxonMobil, ChevronTexaco, and other major oil companies under public stewardship.”.

Tutto splendido, anche le pubblicità: “DIAMONDS – Your purchase of a diamond will enable us to donate a prosthetic for an African whose hand was lost in diamond conflicts – DE BEERS From her fingers, to his” o anche “Ladybugs for pest control – Monsanto”. Nessuno ha ancora scoperto chi si cela dietro a questa operazione, che trovo fantastica e replicabile anche qui da noi: “La Repubblica che vorremmo”.

L’operazione è stata molto articolata ed è cominciata ieri con la distribuzione di centinaia di copie cartacee del clone del Times in giro per la metropolitana di Manhattan per finire il crescendo con la clonazione del sito vero e proprio (la piattaforma usata, per dire, è WordPress).

Io l’ho saputo leggendo il blog di Eric ma a quanto pare lo hanno saputo anche al vero New York Times e l’hanno presa bene:

Liberal Pranksters Hand Out Times Spoof

Sorry, folks, the paper isn’t free. And the Iraq war isn’t over, at least not yet.

In an elaborate hoax, pranksters distributed thousands of free copies of a spoof edition of The New York Times on Wednesday morning at busy subway stations around the city, including Grand Central Terminal, Washington and Union Squares, the 14th and 23rd Street stations along Eighth Avenue, and Pacific Street in Brooklyn, among others.

(Continua sul vero New York Times).

Sassolini

Pubblicato: 29 ottobre 2008 in Consigli, Nuove forme di pacifismo di sinistra

Io a quelli che fanno cagare il loro cane per strada e poi non la raccolgono gliela raccoglierei e gliela metterei al posto dell’imbottitura del cuscino.

Io a quelli che vanno in motorino a cento all’ora sul marciapiede gli pulirei le gengive con il minipimer.

Io a quelli che comprano la jacuzzi e poi lasciano tutte le confezioni e le macerie per strada gli ficcherei il tubo dell’aria compressa nel culo.

Io a quelli che parcheggiano sulle strisce gli striscerei la schiena con la raspa.

Io a quelli che fanno sistematicamente i furbi saltando la fila gli spezzerei le ossicine con lo schiaccianoci.

Io a quelli che vanno in giro in SUV gli appoggerei le balle sulla graticola. E se è una donna gli vomiterei nella borsetta firmata.

Io a quelli che parlano sgrammaticato gli farei ingoiare la televisione. Intera.

Io a quelli che iniziano i discorsi con “Io non sono razzista ma” gli farei passare un annetto nel Darfur.

Io a quelli che non votano Obama gli metterei gli spilli sotto le unghie. E le dita nel sale.

Io a quelli che difendono questo governo li metterei su un razzo e li manderei tutti a colonizzare il pianeta Plutone. Anche a quelli che non ne parlano.

Ieri sera, capita, arriva tardi e non sappiamo cosa fare e allora prendiamo una guida di quelle che c’è scritto cosa fare e sembra che non ci sia nulla di interessante ma poi improvvisamente leggiamo che all’interno del programma di una fantomatica “Rock City” c’è, letteralmente:

DOM 20
Concerto: ROCKY HORROR PICTURE SHOW TRIBUTE

Concerto Rocky Horror? abbiamo visto film Rocky Horror, audience participation Rocky Horror, musical Rocky Horror, festa Rocky Horror ma concerto Rocky Horror no, non l’abbiamo proprio mai visto. Poi sul programma non c’è scritto chi è che fa questo concerto, chi è che fa questo concerto? Non si sa.

Siccome pare che a questa Rock City si possa pure mangiare ci andiamo comunque, o la va o la va. Arrivati lo spazio è piccolo, direi a misura di locale e tutti sembrano conoscere tutti. Insomma è una nicchia. Ed in effetti un palchetto c’è ma non sembra attrezzato né per una proiezione né per una performance teatrale, intasato di strumenti e microfoni com’è.

Appena il tempo di finire una splendida amatriciana ed ecco che il palco si riempie di circa centomila persone, tutti in perfetto costume Rocky Horror, ma cosa faranno? (Io non avevo dubbi, la nicchia dei fans di Rocky Horror non ha mai tradito, e ieri sera eravamo addirittura in una metanicchia!)

La cosa che abbiamo visto era un fantastico concerto “recitato” e molto ben contaminato con i nostri tormentoni preferiti “Ehi tu brutto porco toglile le mani di dosso”, per dire. Loro si chiamano “Glitter Company” e sono davvero molto bravi, tanto che mi sono iscritto a MySpace, non l’avevo mai fatto.

E a proposito, uno) MySpace fa schifo, pazzesco, capisco il suo successo ma pazzesco e due) la pagina non gli rende giustizia, loro sono molto molto più bravi di così.

Insomma amici produttori di Broadway andate un po’ a vederli. C’era un certo numero di “vergini” non tanto giovani, i giovani conoscevano tutti i testi bene a memoria, che sono rimasti esterrefatti dalla bravura di cantanti e musicisti.

Per tutti gli altri non perdeteveli, se potete, vi faranno passare un paio d’ore davvero divertentissime.

Perché non invitarli a qualche BarCamp, pensavo?

(Ovviamente mi sono innamorato della bassista)

xkcd: il paradiso è nei dettagli

Pubblicato: 5 marzo 2008 in Consigli, Internet, Personaggi
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Ho scoperto giorni fa che le vignette di xkcd nascondono veri e propri post, che si possono leggere andando sopra alla vignetta con il mouse (è il title della img, per chi ci capisce), forse si sapeva e sto facendo la solita figura del babbione ma insomma me le devo proprio rileggere tutte, ora che lo so fa tutto un altro effetto.

Si può dire vignetta? no, perché in certi ambienti il gergo non corrisponde poi al quotidiano e anzi ne è molto distante, ad esempio se volete tentare il suicidio per linciaggio potete provare ad entrare in un laboratorio teatrale, meglio se di ispirazione grotowskiana, urlando “scenette!”.