Archivio per la categoria ‘Teatro’

Teatro

Pubblicato: 27 ottobre 2011 in Teatro

Il teatro non serve a niente è una forma di ricerca sotterranea da cui poi rubano tutti figo quello che idea che genio peccato che a teatro roba così non si faccia più da vent’anni perché obsoleta ma te se sembra così moderna vero? così contemporanea e questo perché non vai mai a teatro il teatro e la musica si sperimenta solo lì ma tu non lo sai cos’è il teatro perché quando senti teatro pensi all’edificio teatro che è la sede di ogni bene ma soprattutto di ogni male il teatro è una cosa dell’ottocento che non vuole morire è mimare male la vita quotidiana è vendere valanghe di abbonamenti per sedare i cervelli di quelli che non sanno scegliere cioè di tutti la parola teatro ti confonde bisognerebbe inventare una parola nuova merdaio l’edificio da oggi lo chiamiamo merdaio lo so non è una parola nuovissima ma merdaio mi sembra che possa andare bene anche se non basta perché si potrebbe dire andiamo al merdaio a vedere teatro ma no maledizione quello che fanno nel merdaio spesso anzi quasi sempre non è teatro e bisognerebbe trovare un nome anche per quella roba lì io proporrei merda che lo so non è una parola proprio nuovissima ma secondo me rende l’idea allora la sera cara caro andiamo al merdaio a vedere la merda rende bene l’idea dell’esperienza che ti aspetta e anche andiamo al merdaio a vedere il teatro va benissimo perché il teatro è un po’ la cloaca dei sentimenti dalla quale però ti tiri fuori migliore ti tiri fuori che hai capito un frammento di un’esistenza impossibile da capire e quale casa migliore per una cloaca di un merdaio? lo dico portando pochissimo rispetto per quelli che fanno la merda di professione perché sono di quelli che giocano sulla debolezza altrui sull’ignoranza sono tristi e spaventose maschere povere di spirito che hanno scordato e fanno scordare la bellezza sono voci senza corpo e a volte sono anche voci senza voce preziosi solo perché riempiendo i loro merdai rendono frequentabili tutti gli altri posti intorno.

Bene. Se sei arrivato fino a qui la domanda che voglio farti è questa: perché tu non FAI teatro? Lasciamo perdere la merda ed i merdai, lasciamo perdere il VEDERE che per il teatro non è mai solo VEDERE ma anche molto molto altro come quando baci la persona che hai desiderato più nell’universo e poi dici baciare sono solo le labbra che si toccano (o le lingue, come vuoi) no non è SOLO questo e se dici che è solo questo hai un’aridità così importante che sarebbe utilissima al teatro. Ma tu che sei ancora qui che magari suoni il pianoforte come un dio e lavori come commesso in una multinazionale di capi d’abbigliamento di pessima qualità o hai cantato al coro della Scala e guidi i camion dei rifiuti indifferenziati io voglio capire perché non PARTECIPI a questa ricerca che è una ricerca antropologica che coinvolge contemporaneamente tutti i gruppi grandi o piccoli famosi o sconosciuti, è una ricerca totale che spazia in tutte le forme artistiche, è l’unica forma espressiva dove si può essere autenticamente contemporanei (se si esclude la danza ma non tutta la danza che anche con la danza c’è il problema che la stessa parola indica diverse cose anche se nella danza le parole vanno tutte rispettate perché anche la danza è sempre fatica e sangue).

Senza stare lì a stanare i demiurghi, perché non darsi una chance, perché non provare, non c’è solo il palco, c’è il processo, il percorso. Sarebbe come dire che uno vive per arrivare alla sua conclusione, cioè alla morte, senza attenzione a quello che ti capita nel mentre.

Del talento e delle capacità non discuteremo qui ma solo di persona, l’unica risposta possibile è “non mi interessa”.

Tutto questo per dire che venerdì prossimo (il 4 novembre) esce Pina, il documentario 3D che l’odiato Wim Wenders ha costruito attorno a Pina Bausch prima e dopo la sua morte e che oggi vedendo in giro i cartelloni e pensando a quello che lei ha fatto per la danza ed il teatro (quasi tutti quelli che hanno fatto o fanno teatro – o merda – con me hanno avuto un’esperienza di transustanziazione durante un lavoro della Bausch) e vedendo il cartellone e pensando e vedendo, insomma sono scoppiato a piangere, il che forse significa semplicemente che sono un coglione.

Da oggi (in realtà da ieri, ma perfino io mantengo pudori riguardo alle prime) fino a giovedì sono in scena con una piccola cosa fatta con Sandro Conte e la piccola scuola del Teatro di Nessuno.

D’una dama col dolcemele
un tempo ebbi visione
abissina fanciulla
che col dolcemele accompagnava un canto
del monte Abora.
Potessi far rivivere in me
quella sinfonia ed il suo canto.

Se venite fatevi riconoscere; la mappa per arrivare al teatro è qui.

(Ah, il dolcemele non è una torta)

Edit: ecco un po’ di foto.

Kubla Khan – Teatro di Nessuno

Dire

Pubblicato: 17 aprile 2011 in Teatro
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E così eccomi qua dopo vent’anni in gran parte sciupati, vent’anni a cercar d’imparare l’uso delle parole. E ogni tentativo è un ricominciare. Quando hai imparato le parole, ti servono solo per dire quel che non vuoi più dire.

Piccola scuola di critica teatrale

Pubblicato: 19 febbraio 2011 in Teatro

- Com’era lo spettacolo di ieri? (L’ultima volta che vidi mio padre di SOCìETAS RAFFAELLO SANZIO | CHIARA GUIDI)
- Delicato.
- Come un piatto che non sa di niente?
- No, come una carezza data da una che avresti voluto scopare.

Babilonia Teatri: The Best Of

Pubblicato: 20 ottobre 2010 in Teatro

Babilonia Teatri è

per un teatro pop
per un teatro rock
per un teatro punk

Io non so quante volte all’anno andiate a teatro e non so quale possa essere l’idea che vi siete fatti del teatro, non so se per voi teatro è costumi ottocenteschi, voci impostate, gesti enfatici, non so se è gente impellicciata in prima fila, fila di sedie vuote in platea riservate ai giornalisti che come al solito non sono venuti, giovani con i dreadlocks in galleria, sonno incontrastabile alla prima battuta, vicina di poltroncina molto più interessante di quanto avviene in scena, baby sitter costosa, parcheggio che non si trova, stizza nei confronti di chi vi ha portati, non so se è il senso di essere circondati da un diffuso snobbismo radicale o semplicemente, come per me, un’occasione in cui sentire amore puro ed incondizionato.

In ogni caso se c’è un gruppo oggi in Italia che sento “mio”, che è contemporaneo nei modi e nelle parole che è Twitter e carne sudata, che è punk ma ci offre un teatro che specchia in modo ironico ed agghiacciante l’assurda realtà in cui viviamo recuperando così una funzione classica della scena, se c’è un gruppo oggi in Italia che vale la pena seguire questo è Babilonia Teatri.

E se siete a Roma oggi e domani (20 e 21 ottobre 2010) alle 20.30 prendete il vostro motorino e andatevene alla Garbatella a vedere quello che di meraviglioso accade dentro al Palladium, fidatevi ciecamente di queste parole.

“The Best Of” è una compilation, sono parole loro, del lavoro degli ultimi tre anni. Poteva venir fuori una cagata ed io ero anche un po’ sul chi vive allarmato proprio dalla parola “compilation”. Ed invece la loro magia funziona perfettamente e “The Best Of” è un lavoro vivissimo e bellissimo.

(Io li amo, si è capito?)

Dave St-Pierre – La pornographie des âmes

Pubblicato: 21 febbraio 2010 in Teatro

Sono quindici, sono belli, sono canadesi, sono sei donne, sono danzatori, sono nove uomini, sono bravissimi, anche con le parole e sono belli. No, non è sangue, è sciroppo d’acero, sono canadesi e sì, lei fa parte del gruppo.

Il gioco all’apparenza molto semplice è quello di saltare dentro e fuori dalla catarsi, con un ritmo dettato dal togliere e rimettere i vestiti. Il gioco non è semplice, però, perché il corto circuito è costantemente in agguato dietro l’angolo. Prima del corpo obeso che resterà drammaticamente ancorato alle proprie dimensioni ignorando la leggerezza della donna che lo porta c’è la drammaticità del testo, e del corpo che si mostra nudo nel pieno della sua onestà.

Un lavoro che tocca il cuore, che scatena una profonda riflessione sulla natura dell’amore, sul sesso, sulla violenza, sulla morte. Un lavoro dai testi pieni e durissimi, con interpreti belli (l’avevo già detto?) e perfetti. Extraterresti che tentano goffamente di mascherarsi da umani senza riuscirci; la loro leggiadria e la loro bellezza (!) non lo consente.

Sono in quindici ma una danzatrice, Sarah Lefebvre, ha brillato per forza e presenza, un po’ Lisbeth Salander un po’ Eleonora Abbagnato. Insomma me ne sono innamorato, ed anche solo per vedere lei dovreste mollare tutto e correre all’Auditorium di Roma che tra circa un’ora comincia la loro ultima replica (al pensiero mi si spezza il cuore).

Update: ho trovato un video NSFW (oh, se è Kink.com è pornografia, questa è arte contemporanea e quindi si può) ben fatto, è un servizio di ARTE, dal quale si vede molto materiale che la compagnia poi non ha portato in queste due date romane; a Roma non c’era né la donna seduta con il microfono, né la scena con le parrucche bionde, né il duetto maschile né la liberazione dal bondage. Inoltre non si vede mai, purtroppo, Sarah (ormai la chiamo così, soprattutto in sogno).

Bisogna saper cogliere il sottotesto.
Il sottotesto è quella cosa per cui a teatro un’azione assume un contorno ed una profondità. Un bicchiere accostato alle labbra può diventare un progetto di omicidio, una dichiarazione d’amore, un addio,
Il sottotesto è così importante che ci sono forme di teatro che per esaltarlo rendono rarefatta la partitura fisica, come il teatro Nō giapponese.
Non è una disquisizione sull’arte per i dotti, non stiamo parlando necessariamente di citazioni per pochi, il sottotesto può anche essere semplice ed universale. Tanto che spesso è il luogo a suggerirlo. Se vi siete chiesti come mai così tanto teatro viene fatto in luoghi non convenzionali, magazzini, piazze, case private, sotterranei, carceri, cascine, beh una risposta può essere questa. Il luogo insinua un sottotesto. Un pinocchio in carcere è già diverso da un pinocchio in teatro. Il luogo insinua un sottotesto a tal punto che lo spazio teatrale puro è diventato difficilissimo da trattare e lo scenografo è diventato, se non lo è sempre stato, il mestiere più difficile del mondo.
Il sottotesto è importante anche nella danza, soprattutto forse. La danza contemporanea si situa sul traballante confine che separa l’ovvio dal completamente astratto, il suggerito dalla libera interpretazione.
I Momix a volte sono disgustosi, non c’è sottotesto. Entrano quattro danzatori vestiti da vespe e fanno le vespe. Se fanno bene le vespe sembrano vespe, se fanno male le vespe sembrano quattro pirla vestiti da vespe.
Più raramente sono meravigliosi, impossibile dire se per merito loro. Il punto più alto di Bothanica viene raggiunto in un assolo, una ballerina al centro della scena (si vede al minuto 5:13 del video di apertura) che gira e gira come un derviscio turbinante al suono del Gayatri Mantra (del quale ho pubblicato l’ultimo verso su Twitter due giorni fa a conferma delle mie doti precognitive, ma questo è un’altra storia). Il Gayatri Mantra, se non lo conoscete, è questo:

ed ha una storia bellissima. Ma il Gayatri Mantra per me e per molti di voi è di gran lunga più famoso, come ormai avrete tutti capito, sotto questa forma:

Per questo è importante saperli cogliere i sottotesti, anche involontari.

Trappola

Pubblicato: 13 dicembre 2009 in Teatro

I giovani attori, presi in trappola, credono che la vita quotidiana possa fornir loro tutto il necessario e si convincono di poter fondare la loro comprensione solo sulle loro esperienze personali.

Peter Brook – Dimenticare Shakespeare?

(Non vale mica solo per i giovani attori, non vale mica solo per i giovani e nemmeno solo per gli attori)

Jan Fabre, per dare un’idea

Pubblicato: 5 novembre 2009 in Teatro

Questo non è tratto da Orgy of Tolerance. Per fortuna (vostra) non mi occupo più di teatro.

Poor Yorick

Pubblicato: 21 settembre 2009 in Teatro
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Alas, poor Yorick! I knew him, Horatio, a fellow of infinite jest

Hamlet, V.i 169-170