Luca Coscioni, l’elettricità e la cattiveria di big G (e delle sue sorelle)

Pubblicato: 8 marzo 2007 in Memoria e oblio
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Sottotitolo: long tail tua sorella.
Sottosottotitolo: perché la Rete mi va stretta.
Stavo riascoltando un intervento pubblico, uno degli ultimi, di Luca Coscioni e mi sono sorpreso a pensare a quanto la sua voce non fosse mutata, a quanto resistesse bene allo scorrere del tempo. Non è stato un pensiero, è stato un lampo. Naturalmente quella NON ERA la sua voce ma era solo quello che usciva da un sintetizzatore, del cui funzionamento ho peraltro un’idea solo vaga. Però questo lampo nasconde una questione molto più ampia della quale mi sembra nessuno discuta in questi termini. Le cose che noi produciamo elettronicamente, perfino questo post, sono destinate ad una permanenza che mi permetterei di chiamare “innaturale”. Per qualcuno questa permanenza è mirata e voluta, perfino desiderata e desiderabile, per altri, per la stragrande maggioranza, semplicemente accade. Accade che tu pubblichi qualcosa e quel qualcosa non viene più cancellato, permane. Questo è naturalmente il senso del successo del concetto di meme, dell’affermarsi della teoria della long tail e di quant’altro. Eppure per quanto vi possa sembrare strano questa permanenza non è necessariamente una cosa buona ed anzi secondo me rappresenta una forte limitazione della libertà individuale (esiste forse per questioni analoghe anche la definizione di libertà collettiva). La libertà consiste nel poter decidere cosa permane e cosa non permane, nel poter decidere la morte anche delle cose che produciamo (oltre alla nostra, by the way). La loro perenne esistenza in vita all’interno di un hard disk di Google (o di qualunque sua sorella) le rende selvagge e incontrollate, le rende non più nostre, non più umane.
Cosa suggerisco? suggerisco di poter scegliere, di poter decidere. Ci sono cose che devono scadere e cose che possono sopravviverci, forse. Questo significa anche oscurare Google, creare strumenti di ricerca che siano transitori, che siano in accordo con i desideri di “scadenza”. Questo significa anche modificare il centro dell’attenzione dalla singola risorsa (che ad un certo punto potrebbe e dovrebbe sparire) ai collegamenti che questa risorsa ha generato, che potrebbero portare ad una nuova forma di permanenza “attiva”. Significa anche che decentralizzare la conoscenza diventerà obbligatorio per tutti coloro che, come me, tengono alla propria privacy, e che non vogliono avere l’assillo della permanenza in vita di oggetti la cui permanenza non ha più senso, se mai ne ha avuto.

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