Un farmacista su MezzoMondo

Pubblicato: 12 marzo 2007 in Bella Italia

Ecco qui:

Io sono un farmacista. Non sono ladro. Non sono antipatico. Non rubo. Non sono disonesto. Pago le tasse. Propongo al paziente sempre il prodotto su cui risparmiare, a parità di efficacia. Propongo il prodotto più adatto alle sue esigenze, anche se meno economico di un altro, ma che reputo migliore. Ho studiato una vita e continuo a farlo. Sono a disposizione di chi ha bisogno giorno e notte, GRATIS, senza che lo Stato molli un centesimo. Non ho mai ferie, sto più in farmacia che a casa. Potrei fare un elenco grande così di prodotti che sono più economici qui che al supermercato. Il supermercato, se cooperativa, ha una tassazione ridicola, evadendo imposte in modo legalizzato.
Per me il paziente è paziente, non consumatore. E se credo, non gli vendo nulla, se inutile o dannoso alla sua salute. Io ho una deontologia professionale. Non sono una mosca bianca, ci sono colleghi bravi e professionali e qualcuno meno, come in tutte le categorie. Io mi firmo, a differenza di chi spara cazzate senza conoscere le cose, per puro spirito di polemica, nascondendosi vigliaccamente nell’anonimato. Se poi v’interessa anche fare dell’informazione senza pregiudizi e non terrorismo e calunnia, io sono qua, come sempre.
Auguro a chi ha scritto quella bestialità di trovarsi nella necessità di reperire un farmaco urgentemente. Con le farmacie chiuse, mi farò delle grasse risate: busserà alla Coop?

Inizio rispondendo all’ultima domanda. Il delirio di onnipotenza dei farmacisti arriva a tal punto da non riuscire ad immaginare un mondo senza farmacie, eppure questo mondo esiste. In questo mondo ideale ci sono i drugstore esattamente come negli odiati USofA, le cui licenze però sono sottoposte a libero mercato e, magari, in cui i farmaci urgenti sono a disposizione gratuitamente 24 ore su 24.

Ora torniamo all’inizio. Vien facile scambiare una critica ad una categoria per una critica alle persone. Se dico che i geometri hanno rovinato l’Italia non sto parlando di un singolo geometra ma del fatto che la categoria dei geometri non avrebbe dovuto avere alcuna possibilità di costruire alcunché. Poi magari qualche geometra bravo a costruire c’è anche, anche qui il mercato andrebbe liberalizzato eccetera eccetera. Detto questo, caro mister Lazzeri, io assumo che tu sia proprietario di una farmacia e non uno che ci lavora. Se sei proprietario di una farmacia sei:
1) Poco credibile. Togli dalla vetrina tutti i giochi della Chicco, tutte le soluzioni esfolianti dimagranti rivitalizzanti energizzanti che fate passare per prodotti farmaceutici utilizzando in modo vergognoso l’autorevolezza che la vostra posizione vi offre, tutti i profumini e profumetti, rossettini ombretti fard che vendete dall’alto della vostra vita di studi. Trasforma la tua farmacia in una farmacia, dove ci sono solo medicinali e preparazioni galeniche fatte con le tue manine e poi torna qui a parlare di professionalità. Come dicevo nel post precedente, ho amici farmacisti e so benissimo qual’è il volume d’affari generato dagli articoli non farmaceutici. E sorvolerei su quello che succede con i farmaci veri e propri. Ah, e se tu non gli vendi nulla perché non credi, non ti preoccupare, al massimo a dieci minuti di macchina c’è un tuo collega che lo farà volentieri.
2) Poco lucido. Questo credo dipenda dal fatto che studi troppo, non fai ferie, stai su la notte a rispondere al telefono, sei sempre in farmacia, perdi tempo a rispondere a qualche blog. Quello che tu dici di fare è sacrosanto ed incontestabile, ma mi stavo chiedendo, chi è che spara cazzate nascondendosi vigliaccamente nell’anonimato? e la cosiddetta deontologia quand’è che si frantuma, subito prima o subito dopo le grasse risate? Poi, davvero, lo dico a te come a tutti i rappresentanti delle categorie professionali, smettetela con questa puttanata dello studio che giustifica privilegi economici e sociali immondi, sono argomenti da medioevo. Mi vorresti dire che grazie a cinque anni di università italiana sei stato investito da qualche potere paranormale (non è difficile crederlo, in effetti)? E com’è che poi alla fine la stragrande maggioranza dei laureati in farmacia va a fare altro, prova a spiegarci ben bene come sono i meccanismi di apertura e trasferimento delle farmacie in Italia. Mi stai dicendo che è un sistema giusto e libero? O forse tu hai studiato in modo diverso da loro? Non ti senti come un fraticello duecentesco arroccato nel suo monastero con l’illusione di possedere l’intera summa del sapere umano? beh, non la possiedi, ahinoi.

Sulla tua simpatia giudicheranno gli altri, da quello che dici si capisce una cosa, io e te non piangiamo nello stesso modo.

commenti
  1. Simo scrive:

    C’è un modo per appoggiare la tua candidatura al Senato senza sganciare una lira? Di soldi non ne ho (non faccio il farmacista), ma di appoggio ne ho da vendere.

  2. Flavio scrive:

    Piccola testimonianza personale. L’anno scorso in Scozia ho comprato una confezione aspirina al supermarket. Beh, è proprio uguale alla farmacia (tranne i prezzi, ovviamente), c’è uno spazio apposito con un farmacista dietro al banco ad assistere i clienti.

    Ogni allarmismo sulla presunta scomparsa dei farmacisti a seguito della liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco è disinformazione deliberata. Come notava Miki, qui il problema non sono i farmacisti, ma la casta ereditaria dei proprietari di farmacie in Italia.

    Ah, posso togliermi un sassolino dalla scarpa con l’amico farmacista? Per favore, basta con la litania dell'”ho studiato cose tanto difficili quindi merito di essere tanto ricco”: in questo blog di matematici e fisici teorici la difficoltà della laurea in farmacia non risulta convincente (si può sempre provare con altri argomenti).

  3. Simo scrive:

    Anche se devo ammettere, che non essendo laureato io avevo abboccato un po’. Solo le convincenti risposte di Miki mi hanno impedito di abboccare al tranello. E mi fa piacere pensare che anche noi periti elettronici potremmo, facendoci un po’ di culo, un giorno ambire ad essere non dico ricchi, ma perlomeno benestanti.

  4. R.Siniscalchi scrive:

    Vorrei rispondere brevemente a quel saccente che ha interloquito con il farmacista Lazzeri.

    Non ho molto tempo, e per quelli come te anche meno.
    A volerne disporre, sarebbe sprecato.

    Presumo, vista l’acredine che manifesti verso i laureati, che tu non lo sia.

    Mi piacerebbe solo essere presente quel momento in cui ti troverai (e prima o poi succede a tutti) a chiedere: …mi aiuti, dottore…

    E non ti avvelenare se a certe cose non ci arrivi.
    Puoi continuare a saltare e giurare che l’uva non è matura.
    Ci sarà sempre qualcuno che, avvallando la solita storiella dei privilegi medievali e dello “ius primae noctis” di casta, ti dirà che hai ragione.

    La differenza tra quelli come te e la gente comune non è nei mezzi ma nei principi.
    Gli uni si concentrano sul risultato, gli altri nella gara. Si tratta di scelte. Tutti ne hanno una.

    E, se pur dando il meglio di te, non riuscissi a raggiungere per incapacità i risultati ambiti, invoca che, in una eventuale prossima vita, sia più frequente l’uso del preservativo da parte dei tuoi.

  5. miki scrive:

    Sembra che di tempo tu ne abbia eccome, tre versioni del commento in tre ore, se vuoi una password per il blog scrivimi a m3zz0m0nd0@gmail.com.
    Quanta rabbia nei confronti di un fallito, di un incapace. Qui si parla di privilegi ingiusti, lo ricordo, e di sproporzione tra quello che si fa e quanto questo frutta. Che siano notai, farmacisti o calciatori (non laureati, di solito).
    Dai, fai un piccolo esercizio, mettiti davanti allo specchio. Prova a dire ad alta voce “la gente comune”, ripetilo, ripetilo ancora. Visto? sembra più vicina. Sembrano più vicine le violenze, sembrano più vicini i soprusi, le ingiustizie, i diritti negati. E i privilegi non ti sembra che si allontanino?
    La gente comune è gente come me, gente che ha perso. Gente che va difesa e non attaccata, come fai tu.

  6. AndyCapp scrive:

    Non mi è chiara una cosa…
    Ma dietro i bachi delle coop AFAIK ci sono laureti in farmacia siccome quelli dietro i banchi delle farmacie stesse…a loro non posso chiedere “mi aiuti dottore”?

  7. R.Siniscalchi scrive:

    Anni di preparazione, alimentazione controllata, allenamenti quotidiani, un allenatore personale sempre presente, uno staff tecnico d’eccezione, praticamente tutto. Non poteva non vincere.
    Era lì, a pochi metri dal traguardo ma con ancor meno millesimi di vantaggio sul suo inseguitore e, …. cade.
    Inciampa finendo rovinosamente al suolo.
    Rialzandosi, vede il suo avversario gioire per la vittoria conquistata.
    E cosa fa? Zoppica.
    Zoppica vistosamente, il volto contorto nel dolore.
    Ma il dolore più forte non è alla caviglia. Altre volte gli era capitato di incappare in una storta. Il dolore maggiore è la consapevolezza negata di essersi arreso. Di aver coscientemente subito la sconfitta, ricercandola con quella caduta, pur di poterla giustificare.
    Poteva quasi udire lo speaker, mentre commentava lo sfortunato evento occorsogli.
    ……..

    Egregio sig. Miki, quel centometrista non è stato battuto, ha perso da sé. Aveva già perso ai blocchi di partenza. Credo che Lei sia abbastanza intelligente da capire cosa voglio esprimere.

    Vi sono individui che hanno tutte le potenzialità per primeggiare, ma non hanno il carattere per riuscirvi. Così come esistono i figli di papà, normodotati (o subnormali), che acquisiscono posti di potere economico e divorano patrimoni immensi.
    La lista la potrei allungare all’infinito. Ma non sono questi “la gente comune” a cui mi riferisco.

    I comuni mortali che stimo son coloro che fanno il proprio dovere e amano farlo. Sono quelli che provano soddisfazione nelle proprie oneste azioni, indipendentemente dal mero tornaconto economico, piccolo o grande che sia. E mi permetta, non sta a lei, ne a me, quantificare se proporzionato o meno al lavoro svolto.
    Daltronde, il liberismo e la concorrenza a cui lei si appellava consiste in questo: se ti conviene è bene, altrimenti rivolgiti altrove. L’importante, aggiungo, è che ci sia, sempre, un “altrove” a cui fare riferimento!

    Un giorno di una decina di anni fa’, chiacchierando con il padre di un caro amico, citai la frase di un miliardario americano che nella sua biografia, forse a parziale giustificazione delle proprie ricchezze, asserì: “… se ipoteticamente si potessero dividere, equamente, a mezzogiorno di oggi tutte le ricchezze del pianeta, alle 12 e un minuto vi sarebbe già chi è più ricco e chi più povero”.

    Il mio interlocutore, politicamente schierato nell’estrema sinistra, mi rispose: “… in un sistema capitalistico certamente si!”.

    Sto ancora riflettendo, pensando a quell’episodio, se esista un sistema di governo che possa impedire questo. Se utopicamente sia possibile creare un mondo senza ingiustizie, discriminazioni, lotte di classe, soprusi.
    Lei ne è capace? Conosce la ricetta?

    Tornando al motivo della nostra, per così dire, conoscenza (il farmacista Lazzeri).
    Ritengo vada fatta una discriminazione.

    Giustamente non tutti i lavoratori sono uguali sotto il profilo retributivo (a seconda delle mansioni e dalle responsabilità), ma tutti devono avere pari dignità nella gerarchia sociale.
    Ma lei pone un’altra questione. Parla di privilegi. Di categorie privilegiate.

    Ma cos’è un privilegio? La parola deriva da privus e lex, cioè legge per il singolo; per estensione, legge per una categoria.
    Ad esempio è un privilegio la legge Valpreda (1973), che pose un limite alla carcerazione in attesa di giudizio, ma originò da una condizione individuale. Essa, come altre simili, è stata accettata come giusta, è però un privilegio.
    In molti casi, invece, leggi che dichiarano di portare beneficio alla collettività nascondono il privilegio in esse. Il privilegio, dunque, non nasce con una connotazione negativa. La acquisisce quando vi è contraddizione tra l’intento del legislatore e l’enunciato scritto della legge, che di tale intento dovrebbe dare testimonianza.

    E ora che le ho chiarito cosa è un privilegio, chiarisca a tutti noi se in una società liberista (come anche quella americana che ha citato) il “privilegio” nella limitazione e del controllo all’accesso a certe professioni (lo è la laurea, o l’istituto della pianta organica per le farmacie) sarebbe a tutela del singolo o della collettività.

    Cordialità.

    P.S.: il mio tempo dedicato a risponderle, mi creda, è un furto perpetrato verso il mio lavoro, i miei cari e il giusto riposo. Mi confronterò ancora solo se sarà in grado di stimolarmi con più ghiotte opportunità, piuttosto che con il puerile giochino dello specchio.

  8. Simo scrive:

    Fatico a comprendere come mai queste persone siano così refrattarie alla concorrenza. Se sei laureato, e bravo, e sai fare il tuo lavoro di cosa dovresti essere spaventato? Che ce ne sia uno più bravo? Ma è così che dovrebbe andare.

    Per citare la sua storiellina dell’atleta: si rende conto che come sta ora Lei ai blocchi di partenza non ci vuole nemmeno andare? Altro che “anni di preparazione, alimentazione controllata, allenamenti quotidiani, un allenatore personale sempre presente, uno staff tecnico d’eccezione…”.

    Sia chiaro: questo è un mio punto di vista. Poi se preferisce darmi dello zotico cafone perché non mi sono laureato è libero di farlo, ma non mi venga poi a dire che non capisco il discorso del perchè Lei debba essere privilegiato nei miei confronti.

  9. Flavio scrive:

    Tempo fa qualcuno ha detto che l’Italia è un paese in cui ogni discussione pubblica, anche su temi assolutamente pratici, nel giro di dieci minuti diventa una discussione metafisica in cui i termini del problema si perdono irrimediabilmente.

  10. C.Lazzeri scrive:

    Parlare con un muro anonimo non serve ed è tempo sprecato. Fortunatamente la percezione che la gente ha (e che mi testimonia tutti i giorni) della farmacia e del farmacista è ben diversa dal puro astio e pregiudizio che Lei manifesta. Se è una mossa politica, Le faccio notare che è tardi. Se è ignoranza, Le potrei consigliare di informarsi. Se è astio, probabilmente dipende dal latte scaduto di una mucca pazza allevata a Seveso, per cui poco posso fare. Manipolare l’opinione pubblica, caro Lei, è una cosa gravissima, ma in Italia tutto è permesso. Non La tedierò oltre. Si ricordi, però, che i mali dell’Italia non sono le farmacie ed i professionisti che vi lavorano: vi sono ben altre categorie che godono di privilegi ed impunità a cui volgere lo sguardo…Sempre che che la tessera politica e le strumentalizzazioni non Le offuschino la vista…e la mente, per quel che ne resta. la storiella degli USA è grottesca. Si informi, prima di sbandierare le qualità di un Servizio Sanitario fra i peggiori al mondo, dove intossicazioni e morti da uso sconsiderato di farmaci sono al primo posto. E NON le auguro di sentirsi male lì…Se non ha la carta di credito o un’assicurazione privata La lascerebbero morire al pronto soccorso. Lo sapeva, caro Niki l’anonimo?

  11. Simo scrive:

    Anonimo?
    Manipolatore dell’opinione pubblica?
    Tessera politica?

    E’ sicuro di aver risposto al blog giusto, al post giusto e alla persona giusta?

  12. Flavio scrive:

    Continuo a non capire.

    La domanda, che oso porre ai cortesi farmacisti intervenuti, e spero di non irritarli troppo, visti i toni, è estremamente semplice: quali svantaggi, secondo voi, patiranno in concreto i consumatori italiani quando i farmaci saranno venduti da farmacisti laureati entro strutture commerciali diverse dalle farmacie e sottoposte alle regole del libero mercato?

    Se avete una risposta, leggerla sarà nell’interesse di chiunque voglia informarsi onestamente, anche per capire le vostre ragioni. Ma per questo ci serve una risposta onesta, cosa che nei vostri verbosi interventi, costellati di metafore, insulti, illazioni politiche e monologhi sui massimi sistemi, io non ho ancora trovato.

  13. R.Siniscalchi scrive:

    Flavio ha scritto:

    … quali svantaggi, secondo voi, patiranno in concreto i consumatori italiani quando i farmaci saranno venduti da farmacisti laureati entro strutture commerciali diverse dalle farmacie e sottoposte alle regole del libero mercato?
    **************************************

    Allora Flavio, se hai proprio voglia di conoscere la verità, non la verità dei farmacisti o degli altri attori di quel palcoscenico che è la sanità italiana (oserei dire globale), in cui si replicano tragedie, commedie e veri drammi, e se la domanda non è retorica, mi trovi disposto ad esaudire la tua richiesta.

    Ma a quel punto avrai bisogno di un “vero amico” farmacista e di “vero medico” di fiducia per poter continuare a pensare di essere curato, seguito e consigliato al meglio, in quanto perderesti completamente la capacità di valutare obiettivamente il sanitario che ti sta di fronte e rischieresti di non fidarti (e affidarti) più a nessuno.
    Avrai capito, da ciò, che anche io faccio parte del gioco e di quel meccanismo rotto che è la sanità italiana.
    Avrai anche compreso che “non sono dolce di sale”, come suol dirsi dalle mie parti.

    Non so esattamente in che blog sono capitato nel mio girovagare notturno, ma essere stimolato in discussioni pertinenti e non faziose mi attrae.

    Apprezzo il tono educato, e spero non ironico, con cui hai posto le tue domande e pertanto mi scuso dei miei toni. Gli stessi, di fronte al veleno gratuito di Miki, non mi appaiono poi tanto gravi.

    Se questo blog è una pura palestra di opinioni, fai un cenno e, compatibilmente con il mio lavoro, proverò a intervenire, ovviamente col Vostro permesso e se la cosa Vi interessa.

    R.S.

  14. miki scrive:

    Mettiamo in chiaro un po’ di cose, prima.
    Uno, in questo blog di puro non c’è niente. Tanto per fugare ogni eventuale dubbio, niente di niente. Tra le cose meno pure che ci sono c’è l’insignificante dettaglio che chiunque ci passi possa lasciar giù i suoi pensieri, di qualunque livello essi siano, e quelle duemila persone a settimana ci passano, in un modo o nell’altro. Grazie Miki, prego ragazzi.
    Due, che il mio sia veleno e non oggettività e soprattutto che questo veleno sia gratuito è tutto da dimostrare.
    Tre, vieni qui a dire contemporaneamente che il mio è veleno E (nel senso di AND) che tutto il mondo medico-farmaceutico è marcio. Il valore di verità delle tue affermazioni è difficile da comprendere. Se l’argomento deve essere è tutto una truffa, il circuito compagnia farmaceutica – ministero – università – ospedale – primario – farmacia – medico di base è un’enorme e nemmeno troppo ben celata truffa beh, le mie proposte, proposte capisci? le mie proposte vanno proprio nella direzione dello spezzare questa catena.
    1) Abolizione degli ordini professionali.
    2) Liberalizzazione del mercato dei farmaci di base. Con liberalizzazione intendo anche liberalizzazione della produzione.
    3) In questo caso questo significa fine delle farmacie così come le conosciamo oggi e dei farmacisti così come li conosciamo oggi, bene.
    4) Poi ci sono i ministeri, le università, le nomine e varie altre questioni che sono state già affrontate in altri post o che un giorno lo saranno, forse, se ne avrò voglia.
    Dicesi blog una finestra che in alto a destra (ne sono certo) ha una piccola X in campo rosso che puoi cliccare se non ti va quello che leggi. Tra l’altro, ti sembrerà incredibile, al giorno d’oggi non costa niente aprirne uno, e se proprio hai opinioni così importanti da comunicare, ed il tempo per farlo, presto! in cinque minuti sei online ed un link da MezzoMondo è sicuro.
    Scusa Flavio se fermo il tuo cenno, compatibilmente con la stima che ho per te. Tutti vogliamo sapere la verità, è tutta la vita che vogliamo sapere la verità, ti scongiuriamo tutti, dicci la verità, tutta la verità nient’altro che la verità.

    Ah, volevo scambiare un link, chissà che qualche membro dell’organizzazione non profit e di volontariato che sta alle mie spalle che, ricordo, persegue tornaconti economici alla stessa stregua delle società di capitale, qualche membro che naturalmente deve essere sinistroide e malfamato, non dia un contributo determinante all’interessantissima discussione:
    http://www.puntoeffe.it/forum/viewtopic.php?t=544

  15. R.Siniscalchi scrive:

    Per Miki.

    Apprezzo il fatto che sai rovistare in internet, ma trovare i miei post non è difficile.
    Cosa è che ti rode?
    Perdere l’audience.
    Lascia che sia chi legge a scegliere cosa leggere e quali verità.
    Non essere così geloso e accetta l’amara ironia di cui ti nutri.

    Visto che professi tanto la leale competizione (anche verbale), puoi anche intervenire su puntoeffe; accomodati.
    Avrai uno spaccato del mondo farmaceutico, forse per chi non è del settore, noioso, ma interessante.

    Se invece il tuo fine è solo quello di confondere e “far casino”: unicuique loca sua.

    R.S.

  16. Flavio scrive:

    Per R.Siniscalchi.

    Dopo la tua mancata risposta (mi chiedi un cenno? ma cosa significa, io ti ho fatto una domanda precisa, perché non rispondi e basta?) e il tuo ennesimo intervento polemico contro tutto e tutti, mi sono dato pena di seguire il link a puntoeffe segnalato da Miki. Mi aspettavo di trovare dotte opinioni, professionisti pacati e austeri. Per usare le tue stesse parole, un blog forse “noioso, ma interessante”.

    Invece mi ha molto divertito constatare che in casa vostra usate esattamente gli stessi toni grossolani e gli stessi argomenti superficiali che avete fornito a prezioso contributo di questa discussione. Riporto testualmente alcune perle riferite a questo blog e alle persone che lo popolano:

    – “blog sinistroidi e malfamati”
    – “Non ne conosco uno che, odiando chi è benestante, non ambisca a divenirlo”
    – “gente […] accecata dall’invidia”
    – “A cercar di ragionare con certi soggetti […] c’è da finire al manicomio”

    Complimenti, questo sì che si chiama essere dalla parte dei consumatori. Che poi siamo noi. Che poi siamo quelli che vi pagano il famoso Labello rosa al doppio del prezzo di mercato. Perché, ragazzi, non era di questo che stavamo parlando?

    A questo ti prego di risparmiarti qualunque risposta, perché se finissi al manicomio per colpa mia non potrei mai perdonarmelo.

  17. Simo scrive:

    Gentilmente, mi unisco alla richiesta di Flavio: possiamo leggere questa benedetta risposta?

  18. R.Siniscalchi scrive:

    Per Flavio

    Leggi gli altri miei post (tutti no, sarebbe eccessivo); non fermarti all’aperitivo o all’amaro per giudicare.
    Tieni presente che anche all’interno di categorie professionali gli uomini restano uomini, ognuno con le sue diversità e i propri problemi.
    E anche su quel forum, come in ogni forum o blog, possono introdursi individui degni di stima o da ignorare.

    Io non so tu che lavoro svolgi.
    Da come scrivi hai sicuramente una buona preparazione scolastica, credo universitaria.
    Se poi sei un autodidatta, tanto meglio.
    Tuttavia penso che essere giudicato, da chiunque si affacci alla porta fermandosi sulla soglia, nonostante abbia ricevuto un invito ad entrare, non piacerebbe a nessuno.

    Hai preso tre pezzi di un post che ti avevo già descritto come ironico, più che altro uno sfottò cameratesco verso Lazzeri.
    Una frase sicuramente è di Tesauria, che farmacista non è.
    E in certi momenti, per le sue esternazioni, anche con lei non sono stato molto, come dire, gentile.

    Per quanto concerne le organizzazioni non profit, ti invito a leggere un libro di Paola Tubaro “Critica della ragion non profit”.

    Stammi bene.

    R.S.

    http://www.puntoeffe.it/forum/viewtopic.php?p=1928&highlight=#1928

    http://www.puntoeffe.it/forum/viewtopic.php?p=1915&highlight=#1915

    http://www.puntoeffe.it/forum/viewtopic.php?p=1897&highlight=#1897

    http://www.puntoeffe.it/forum/viewtopic.php?t=184

  19. Simo scrive:

    Si metta a verbale che il Siniscalchi si rifiuta di rispondere.

  20. R.Siniscalchi scrive:

    Mettetevi daccordo, Flavio scrive “… ti prego di risparmiarti qualunque risposta …”.

    Tu vuoi risposte.

    Se ti interessa veramente sapere cosa penso di alcuni argomenti, ad es. il fatto che oggi il farmacista non è più un preparatore, vai sui miei post.

    I link li hai lì.
    O fai domande precise.

    R.S.

  21. Flavio scrive:

    Per R.Siniscalchi.

    OK, c’è stata un po’ di confusione. A questo punto mi è tornata la curiosità, e penso anche a Simo.

    La domanda era, in effetti, abbastanza precisa: quali svantaggi patiranno in concreto i consumatori italiani quando i farmaci saranno venduti da farmacisti laureati entro strutture commerciali diverse dalle farmacie e sottoposte alle regole del libero mercato?

    Per prevenire ulteriori valanghe di polemiche, sarebbero gradite sintesi, concretezza e assenza di speculazioni socio-politico-filosofiche.

    PS: visto che lo chiedi, sono laureato in fisica e lavoro come program manager per una multinazionale dell’industria spaziale.

  22. Simo scrive:

    R.Siniscalchi: per ora non ho interesse nella sua visione del mondo della farmaceutica in generale, ma potrei iniziare ad averne se, come ottimamente sintetizzato da Flavio, rispondesse alla precisa domanda da lui fatta. Evito di riproporla perchè sta solo un commento sopra questo.

    Credo che la risposta a quella domanda potrebbe farci uscire da questo circolo vizioso.

    Grazie

  23. R.Siniscalchi scrive:

    Per Flavio.

    Bene, ho piacere che la discussione stia tornando su un piano civile.
    Ammetto le mie responsabilità nell’aver provocato, in casa d’altri, la genesi di inutili polemiche.

    Purtroppo sono mesi che, nonostante mi prodighi nel lavoro oltre quello che è il mio dovere, noto un astio contro la categoria, giustificato da comportamenti malevoli di pochi, ricadere sui più.

    Dammi un po’ di tempo e, durante i miei turni notturni, ti sintetizzerò quello che chiedi.
    Non potrò essere esaustivo su tutto, ma sappi, visto che lavori per una multinazionale e sei stato in paesi anglosassoni, che tutto, a mio modesto parere, comincia da lì.
    Dalle multinazionali.

    Ultima cosa, hai usato la parola mercato. Il mercato credo non esista e non ha regole a cui è possibile assoggettarlo. E’ come l’acqua, per usare una definizione di Camilleri. Prende la forma del contenitore.
    Ma questo, anche se connesso alla risposta che chiedi, è un altro discorso.

    A presto, R.S.

  24. miki scrive:

    Per Alberto: se mi stai chiedendo perché qui tutti parlano uno ad uno anche se non siamo in un forum non saprei.
    Per tutti gli altri: grazie ancora.

  25. Flavio scrive:

    Mattino del giorno dopo.

    Aspettando questa fantomatica risposta, non posso fare a meno di notare che, che come punto di partenza, l’ultima affermazione di Siniscalchi, “il mercato non esiste”, non è molto promettente.

    Sempre più spesso mi capitano persone che non riescono a resistere alla tentazione di ridefinire a proprio uso e consumo le parole del vocabolario.

    Wikipedia: “il mercato è l’insieme della domanda e dell’offerta, cioè dei venditori e degli acquirenti”.

    Beh, è un po’ difficile negare l’esistenza del mercato, e nello specifico, del mercato farmaceutico. Non so dove Siniscalchi voglia arrivare (ce lo spieghi pure), ma in questa premessa vedo l’ennesima deriva filosofica che non ci porta da nessuna parte.

    Siniscalchi, tu ed io siamo uomini di scienza, o perlomeno di formazione scientifica. Cerchiamo di rimanere sul terreno della concretezza, grazie.

  26. Simo scrive:

    Eppure non dovrebbe essere complicato spiegare in parole semplici il perchè assoggettare al libero mercato e alla concorrenza le farmacie dovrebbe essere controproducente per i farmacisti. Noi gente semplice, che disponiamo SOLO di un diploma, siamo quelli che poi leggono i giornali e ascoltano i telegiornali.
    Una spiegazione semplice forse aiuterebbe gli ignoranti come me a capire che la (chiamiamola) rigidità dei farmacisti non è solo una lotta di casta per la difesa di alcuni privilegi (di origine divina, suppongo), ma ha motivi più validi.
    Basterebbero circa dieci righe, che iniziassero con “noi siamo contrari perchè…”, descritte senza fronzoli e senza traccheggi. Come ai vecchi tempi delle elementari, dove tutti eravamo uguali.
    Tranne quelli che hanno fatto le scuole private, ovviamente. Loro erano più uguali di noi.

  27. R.Siniscalchi scrive:

    Quanta impazienza! O forse curiosità?
    Impaziente curiosità, è più pertinente?
    Spero finalizzata a chiudere un discorso intrapreso, e magari per incominciarne altri. Anche se, la risposta attesa, ho il sospetto sia una specie di esame.

    A parziale giustificazione, rendo noto che, con due collaboratori a un corso di aggiornamento (preciso offerto da me) e alcune preparazioni galeniche da eseguire (semplici diluizioni millesimali di capsule anti-ipertensive per neonati down), non ero in condizioni di potermi dedicare ad altro.
    …….

    Entriamo nel merito.
    Flavio ha chiesto: “… quali svantaggi patiranno in concreto i consumatori italiani quando i farmaci saranno venduti da farmacisti laureati entro strutture commerciali diverse dalle farmacie e sottoposte alle regole del libero mercato?”.

    Apparentemente la risposta è : nessuno svantaggio.

    Che c’è? Stupiti?
    E’ la verità, perché non dirla.

    La stessa domanda è stata posta da un marketing manager, ex collaboratore della Novartis, sul forum di puntoeffe.
    Anche la sua risposta è stata che l’attuale differenza, oggi, è solo nella impossibilità per le para-farmacie di dispensare farmaci etici (fascia C o per conto del SSN) e allestire preparazioni galeniche.
    Questa è la percezione che tutti hanno dell’istituto farmacia, quella che trasmette al cittadino e, soprattutto, ciò che comunicano i media. Un semplice distributore di mercanzie, alcune pertinenti la sfera salutistica, altre meno. Utile, non indispensabile, e sostituibile.
    Tanté che, con fondi CEE, Pininfarina ha creato “Pharmaclik”, un distributore automatico in collegamento video terminale con un farmacista remoto, utilizzabile mediante carta di credito, dotato di lettore scanner per ricette.

    Questo è quanto.

    Io però ho qualcosa da aggiungere. Ritengo che la prospettiva scavalcherà velocemente la retrospettiva.
    Puntualizzo che la mia esposizione non è finalizzata a plagiare nessuno (ammesso che qui sia possibile) né desidero pacche sulle spalle, se l’analisi viene condivisa. E tollerate, possibilmente, la mancata sintesi richiesta.

    Prendiamo tre farmacisti, l’uno titolare, l’altro dipendente in una struttura commerciale, l’ultimo proprietario di una para-farmacia. Tutti professionalmente svolgono pressoché le stesse mansioni, ma non hanno uguali responsabilità.
    Il titolare teso a non vedersi ridurre il valore degli investimenti profusi nella propria attività.
    Il farmacista della para-farmacia con l’aspirazione a tramutare la sua azienda in una farmacia. E se così avvenisse, non differirebbe dal già titolare.
    Il farmacista dipendente del centro commerciale (o catena di farmacie o para-farmacie che dir si voglia), che interloquisce con il suo diretto superiore, non farmacista ma direttore marketing.
    Lasciamoli per il momento lì; sospesi. In stand-by.

    Cosa avviene prima? O meglio, cosa è avvenuto?

    Oltre quaranta anni fa iniziò il passaggio dalla galenica all’etico, l’accorpamento delle varie mutue nell’attuale SSN e, quel che interessa il discorso, il fiorire di tanti piccoli distributori intermedi (i cosiddetti grossisti). Molti di questi avevano, e hanno, una partecipazione azionaria di farmacisti titolari. Piccole quote, quindi un azionariato polverizzato.

    Un bel giorno si presenta un tale (non necessariamente un prestanome) che, con un investimento pressoché modesto rispetto al capitale sociale, acquisisce la maggioranza relativa e il controllo del distributore s.r.l. (molti avevano tale struttura societaria). Poi fa confluire la propria quota di controllo, insieme alle altre di altri magazzini, in una S.p.A. di cui è l’azionista di maggioranza assoluta. Fin qui tutto legale.
    La S.p.A., quindi, controlla tutti quei grossisti tramite quote di maggioranza relativa. Fornisce a quest’ultimi beni e servizi al prezzo che più gli confà, succhiandone gli utili e caricandoli delle perdite. Esse saranno poi accollate principalmente ai soci minoritari.
    (Per quel che concerne le cooperative di grossisti, stanno progressivamente dando in comodato o cedendo la loro logistica alle S.p.A., per non fallire). Di queste S.p.A. ce ne sono almeno due in Italia.

    La S.p.A., non soddisfatta dei confini nazionali, crea joint-venture, apre filiali estere e diviene una multinazionale . E’ così più semplice, per essa, spostare gli utili in nazioni con livelli di tassazione più leggeri, o inesistenti.
    Vi viene in mente qualche staterello a tal proposito?

    A questo punto serve l’ultimo tassello e il mosaico è pronto.
    Alla S.p.A., che già ha acquisito il controllo della distribuzione intermedia, necessita il terminale al dettaglio: le farmacie.
    Ma la legislazione italiana, diversamente a quel che accade in altre nazioni, principalmente nei paesi anglosassoni, prevede che la proprietà della farmacia sia unica e personale del titolare (persona fisica e non giuridica).

    Era quindi necessario il progressivo superamento della centralità della farmacia nella distribuzione dei farmaci al dettaglio, in un Paese come l’Italia, dove, al contrario del resto d’Europa, le farmacie sono in maggioranza private.
    Ed è proprio quanto oggi accade con il varo del decreto Bersani.

    Sul perché la farmacie, in Italia, siano private è storia conosciuta agli addetti del settore.
    Chi volesse approfondire la cosa può leggere l’articolo a firma del dr. E. Garrisi dal titolo “I moti farmaceutici” apparso su puntoeffe n.03/07 e n.04/07 ( vedi archivio PF http://www.puntoeffe.it/ ).

    Le conseguenze delle fantomatiche liberizzazioni quindi condurranno a:
    catene di farmacie in mano a grossi gruppi distributivi (in Inghilterra è gia così),
    al tramutare i farmacisti privati in collaboratori affiliati delle stesse (per lavorare sei costretto a prendere da esse le merci se non fai un fatturato sufficiente a rifornirti direttamente dall’industria). E in certi casi l’industria si allea con la multinazionale, vedi il caso Alliance Unichem-Boots con Pfizer in Inghilterra (e di cui si sta occupando l’Office of Fair Trading (OFT), l’analogo britannico del nostro Antitrust).
    a mantenere sull’orlo del fallimento le piccole farmacie e para-farmacie.
    Quindi il controllo totale e l’abbattimento di quel pluralismo distributivo che oggi conosciamo.

    Adesso rimettiamo in gioco i nostri tre farmacisti, diversi solo per “l’habitat” professionale in cui interagiscono con il cittadino.

    – Il titolare capace cercherà di svincolarsi da pure logiche commerciali, abbasserà i prezzi per quel che potrà, tenendo presenti gli studi fiscali di settore che gli impongono un ricarico minimo per evitare sanzioni. Avrà tuttavia meno risorse da investire nella propria azienda e, se di buon senso, opterà per migliorare il laboratorio, l’arredo e “gli strumenti del mestiere”, invece che cambiar auto.
    – Il farmacista della para-farmacia, se indipendente, continuerà a galleggiare sul margine del fallimento; se in franchising con i medesimi gruppi distributivi di cui sopra, sarà dipendente in casa sua.
    Per il collaboratore del centro commerciale, tra esserlo in una farmacia piuttosto che in un iper-coop, cambia il tipo di contratto, il punteggio acquisito ai fini della carriera concorsuale e il datore di lavoro con cui relazionerà.

    E per il cittadino?

    Per il cittadino vi sarà, all’inizio, solo un apparente maggiore pluralità di esercizi al dettaglio, una modica diminuzione dei pezzi, una maggior pressione agli acquisti.
    Successivamente, una diminuzione degli esercizi privati a vantaggio delle catene commerciali (minor pluralismo) o, nei piccoli centri, addirittura la scomparsa degli armadi farmaceutici e delle piccole farmacie, diminuzione dei servizi, spersonalizzazione del rapporto fiduciario con il paziente-cliente, minor scelta di prodotti e aumento dei prezzi (vedi quel che è accaduto nel settore assicurativo, bancario e dei servizi essenziali).
    In ultima analisi, a un monopolio pluralistico si sostituirà un oligopolio concentrato.

    Credo, a questo punto, di aver esaurito la vostra pazienza.
    Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di scrivere sul Vostro Blog.
    Mi scuso, personalmente con Miki, per aver usato frasi offensive (e lo scrivo sinceramente).
    …….

    Oggi, da più parti, mi sento ripetere : lottare, o perdere e morire.
    Io leggo: lottare e perdere, o morire.
    In entrambi i casi se ne esce sconfitti.

    Tuttavia, Flavio, io ai blocchi di partenza ci sono. Non mi tiro indietro.

    R.S.

  28. C.Lazzeri scrive:

    Credo che Miki e i suoi dovranno prendersi le ferie: 2 farmacisti skassakz nel loro forum…
    Il collega è più ferrato di me, ma provo a spiegarvi qualcosa, sempre che ne abbiate voglia. Il problema delle liberalizzazioni e del libero mercato è un falso problema. Almeno per ciò che attiene la nostra professione. In realtà ciò che interessava alla classe politica e alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata, vedi Coop o altri soggetti) era l’uscita del farmaco e del farmacista, in modo da poter mettere le mani su un bene (per loro merce) che faceva gola da tempo. E di tempo non ce n’è voluto molto. I farmaci costano in Italia meno che in Europa, solo Spagna e Francia stanno leggermente sotto, causa minore IVA. Il problema del prezzo dell’OTC (farmaco da banco) è quindi solo un pretesto, ben reclamizzato dai media, per giustificarne l’uscita a favore, guarda caso, di soggetti bisognosi, come la Coop. Se l’avessero detto subito, sarebbero stati più corretti: invece abbiamo dovuto subire campagne mortificanti contro, per renderci agli occhi della gente i responsabili del prezzo alto (che alto non è). Il prezzo era stabilito arbitrariamente dall’industria, per gli OTC, per gli altri farmaci esiste invece una commissione che stabilisce i prezzi di rimborso ASL (in pratica le medicine che non pagate, quelle sotto ricetta). Fino al DL Storace, lo sconto era proibito, stante il fatto che una farmacia che l’avesse attuato sarebbe stata perseguita per concorrenza sleale. La pianta organica, ovvero l’equa distribuzione di farmacie sul territorio, doveva assicurare il servizio in modo capillare, ovunque, senza distinzioni fra cittadini. Ora succederà che i fortunati che abitano nei pressi di grossi centri si troveranno con tantissime alternative e concorrenza spietata, mentre chi abita in zone poco popolose, dove la Coop, o chi per essa, non metterà mai radici, non guadagnandoci, correrà il rischio di perdere la farmacia sotto casa, unico presidio presente che, con la deregolamentazione selvaggia di orari e prezzi, rischia di soccombere, dato che spesso il titolare è solo e non può né adeguare gli orari, né fare grandi scorte di medicinali, avendo scarso giro di affari.
    In pratica avverrà ciò che la GDO fa da sempre: discrimina i soci o clienti in appetibili o meno, in base alla loro ubicazione. E quando si parla di salute, cari ragazzi, la Costituzione sancisce all’art. 32 che deve essere un diritto di tutti.
    Se poi pensiamo che la spesa pro capite di OTC all’anno non supera i 38 euro (circa 3-7 euro di risparmio, cuccagna!), mentre le terapie croniche costano da 200 a 400 euro l’anno, se a pagamento e per ogni patologia, dovreste capire bene che la concorrenza sugli OTC è un falso problema, solo un’opportunità per i soliti squali che vogliono anche la benzina. Anche qui, i 3 o 4 centesimi di guadagno del benzinaio non credo incidano molto sul totale e il mercato era già stato liberalizzato. I prezzi sono scesi? Accise+IVA costituiscono il 70% del prezzo…e i benzinai quello vendono, la benzina…o sarà il gasolio ad ingolosire la GDO? E la Coop gode di vantaggi fiscali che, di fatto, si configurano come aiuti statali ed imposte evase, impedendo una libera concorrenza ad armi pari. Pensateci su.

  29. R.Siniscalchi scrive:

    Lazzeri, essere rompiscatole, a volte, non è un pregio.

    Lascia decidere a chi legge se si è “ferrati” o no.

    Sicuramente loro potranno intervenire in una tua o mia discussione, non troppo specificamente, ma prova tu a fare lo stesso dissertando del liguaggio Cobol o Pascal, o di unix anzichè linux.

    R.S.

  30. Flavio scrive:

    Vi ringrazio entrambi per le vostre risposte. Sicuramente ci avete dato del materiale su cui riflettere (il perché abbiate cambiato tono solo ora resta un mistero).

    Da consumatore che vede il problema dal suo lato, non sono in grado di esibire dati e analisi e mi limiterò a due semplici osservazioni.

    Siniscalchi paventa l’avvento della grande distribuzione e la fine di quella piccola. Benvenuto nel ventunesimo secolo. Questo processo è in corso in tutto il mondo e in tutti i settori, compreso il mio (undici anni fa fui assunto da una SpA di 20 dipendenti, non ho mai cambiato, ma ora a seguito di svariate fusioni siamo parte di una multinazionale da 50.000 dipendenti). Certamente è uno svantaggio per i piccoli imprenditori che si vedranno ridurre il giro di affari (ridurre, non azzerare, dato che malgrado i supermarket, mi pare che ortolani, macellai, salumieri, cartolai, edicole lavorino ancora). Non dico che sia necessariamente un bene per i consumatori, ci saranno i dovuti distinguo. Ma di certo io la frutta, la verdura, la carne e i salumi li pago meno al supermarket che nei negozi, e questo mi basta.

    Lazzeri sostiene, dati alla mano, che in Italia il prezzo dei farmaci è basso. Non ho titolo per contestare i suoi dati, tuttavia conosco di persona gente che da Milano va a comperare regolarmente i farmaci in Svizzera, e pare sia un fenomeno in espansione, tempo fa ne parlarono anche i telegiornali. A mia volta, ho vissuto per qualche anno all’estero, e i farmaci da banco li pagavo meno che in Italia. Per me questi sono i fatti. Come questi fatti rientrino nei vostri dati, non sta a me spiegarlo.

    Apprezzo comunque il nuovo binario su cui sta marciando la discussione.

  31. Simo scrive:

    Grazie per le vostre risposte. Perlomeno adesso ho un punto di vista diverso dal mio dal quale poter valutare questo fatto.
    Anche io devo dire però che, pur comprendendo le vostre ragioni, da consumatore anche se si trattasse solo di un risparmio di 4-5€ in meno l’anno, se il medicinale da banco venisse venduto al supermercato a prezzo ridotto, io lo comprerei lì.

  32. R.Siniscalchi scrive:

    La perplessità di Flavio, a riguardo del fatto che io e Lazzeri abbiamo cambiato tono non è un mistero, e desidero chiarirlo.

    Ho chiesto, pertanto, a Carlo Lazzeri, farmacista sull’Isola D’Elba, perché si fosse buttato giù, a testa bassa, in un attacco sul vostro blog.

    Premetto che ho conosciuto Carlo su internet; è un tipo dal “sangue caldo” pur non essendo del sud d’Italia (ammesso che valga questo luogo comune) e ho avuto modo di apprezzarlo per la sua competenza e professionalità.
    Nonostante tutto, non ci siamo mai incontrati, e non potrei descriverlo fisicamente. Quest’ultima affermazione non diminuisce la mia stima.

    Ebbene, udite, udite, il blog “mezzomondo” era citato sulla rivista “il farmacista” n.19 del 24 novembre 2006. Tale rivista è l’organo di stampa ufficiale della FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani).

    Nell’articolo, a firma di Flavio Siciliano, dal titolo “Farmacisti: chi ne parla bene?” si evidenziava come la categoria fosse definita, in internet, “una congrega di bottegai” nei vari siti e blog, ….. “preoccupati solo di lucrare sulle disgrazie altrui”… ecc.

    Comprensibile quindi che, a fronte di tali affermazioni, si manifesti il menefreghismo più spietato di alcuni e l’infiammarsi incontenibile di altri. Io per primo.

    L’importante, per me, è essermi chiarito.
    Se poi ognuno, pur interessandosi e comprendendo le posizioni dell’altro, resta sulle sue, lo rispetto.

    R.S.

  33. C.Lazzeri scrive:

    Ringrazio Raffaele per le parole di stima, che contraccambio con gli interessi, e ringrazio gli utenti del forum per l’interessamento alla discussione. Più che sangue caldo, mi ritengo uno che ogni tanto esplode, quando è al limite. E a provocazioni continue rispondo. Mi scuso se ho risposto in modo scomposto, non è mia intenzione fare polemiche, anzi mi piace mettere in chiaro le cose. Anche “Niki” (ormai ti chiamo così, rassegnati)non c’è andato di scartino e la fisica dice “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Ad ogni modo vi siete dimostrate persone civili ed è stato interessante scambiare qualche opinione. Su altri blog ho ricevuto solo offese personali piuttosto pesanti senza alcuna motivazione, a cui ho risposto colpo su colpo. Alla fine, messi di fronte alla loro inconsistenza e contraddizione, hanno desistito. Ora che pace è fatta, vi esorto a comprare i medicinali solo se necessitano e non perché scontati. Fare le borse piene e poi buttarli non è risparmio. Se avete dubbi o bisogno sapete dove trovarci, ci avete “sgamati”. Io e Raffaele ci auguriamo, in futuro, di essere nuovamente ospitati.
    Saluti a tutti…Ma sì, anche a “Niki”.

  34. R.Siniscalchi scrive:

    Per Flavio.

    Poco più sopra avevi accennato al fatto che la mia affermazione: “il mercato non esiste” fosse un po’ azzardata.
    Desidero, se possibile, chiarirmi.
    E scusatemi se occupo troppo spazio.
    Qualora la cosa a Miki infastidisse, cancellatela pure.
    Ad ogni modo, grazie a tutti.

    R.S.
    **************************************

    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Anonimo Arabo.

    *************************************************************

    Mi solleticava l’idea di iniziare, quanto sto per esporre, con questo aforisma.
    Il pieno significato lo si potrà apprezzare alla fine di ciò che è scritto.
    Porgo sin d’ora le scuse a coloro che, leggendo, subiranno il rischio di annoiarsi.

    Ultimamente, con il ripetitivo blaterare dei media sulle liberizzazioni, manco fossero la panacea ai mali d’Italia, ho ritenuto opportuno approfondire la cosa. Anche perché dissertare, senza cognizione di causa, di argomenti sconosciuti, potrebbe fuorviare la propria e le altrui opinioni.

    Nella mia ricerca mi sono imbattuto in un testo della Dr.ssa Paola Tubaro.
    Paola Tubaro è ricercatrice di Economia politica (Université Paris X-Nanterre). Vive e lavora a Parigi.

    Cercherò di sintetizzare, al meglio, i concetti espressi dalla ricercatrice partendo da un testo di Frédéric Bastiat, economista francese del diciannovesimo secolo, ultra-liberale, dal titolo “Lo Stato è una finzione”.
    In esso viene criticato l’intervento dello Stato in economia, e, data l’opposizione Stato/mercato, viene spontanea la domanda: se lo Stato è una finzione, cosa è il mercato?

    La visione popolare del mercato è quel luogo fisico ove periodicamente si riuniscono compratori e venditori. Sin dal Medioevo è stato il punto d’incontro delle esigenze dei cittadini, venuti in piazza a fare la spesa per la settimana, e dell’offerta dei contadini, recatisi in città.
    Tale descrizione non è certo una finzione.

    Tuttavia, oggi, si dà alla parola “mercato” un significato più metaforico. Meno tangibile. Si consuma questa parola per indicare non più un luogo, ma un incrocio di contrattazioni e transazioni tra vari soggetti.
    Secondo molti autori liberisti, questa seconda interpretazione della parola “mercato” dà un senso all’opposizione tra esso e lo Stato.
    “Il termine mercato viene usato per designare l’esito sociale capace di autogenerarsi dall’interazione delle azioni individuali, autonomo da ogni forma di coordinazione dall’alto. Il sistema – dicono i liberisti – è in grado di andare avanti da solo, e ogni tentativo di manipolazione da parte delle autorità potrebbe rivelarsi portatore di conseguenze disastrose”.

    L’autrice pone a questo punto le seguenti domande:
    1.Che cosa è quel processo sociale, per indicare il quale siamo stati abituati ad usare la parola mercato?
    1.Che cosa significa, più precisamente, la nozione moderna di mercato?
    2.Su quali basi la scienza economica ne giustifica la presenza e ne spiega il funzionamento?

    Provare a ricercare la voce “market” sul New Palgrave, autorevole dizionario di economia, vera Bibbia per specialisti, studenti e curiosi, desta delusione. La voce “market” non è presente.
    Eppure la parola “mercato” è largamente usata (e abusata) dai mezzi d’informazione.
    Non resta che rileggere la teoria economica, per tentare di ricostruire la rappresentazione del mercato in essa contenuta.

    Nell’analisi economica, gli economisti considerano un sistema economico come un insieme di individui. Ognuno con i suoi personali obbiettivi, desideri, gusti, preferenze, orientamenti, ecc. che li distinguono, e che la disciplina economica chiama “dati”.
    Ovviamente, ciascuno di questi individui possiederà dei beni (case, terreni, denaro, azioni, ecc.) e capacità (naturali e/o acquisite con l’esperienza e l’educazione) in misura diversa.
    In questo bel quadretto, però, ciò che più conta per la teoria economica e che ciascuno possa utilizzare come meglio crede quel che gli appartiene, al fine di soddisfare le sue esigenze e i suoi desideri. In pratica che possa decidere in piena sovranità di come disporre delle risorse che possiede.
    Non esiste alcuna autorità centrale che imponga ai singoli come usare le loro ricchezze.
    Ogni individuo è, pertanto, un polo decisionale autonomo e il sistema nel suo complesso non è costituito da un centro e una periferia, ma è una rete policentrica.

    Bisogna, innanzitutto, precisare che tutte le decisioni personali si esprimono sotto forma di domande e offerte individuali di beni e servizi.
    In secondo luogo, agendo ciascuno in maniera autonoma e libera implica che ogni decisione sia presa senza conoscere quella altrui.
    Nessuno è in grado di prevedere i risultati delle proprie azioni, perché questi dipendono dall’interazione tra le proprie decisioni e quelle di tutti gli altri. L’incertezza è dunque sovrana in questo sistema.
    Essenziale è che vi sia, in esso, compatibilità nelle scelte tra i singoli individui che lo compongono; altrimenti le aspettative di ciascuno, che con esso interagisce, verrebbero disattese.

    Per semplificare questo concetto, poniamo il caso che un mio collaboratore farmacista, in procinto di sposarsi, decidesse di stipulare un mutuo presso una banca per l’acquisto di un appartamento, ritenendo di poter continuare a lavorare sufficientemente a lungo presso la mia farmacia per poter far fronte a tale spesa.
    Supponiamo ora che, per sopraggiunti motivi economici (es. Legge Bersani), probabili ritardi nei rimborsi da parte dell’AUSL e impreviste spese (es. riammodernamento della rete informatica dell’azienda), decidessi una riduzione del personale, e lo licenziassi.
    La sua decisione (acquisto dell’appartamento) sarebbe in conflitto con la mia (licenziarlo).
    Si crea così un conflitto nel sistema: l'(ex) collaboratore deve rinunciare all’appartamento desiderato, la banca al suo guadagno, lo stesso vale per l’agenzia immobiliare, il notaio, ecc.
    Anche i familiari dell’impiegato non ne trarrebbero certo giovamento, né la futura famiglia, prossima a crearsi.
    Appare chiaro che, se ogni singola decisione venisse in contrasto sempre e comunque con quelle prese da altri soggetti, il sistema collasserebbe.
    Eppure, nonostante l’assenza di una pianificazione centralizzata, di un coordinamento programmato, non si manifesta, nella società, quel caos che sarebbe logico aspettarsi.
    L’economia politica ci insegna che, questo temuto disastro, non accade per opera di un “meccanismo” in grado di rendere compatibili le decisioni decentralizzate in un sistema di proprietà privata.
    Per “meccanismo” si intende “un processo sociale, nato spontaneamente dall’interazione di tante azioni e volontà individuali, ma indipendente da esse (e dalla volontà politica), il cui esito può essere conosciuto solo a posteriori”.
    Tutti gli economisti, di qualunque orientamento teorico, sono concordi nell’affermare l’esistenza di tale meccanismo!
    Ne discerne che tale meccanismo non possa che essere il mercato. Cioè quel processo sociale in grado di produrre ordine a partire dalle libertà individuali.
    Abbozzato questo concetto, ed entrando più nel dettaglio, al lettore attento non sfuggirà che “mercato” vuol dire essenzialmente “meccanismo dei prezzi”.
    Usualmente si pensa che le variazioni dei prezzi siano ingenerate dal fluttuare della domanda e dell’offerta, e retro-agiscano su queste ultime rendendole compatibili tra loro.
    Il meccanismo dei prezzi è il “linguaggio” del mercato generatosi da sé.
    E come il linguaggio regola lo scambio comunicativo tra gli esseri, così esso apparentemente crea ordine nello scambio tra beni e servizi.
    Come il linguaggio può essere utilizzato anche da chi è analfabeta, così il funzionamento del meccanismo dei prezzi prescinde dall’umana capacità di comprenderlo. Da prodotto culturale diviene presupposto culturale.
    L’analogia con il linguaggio non è un caso.
    Prima c’è la comunicazione, poi vengono codificate le regole grammaticali che conducono ad uniformare al meglio il linguaggio e a capirne la sintassi. Alla stessa stregua si è provato a fare con il meccanismo dei prezzi, per chiarire i processi che portano alla loro formazione.

    Anche qui necessita un’esemplificazione.
    Consideriamo una merce qualsiasi: una specifica auto usata (es. Fiat 500).
    Alcuni proprietari mettono in vendita le proprie vetture mentre altri soggetti, desiderosi di quel tipo e modello di auto, ne fanno richiesta ai rivenditori.
    Come precedentemente enunciato, le decisioni si manifestano sotto forma di domande e offerte individuali. Tuttavia le variabili da considerare sono la domanda e l’offerta complessive.
    Supponiamo che l’offerta globale sia sproporzionata (troppo alta o troppo bassa) rispetto alla richiesta (400 FIAT offerte su 270 richieste, ovvero 600 richieste rispetto alle 400 auto offerte).
    Nel primo caso si verificherebbe una diminuzione del prezzo nell’offerta, per far si che aumenti la domanda, nell’altra ipotesi avverrebbe esattamente il contrario (aumento del prezzo dell’offerta tendente a far diminuire le richieste).
    Il meccanismo dei prezzi, in ultima analisi, produrrebbe una equiparazione tra domanda e offerta.

    Ovviamente altre variabili potrebbero intervenire a turbare l’equilibrio creatosi. Per esempio l’offerta di Fiat 500 nuove!

    Ma è proprio così che funziona? E’ sufficiente agire sul meccanismo dei prezzi, modulando la domanda e l’offerta, che si regola il sistema economico?
    Apparentemente si!
    Gli economisti, lavorando incessantemente su questi temi, soprattutto dagli anni cinquanta in poi, hanno dimostrato che agendo sui prezzi è possibile equilibrare il rapporto domanda/offerta affinché sia prossimo a uno.

    Arrivati a questo punto, qualcuno di noi farmacisti, un po’ più smaliziato di altri avrà da obbiettare. E non avrebbe tutti i torti.
    Quanti di noi sarebbero propensi a credere che, diminuendo il prezzo dei farmaci, si potrebbe accrescere a dismisura la domanda degli stessi! Forse che i casi di raffreddore e influenza aumentano con il diminuire del costo degli antistaminici e antipiretici.
    Al massimo potrebbe incrementarsi l’attenzione del pubblico nei confronti dell’autocura e della prevenzione.
    Tuttavia l’evidenza che il sistema dei prezzi riesce (almeno in parte e in specifici casi) a influire sulla domanda e sull’offerta complessive, dimostra che il sistema matematico, schematizzando questa situazione, ammette soluzione, pur con particolari aggiustamenti, caso per caso.
    E meno male che è così.
    Pensate se invece di distribuire farmaci vendessimo “casse da morto”!
    Paradossalmente, con l’offerta del 3X2 ci dovrebbe essere una moria di gente.

    Il passaggio dalla teoria matematica all’economia richiederebbe di capire le modalità di funzionamento di quel passaggio sociale che valida tale soluzione.
    E’ il meccanismo dei prezzi da ingenerare tali e tante variazioni nella domanda e nell’offerta complessive delle varie merci, da condurre il sistema verso una dimensione di compatibilità?
    La domanda è decisiva.
    Se così non fosse ci troveremmo di fronte alla curiosa situazione in cui, pur essendoci compatibilità tra le decisioni individuali decentralizzate, il sistema non è in grado di raggiungere spontaneamente tale dimensione (di compatibilità) senza l’intervento esterno.
    Vorrebbe dire che le forze di mercato sarebbero incapaci, da se stesse, senza interventi esterni, di stabilire quell’insieme di prezzi e regole in grado di rendere le scelte individuali compatibili tra loro.
    In parole povere, in caso di un eccesso di domanda o di offerta, esiste una regola precisa che tuteli il sistema economico da eccessive fluttuazioni e instabilità?
    E poi, chi somma tutte le individuali offerte e domande in un’unica proposta e richiesta, considerato che si era affermata l’assenza di un’autorità centrale preposta a ciò?

    Ad aggravare ulteriormente lo schema creato per giustificare la compatibilità tra le varie decisioni individuali vi è il concetto di “scambio”.
    Un soggetto passa da una situazione di desiderio a una di appagamento scambiando un bene (o del denaro) con un altro bene (o altra ricchezza). In questo passaggio è necessario aggiungere altri elementi, oltre alla variazione dei prezzi, finalizzati a modulare il bilanciamento tra domanda e offerta.

    Quante volte ci si è trovati a discutere se l’affermazione “…è un qualcosa che non ha prezzo…” potesse riflettere la verità.

    La vita umana, ad. es. ha un prezzo?
    Per un cristiano cattolico sicuramente no, per un laico assicuratore si!
    E quindi? Si può scambiare la vita di un bambino con quella di un adulto? Quale vale di più?
    Chiedetelo ad un medico del pronto soccorso (del 118, per intenderci)!
    Vi risponderà che, dalle lamiere contorte di un’auto incidentata, trarrà fuori prima il bimbo e poi l’adulto.
    Anche qui esiste una scala di valori, come potete ben capire, che viene determinata da scelte individuali non sempre condivisibili.

    L’esigenza di comprendere appieno come si svolgano gli scambi tra singoli individui diviene fondamentale nel modello di compatibilità finora descritto. Pertanto si aggiunge un’ulteriore elemento a complessare il meccanismo di funzionamento del mercato.

    Semplicemente considerando i pochi elementi fin qui esposti si intuisce come, paradossalmente, la teoria economica non sia riuscita a dare risposte soddisfacenti.

    Oggi gli economisti non sono in grado di dare più precise risposte di quanto non lo fossero trecento anni fa. Affermazione coraggiosa questa, ma non infondata se per rappresentare il funzionamento del mercato la maggior parte dei modelli matematici, a partire dal secondo dopoguerra, abbiano fatto ricorso a una particolare figura: il “market participant”, noto anche come “banditore walrasiano”.
    Questo “agente fittizio” fa si che, attraverso successivi aggiustamenti di offerte e controfferte, minimizzando i costi di transazione, le parti in gioco si spostino automaticamente verso uno spazio di negoziazione. Fondamentale è che i soggetti partecipanti alla transazione non barino e dichiarino al banditore il vero valore del bene oggetto di transazione. Ma, soprattutto, non si rimangino la parola nell’atto in cui il bene viene aggiudicato, rilanciando la posta al momento della sua aggiudicazione o quando è nota l’offerta della controparte.
    Il venir meno del banditore walrasiano farebbe mancare la certezza dello scambio e, come conseguenza, vi sarebbe l’incapacità del mercato di ottenere situazioni di compatibilità tra domanda e offerta. Egli è, in ultima analisi,una sorta di incarnazione del mercato; una personificazione di un meccanismo complesso, anonimo e impersonale.
    In pratica, una finzione!
    Utilizzare l’espediente del “banditore walrasiano” torna utile per semplificare i modelli matematici, ma ha il sapore di quella autorità centrale di controllo decisionale che, si era detto, dovesse essere evitata.
    In verità, gli economisti hanno provato a sbarazzarsi di questo scomodo quanto imbarazzante e fantasioso personaggio, ma, nessuna impostazione alternativa, con diversi modelli matematici, si rivelò migliore di quella con il “market participant”.
    Si preferì la sua ingombrante presenza anziché assenza.

    E anche così facendo, le simulazioni matematiche non funzionano perché non si sa come avvengono precisamente gli scambi, come si formino i prezzi, né come domanda, offerta e prezzi interagiscano.
    In pratica, con l’utilizzo dell’agente fittizio si è data appunto l’idea di ciò che il mercato è: una finzione.
    Trecento anni di storia economica non sono bastati a fornire un fondamento teorico convincente di quello che dovrebbe essere il mercato nella concezione moderna. Esso resta una nozione evanescente e indefinita: un mito.

    La conclusione di ciò è molto chiara.
    “L’idea che il sistema economico, lasciato a se stesso, produca automaticamente un risultato ordinato, è utopia”.
    Non è stato mai dimostrato che il coordinamento di azioni individuali, attraverso il mercato, conduca sistematicamente ad esiti sociali positivi.
    Ne segue che è saggio sempre diffidare dalla retorica di coloro che affermano la necessità di liberalizzare i mercati, spacciandola come un portato della ricerca economica.
    E’ consuetudine, oramai, invocare la teoria economica a sostegno, da parte di (prezzolati) economisti di fama e politici (vanagloriosi), di proposte di liberizzazione.

    Si tratta di un vero e proprio abuso della fiducia che i cittadini ripongono nella scienza (economica).
    Infatti, contrariamente a quanto vorrebbero far credere, questi economisti e politici esprimono opinioni politiche, dettate dalle loro posizioni ideologiche.
    L’analisi economica non è in grado di supportare, con prove valide, le loro convinzioni.

    Liberalizzare o non liberalizzare, pianificare o lasciare che l’economia evolva da sé, ampliare o ridurre l’intervento pubblico, sono scelte, sempre e soltanto, politiche; suggerite dalle opinioni e dai valori con cui ciascuno addobba il proprio ideale di società e a cui decide che collettivamente si debba ambire.
    Validarle con fantomatiche teorie economiche è quanto di più falso si possa fare.

    Dr. Raffaele Siniscalchi.

  35. […] E così siamo arrivati a dire, con ragione, che il mercato non esiste. […]

  36. Rosa Tesauria scrive:

    Mamma mia quanto astio , non credevo che l’ esistenza delle farmacie fosse la causa di tutti i mali dell’Italia.

    Vuole Miki sapere cosa cambierebbe qualora i farmaci fossero venduti dalla GDo tramite farmacisti dipendenti?
    semplice tutto sarebbe finalizzato al consumo a incentivare il consumo come già la GDO fa attraverso sofisticate tecniche di marketing, che forse il comune cittadino ignora visto che considera la gdo una Grande e Buona mamma che lo aiuta a risparmiare!!!

    E poi smettiamola con questi riferimenti agli USA dive l’aspirina costa la metà, ma lo sa che lì non esiste il SSn ( tradotto Sistema Sanitario nazionale) che i farmaci , anche quelli per patologie croniche sono TUTTI A PAGAMENTO Quindi cosa se ne fa lei di risparmiare sull’aspirina quando poi a 50 anni dovrà spendere fior di soldoni per i farmaci anti ipertensivi?

    capisco che si possa provare rabbia verso una categoria ,per invidia , ma auspicare l’ oscena situazione sanitaria che esiste in America e in altri paesi è veramente troppo

    Oggi non si parla altro che di farmacisti miliardari , ma io vorrei sapere PERCHE’ NESSUNO ACCENNA AI PRIVILEGI INTOCCABILI DEI NOTAI( CATEGORIA PROFESSIONALE ESISTENTE SOLO IN ITALIA )????

    Certo un notaio non scriverebbe mai su un blog per il semplice fatto che non essendo mai sfiorato ( la lobby dei notai insieme a quella dei medici è la più potente d’Italia) non ha bisogno di difendere una professione che non ha alcun motivo di esistere, visto che ciò che fa un notaio lo può fare un qualunque avvocato o commercialista , e che arriva a guadagnare fino a 40.000 euro al mese , alla faccia di voi stupidi polli invidiosi che vi attaccate ai farmacisti , è sempre la solita storia PER NON COLPIRE IL VERO POTERE SI COLPISCE PIU’ IN BASSO

    Sono un avvocato ..quindi lascio a voi le considerazioni.

    PS: ho scritto questo per dovere di onestà morale non certo per conoscere la vostra risposta che sinceramente mi interessa poco.

    Grazie e Addio

  37. Raffaele Siniscalchi scrive:

    Per riprendere un discorso interessante di qualche anno fa.
    Da questo link:
    http://msfi.forumattivo.com/t559-belle-liberalizzazioni

    Liberalizzazioni, cui prodest?
    Soprattutto quelle attualizzate nel campo farmaceutico.
    Di sicuro non ai cittadini, certamente alle grosse società di distribuzione all’ingrosso che con le liberalizzazioni
    vedranno migliorare i loro margini di utili erosi dall’abbassamento dei prezzi dei farmaci e dalla continua richiesta
    di contenimento dei costi.

    Un’idea di quel che sta accadendo e viene perseguito dalle multinazionali della distribuzione farmaceutica è
    correttamente riportato nell’articolo di Fabrizio Gianfrate dell’Università Luiss di Roma, al link seguente:
    http://www.federfarmaservizi.it/files/bignews/DISTRIBUZIONE%20Distrib%20Intermedia%20Gianfrate.pdf

    Ma andiamo per ordine e proviamo a partire dall’apice del sistema distributivo piuttosto che dal suo terminale, la farmacia.

    I principali gruppi distributivi in Europa sono tre: Admenta/Celesio, Phoenix/Comifar, Alliance-Unichem Boots.
    Prendiamo in considerazione quest’ultimo e iniziamo con un articolo apparso su Capital nel giugno del 2007.
    Leggetelo con attenzione.

    http://imageshack.us/photo/my-images/99/capitaljune20072.pdf/

    E’ una cronistoria dell’ascesa economica della coppia Pessina/Barra epurata delle cose più interessanti ma a loro sgradite.
    Non si dice infatti, nell’articolo, cosa mai sia accaduto all’azionariato di tutti quei piccoli magazzini locali finiti in mano
    all’ing. Pessina con una maggioranza relativa del circa 30% e quanto ci abbiano rimesso, di loro, gli azionisti.
    Per lo più titolari di farmacia che di quei magazzini erano clienti prima che soci.
    Ma questa è un’altra storia che meriterebbe un thread tutto suo.

    Interessante è l’affermazione riportata nell’articolo in cui l’ing. Pessina dice di essere amico di Paolo Scaroni.
    (Paolo Scaroni è stato arrestato nel 1992 in merito all’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite; nel 1996 ha patteggiato
    un anno e 4 mesi per tangenti di svariate centinaia di milioni – di lire italiane – versate al Partito Socialista Italiano per appalti Enel)

    A Scaroni L’ing. Pessina attribuisce lo stimolo a interessarsi di Boots.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Scaroni
    http://www.comitatonaturaverde.it/files/scaroni/scaroni.pdf
    http://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/SitoPubblico_EN/Navigation+Tree/Home/About+Bocconi/Organization/International+Advisory+Council/Paolo+Scaroni_Greenslade+2010+05+13+04+38

    Ovviamente la fedeltà e il buon consiglio fornito all’amico Stefano ha giovato a Scaroni che, nel dicembre del 2002,
    succederà a Jeff Harris, non-Executive Chairman di Alliance UniChem Plc. (vedi link seguente):

    http://www.alliance-healthcare.it/news/news050301.htm (questo link, dopo poco dalla pubblicazione di questo post, è stato disattivato!)

    La conoscenza tra l’attuale Presidente del Consiglio (Mario Monti), bocconiano nel DNA, e Paolo Scaroni dovrebbe essere cosa scontata.
    E, per una semplice proprietà transitiva, non volete che la stessa conoscenza non ce l’abbia anche l’ing. Stefano Pessina?

    Forse è vero che a pensar male si faccia peccato, ma …

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