Sushi inside

Pubblicato: 15 aprile 2007 in Consigli, Cucina

Vedi Federico, io di sushi non ci capisco proprio nulla. Eppure ieri sera me n’è venuta una voglia spasmodica, ieri è stata una giornata un po’ difficile non tanto per la festa di compleanno dell’amichetto di A., che comunque sono due ore a correr dietro a bambini di quattro e cinque anni che tentano il suicidio con metodi sofisticatissimi, ma anche perché la mattina sono andato a Mele, ma mi sa che inizio come al solito a divagare. Insomma è già da un po’ di tempo che scendendo o salendo, più scendendo però per come è messo si vede meglio scendendo però anche salendo perché una volta che uno lo sa poi ci guarda e anche se è dietro una curva poi salendo uno ci fa caso, quindi scendendo ma anche salendo da via XII ottobre avevo notato un negozio che ha un’attività un po’ eterogenea. Come sa bene chi mi conosce ho sempre pensato che avere più attività eterogenee contemporaneamente potrebbe essere un modo per salvare la pelle, ad esempio io e Max avremmo voluto fare una società di consulenza informatica e cabaret, che quando il cliente ti chiama incazzato che gli hai perso tutti i dati di una vita e adesso la sua società fallisce ed è solo colpa tua tu la butti sul cabaret e cominci a farlo ridere e tutto si appiana, e poi magari ti fai anche pagare il biglietto. Insomma avevo notato sotto ai portici di sinistra, scendendo, sto parlando degli edifici progettati da Albini Helg, cioè da Franco Albini e Franca Helg che poi pare che lei facesse poco ed i progetti fossero solo di lui ma questi sono argomenti per bene informati, che tra parentesi hanno costruito cose meravigliose ovunque, per esempio la Rinascente di Roma, ovunque tranne a Genova dove hanno fatto veri e propri sfaceli, non so cosa gli è preso si vede che avevano litigato con qualcuno di Genova, anche se poi l’intervento in via Garibaldi invece è una figata. E questo negozio è sotto ai portici di quella schifezza di Albini Helg ed è un negozio di vestiti con i tavoli fuori, alla faccia dell’eterogeneo, ti prendi l’aperitivo e ti provi il perizoma.
Quindi Federico ieri mi prende questa voglia di sushi e sono le otto e mezza della sera ed è tutto il giorno che corro a destra e a manca e stavo tornando a casa e di andare fino al porto antico non se ne parlava e allora siccome avevo visto questa insegna lì nel negozio eterogeneo “sushi inside” sono entrato a chiedere se c’era da asporto e quanto costava.
Non è tanto per i 20 euri per dodici pezzi, poi quella che fa il sushi è una cinese che non è uguale, no? come quando a New York mi chiesero Sei israeliano? no, italiano Ah sempre europeo sei. No di preciso Israele non è in Europa, che poi perché il Maccabi giochi nella champions di pallacanestro io fin da piccolo non lo avevo mai capito, e poi non è uguale no? e così quella che fa il sushi ha gli occhi a mandorla, dice le elle al posto delle erre ma non è giapponese, io di film giapponesi ne ho visti tanti e sono in grado di riconoscere una giapponese da una cinese, non è uguale ma fa niente. I due gestori, quelli che sembravano i due gestori, sono due tipi di quelli che a me fanno paura, sono grassi e con la faccia pericolosa, non si vergognano di avere la camicia aperta fino a metà di un enorme petto villoso, sono loschi ed evidentemente pieni zeppi di soldi. Che sono pieni zeppi di soldi lo si capisce, soprattutto, dal fatto che c’era anche il figlio di uno di questi due ad “aiutare”, un ragazzo sulla ventina incapace di fare le seguenti cose:
1 – Cercare il prezzo di un piatto sul computer.
2 – Hei un attimo, di USARE il computer! non sa usare il computer.
3 – Di parlare italiano, ha detto dieci cose, tutte sgrammaticate.
Insomma questi due hanno fatto i soldi facendo altro, ne hanno fatti MOLTI ed ora hanno deciso di investirli in quest’affare di business eterogeneo, che ti comperi la gonna che puzza di salmone. Il ristorante vero e proprio è al primo piano ed è molto fighetto di quelli alla milanese con tutti i tavoli disegnati, le sedie disegnate, i bicchieri della Bormioli che però, cazzo, con il sushi ci va la birra, mica il barolo.
E allora decido di sbattere via questi venti euri, ormai ne avevo una voglia abissale, e la cuoca cinese travestita da giapponese si mette lì a farmeli sotto al naso, nel frattempo due ragazzi scendono di corsa dicono di aver ricevuto una telefonata e che devono andar via e che gli dispiace, che pagano l’acqua e che vanno, chiaramente si son fatti due conti ed hanno visto che con meno di quaranta euro a testa non se la cavavano, e loro erano due ragazzi normali tipo che lui studiava ancora e lei lavorava part time in uno studio di grafica a trecento euro al mese che ottanta euro fa circa un quarto dello stipendio, meglio andare qui di fronte da Spizzico se non vogliamo ridurci a dormire sotto ai portici progettati da Albini-Helg che fra un po’ di tempo poi bisognerà regolamentarli perché sono così tanti quelli che vanno a dormirci che non c’è quasi più posto. Uno dei gestori, quello più grosso, quello con la camicia più aperta, quello più spaventoso si è subito messo in allarme sono scappati sono scappati. Tutto questo per dire che il clima è quello che è.
Oh Federico, a me questo sushi, comunque, mi è sembrato il più buono mai mangiato a Genova.

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commenti
  1. Federico Fasce ha detto:

    Quei due ragazzi che sono scappati probabilmente siamo io e Marina. Seriamente, ho presente il posto, ma l’unica volta che ci siamo capitati abbiamo tagliato la corda proprio per il prezzo.

    Oh, poi non è che il Synthesy sia così a buon mercato, intendiamoci. Ma almeno il cuoco non è finto cinese nè finto giapponese. Ed è comunque bravissimo.

  2. Lorenzo ha detto:

    la tua storiella sul sushi (per quando di difficile lettura. anzi, no. di semplice lettura ma di difficile comprensione. no, era più difficile seguire il filo dribblando le subordinate) mi ha ricordato vagamente la storiella zen del tipo che cade in un burrone e rimane appeso ad un ramo per una mano mentre sotto, fameliche bestie affamate aspettano che cada per mangiarselo. lui vede una fragola poco distante dal ramo a cui è appeso, con le ultime forze si sforza di prenderla, la mangia e scopre che è la migliore che ha mai mangiato. allora si tira su (in effetti era rimasto appeso quasi subito), si spolvera la giacca, apre un botteghino di fragole e diventa miliardario. ah, e usa i leoni per proteggere il suo nuovo impero. successivamente si presenta alle elezioni politiche, ma non si sa se vince. del resto è una storiella zen, mica una biografia.

  3. Eduardo ha detto:

    Sono quel ragazzo che a tuo avviso è il figlio di uno dei due tipi che ti fanno paura (magari) invece no sono il figlio di uno dei proprietari ho 18 anni e sono straniero in Italia da due anni forse per questo un po sgrammaticato come dici che però studia di mattina per migliorare e di sera cerca de imparare dell’altro, il computer lo so usare è il programma della cassa del ristorante che purtroppo non sapevo usare.
    Comunque mi sa che guardi troppi pochi film stranieri visto che non hai saputo riconoscere che sono straniero e che la ragazza che fa il sushi è l’unica vera Giapponese di tutti i ristoranti sushi a Genova, lo dimostra il fatto che sia il più buono che tu abbia mai mangiato a Genova, certo fatto da una Giapponese vera cos’altro ti puoi aspettare?

  4. lorenzo figlio del propietario ha detto:

    ciao scemo di un miki devi capire che il sushi ins è il migliore ristorante di pesce crudo della liguria se nn fuori cmq tu nn sei molto furbo a individuare le pers cmq le sushi man sn ragazze giapponesi e nn cinesi e edoardo mio fratello è al 5 anno del marco polo isituto professionale alberghiero e forse l incapace sei tu perche se nn lo sai a scuola nn si usano compiuter e ti assicuro che vale se nn 10 20 volte del personale di un albergo e cmq nn è italiano e secondo il propietario è l uomo piu in regola del mondo e molto curato e molto generoso verso la clientela cmq io fossi in te studierei un po cia lollo il figlio del propietario aspirante cuoco

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