Mappe

Pubblicato: 26 aprile 2007 in Mondo boia, Voglio diventare inglese

L’evento clou della sopravvivenza ristretta di mia madre, ristretta dal sentirsi in dovere di stare al capezzale di suo marito prima e di sua figlia poi, ristretta dalle pareti di un minuscolo appartamento milanese già ben al di là delle sue possibilità economiche, ristretta insomma anche da una curiosità ed una voglia di conoscere fuori dal comune, l’evento clou fu l’apertura di un english bookshop vicino (relativamente) a casa sua. Non che mia madre sia mai stata in grado di parlare o capire l’inglese o nessun’altra lingua, in effetti tranne il francese nel quale lei coglieva assonanze e similitudini con la sua lingua madre, il dialetto milanese, e storici rimasero alcuni dialoghi tra lei ed una distinta signora di origine normanna che capiva qualche parola di italiano, come tutti i francesi, ma che fondamentalmente si esprimeva in francese. L’english bookshop però aveva anche la caratteristica di vendere cartine e mappe stradali di tutti i paesi anglofoni del mondo, e questo divenne uno dei modi di fuggire dalla sua realtà. Ancora oggi a casa sua potete trovare cartine stradali del Massachusetts con annotazioni in corrispondenza di luoghi di interesse ma anche di semplici punti di sosta, come se guidando un’automobile si fosse fermata a far benzina ed avesse annotato “qui si mangia bene!” oppure “cameriere scorbutico”. Potete trovare la collezione completa delle carte della California, dell’Irlanda e dell’Alaska e un sacco di carte sparse dal Vermont al New Mexico, da Boston a Seattle. Tutte con i loro bei tragitti, con le note sempre malferme ma precise. Cartine spesso rovinate dall’uso. Tornando da New York il regalo che lei gradì di più fu la mappa del metrò, che ho rivisto solo una volta rovistando tra i cassetti in occasione della dipartita di mio padre, aveva segnato con circoletti rossi i musei, con quadrati verdi gli edifici che avrebbe voluto visitare Empire State, Flat Iron, Madison Square Garden, il Guggenheim aveva entrambi, circoletto rosso e quadrato verde, e con una nota nel quadrato verde che corrisponde all’attuale Ground Zero, Speriamo che le ricostruiscano presto. Aveva segnato casa mia, ed un sacco, un sacco di tragitti.
L’apertura di questo english bookshop risale alla fine degli anni ’80 e da quel momento devo essere rimasto in qualche modo contaminato da questa passione. In questi giorni ho visto un po’ di bellissime mappe, mappe che vorrei regalarle, una su swissmissche segnala il design di una nuova e bellissima mappa della metrò di NY a cura di Kickdesign, che per ora purtroppo le autorità stanno ignorando. E poi un’altra segnalazione del solito kottke.org di una mappa tipografica, cioè fatta solo di scritte, senza segni, di Londra.

Infine, a different kind of map.

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commenti
  1. Simo ha detto:

    Questo mi fa pensare che la discendenza dei paratwa sia di tipo genetico: da genitori paratwa nascono figli paratwa.
    I miei collezionano tuttora cartine del mondo.

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