MezzoMondo a Lisbona

Pubblicato: 5 giugno 2007 in Architettura, Viaggi
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Il resoconto spezzettato della partecipazione alla conferenza inaugurale della prima Triennale di architettura di Lisbona.

Lisbona è una città assurda. Intitolare una manifestazione “Vuoti urbani” a Lisbona è quanto di più ovvio possa venire in mente. La città non è altro che il contorno di una infinità di vuoti. Almeno il 50% degli edifici nella città storica è vuoto o disabitato o cadente o già caduto. Dei restanti almeno il 50% è il frutto inguardabile di interventi speculativi moderni o contemporanei della peggior specie. Lisbona così risulta eternamente ferita, crudelmente sfregiata. Eppure quel che resta, e di quel che resta ciò che è in buono stato, è di una bellezza stridente e difficile da raccontare. Di tutto questo nel convegno non si parlerà, nella bocca degli amministratori resteranno inutili parole d’elogio ad architetti dall’atteggiamento imperdonabile intanto che una periferia sterminata si mangia giorno dopo giorno uno dei paesaggi più belli del mondo, e intanto che a farabutti come Tomás Taveira, ma non è l’unico*, viene continuamente permesso di costruire.

Gli abitanti di Lisbona, naturalmente, soffrono. Soffrono i cinquecentomila che ancora vivono in questa realtà disfatta, soffrono gli altri due milioni, e fa due milioni e mezzo, che vivono nella Grande Lisbona e soffriamo anche noi piccoli visitatori costretti a ripetere come una litania il mantra “che peccato, che peccato”.


La prima Triennale di Architettura di Lisbona inizia qui, nel strabiliante e ruffiano padiglione del Portogallo di Siza, che da dieci anni aspettava di essere utilizzato.

*

Il mostruoso Centro culturale di Belem, che non è in periferia, è stato progettato da Gregotti.

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commenti
  1. alberto d'ottavi ha detto:

    ma così a occhio e croce sembra una roba bellissima… aspetto le foto su flickr che me le salvo tra i fave :)))

    ciao buon viaggio!

  2. Simo ha detto:

    Concordo con quello che scrivi, sebbene continui a pensare che Lisbona rimanga uno spettacolo per gli occhi e per il cuore. Ma forse non è per le meraviglie architettoniche moderne. Come, appunto, il centro culturale di Belem, che stride non poco messo di fianco a quel capolavoro che è il Monastero dei Jeronimos.

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