Territori digitali

Pubblicato: 19 giugno 2007 in Architettura, Illuminare il luminare, Quattro salti nel sociale
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Colonna sonora adattissima ai colori grigi e cupi dell’ultima settimana, un po’ meno al maestrale di oggi che ha riportato un cielo splendente, nulla di cui sentire nostalgia sia chiaro:

[audio:suonaresuonare.mp3]

La mutazione del concetto di “territorio” avvenuta negli ultimi 10 anni dovrebbe essere evidente in chi frequenta la rete con malcelato agio e la rete stessa pur non essendone probabilmente la causa ne è certamente un contributo importante. Il territorio negli ultimi anni è diventato delocalizzato, non più in relazione ad una specifica posizione fisica o geografica. Per capirlo possiamo fare due esempi, il primo che ci riguarda da vicino. Qual’è il vostro territorio digitale? per partire possiamo ad esempio guardare nell’aggregatore di feed, o su del.icio.us. La nuvola di tag di del.icio.us, almeno per gli utenti che lo sanno usare o che lo usano “bene”, assomiglia proprio alla mappa, alla cartina, del loro territorio digitale. Così come per quanto mi riguarda la mappa del territorio digitale in cui mi muovo è grosso modo rappresentata dall’OPML che raccoglie i feeds che leggo. Un esempio per i meno pratici potrebbe invece essere l’esperienza del viaggio da una grande metropoli ad un’altra grande metropoli, anche molto distante. Le mie ad esempio sono state Milano-Parigi, Milano-New York, Roma-Barcellona. L’esperienza che si vive è di evidente familiarità. Ci sono meccanismi, abitudini sociali, strumenti, luoghi, che si ripetono quasi immutati da una metropoli all’altra, pensate ad esempio alla metropolitana, alle librerie, alle file agli sportelli, agli aeroporti. Certamente contribuiscono a questa esperienza sia la diffusione delle grandi multinazionali, la Coca Cola è ovunque (anche se ovunque diversa), Nike ed Adidas, catene di fast food, quello che volete; sia l’omogeneizzazione plastica dell’architettura contemporanea e non mi venite a dire che non è così: metallo e vetro, vetro e metallo, metallo vetro e metallo, brise-soleil di metallo vetro e metallo.
Così come la virtualizzazione del concetto di territorio grazie alla diffusione (sia detto per inciso, diffusione osteggiata dalle telco?) dell’Internet ha conseguenze evidenti a tutti i livelli: economico, politico e sociale in primis, le conseguenze della virtualizzazione del concetto di territorio anche al suolo, nella first life, hanno effetti grosso modo assimilabili anche se moltiplicati dalla permeabilità dei media (sulla rete i media sono impermeabili?).
Le grandi città sono UNA città, la politica è una, l’economia è una, la società è una, il territorio è sbriciolato.

Tutto questo per dire che a Lisbona uno degli interventi più interessanti, soprattutto per il livello della relatrice o per il dislivello tra la relatrice e gli architetti presenti (uno dei quali era l’ormai mitico João Luís Carrilho da Graça), è stato quello di Saskia Sassen, per dire che sono anni che Saskia Sassen parla di queste cose molto meglio di come mai potrei fare io, per dire che le riflessioni sul territorio lei le ha già compiute e molto ben formalizzate in Territory, Authority, Rights: From Medieval to Global Assemblages, per dire anche che da ieri MezzoMondo ricade ufficialmente nel suo territorio digitale. Benvenuta.

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