Valentino, Richard Meier e il declino dell’impero

Pubblicato: 13 settembre 2007 in Architettura, Bella Italia
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Dovevo aspettarmelo, quei cosi rossastri che hanno messo davanti, dentro sopra e sotto l’Ara Pacis a Roma non potevano che essere di Valentino. Ora se nel mio privato pensatoio ho provato a declamare a voce alta ma che merda ma che merda, poi in pubblico mi son guardato bene, anzi, avendo imparato che bisogna valutare le cose sempre ad un livello consono di astrazione me ne sono stato un po’ zitto (non molto, a dire il vero). Bisogna tenere in considerazione il fatto che il museo è stato fatto senza un concorso, che Meier non è certo uno ben visto nella capitale, che il suo lavoro è stato ora criticato ora disprezzato, che l’area è stata messa a concorso che ha poi vinto un rassicurante superbarone romano romanissimo (Cellini) che non si dica poi che lasciamo la città in mano ai barbari, tiè. Il suo progetto giudicatelo voi, dovrebbe essere ancora esposto nei bassifondi dell’Ara Pacis, forte il discesone sto già scaldando le ruote dello skate. A proposito, sapete mica se il cantiere che è nella piazza si riferisce a questo progetto? sarebbe un esempio di rapidità, che suonerebbe un po’ sospettino. Poi non dimentichiamocelo che Valentino lascerà la moda e si dedicherà full time alle moto.
Contestualizzando, si poteva dire che mettere lì quei cosi rossastri, riempire di manichini il mausoleo poteva sembrare un’operazione totalmente priva di rispetto per il simbolo ma anche per l’oggetto, la sua filosofia. Ci si poteva limitare ad un liberatorio che merda che merda, e invece no, sentite qui: pur di mettere le mani sul suo territorio, pur di soddisfare la propria vanità, l’élite culturale romana è disposta ad insultare l’eredità ormai così magra del passato splendore e a masticare e vomitare quanto di buono sul territorio è stato fatto, in particolare se è stato fatto da un qualche zotico americano, magari che adora la città e che ha contribuito sostanzialmente al suo miglioramento. Queste sono parole mie, le parole originali le potete leggere in Continuity in Architecture:

The self-absorbed vanity of the Roman cultural elite always had a problem with an American architect building ‘within the walls’, and through Valentino’s exhibition (which would be improved by being located in a purpose designed space) they have the chance to insult all the ‘brutti stranieri’ who love Rome and contribute so much to its maintenance. The question needs to be asked – is their heritage safe in Roman hands?

Lasciate in pace l’Ara Pacis.

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