Il cretino

Pubblicato: 24 settembre 2007 in Sano localismo

Nel centro commerciale di primo pomeriggio, perché il cretino non ha tempo di andar per botteghe in altri momenti della giornata e di primo pomeriggio le botteghe sono chiuse, una signora sui cinquanta, scompigliata e con il trucco affrettato, ferma gli avventori proponendo improbabili offerte corsi di inglese + pentole + omaggi di altro tipo. Il primo lavoro che il cretino aveva intrapreso ritornato nella città dall’estero era stato di insegnante presso una poco probabile azienda di formazione. Prendeva 9600 lire all’ora, il cretino, si parla del 2000 mica del 1930, intendiamoci. A capo dell’ufficio per cui lavorava il cretino stava una bella bionda, sempre elegante, posata con l’aria soddisfatta sulla sua grande poltrona in pelle umana, l’atteggiamento sempre sottilmente provocante. La stessa donna allunga il volantino promozionale nelle mani del cretino il quale viene immediatamente riconosciuto. Il flashback ricorda una donna sicura, incompetente come tanti ma arrivata, in carriera. La signora scoppia a piangere, nel riconoscerlo, il cretino, che è cretino, mormora una scusa ed entra nella Coop.
L’han messa a volantinare, pensa il cretino, l’han messa lì. Cosa sarà successo, cosa le avrà fatto questa città.
Dopo aver comprato frutta marcia, sotto ai 3 euro al kilo alla Coop la frutta è tutta marcia, il cretino sale in macchina per andare a prendere la figlia a scuola, una scuola per l’infanzia, una materna, un asilo insomma.

In questa parte dell’universo per i bambini sotto ai cinque anni esistono due tipi di scuole pubbliche, le scuole comunali e quelle statali. La differenza fondamentale è che le scuole per l’infanzia statali seguono gli orari di tutte le altre scuole statali, alle quattro del pomeriggio tutti fuori ai primi di giugno a casa. Alle comunali, invece, c’è la lista di attesa per entrare, è normale, la scuola resta aperta fino a fine giugno e soprattutto ogni giorno fino alle 18.15.
Il cretino si scapicolla verso la scuola, sono le 16.30 ma si scapicolla, perché nella scuola di sua figlia, che è comunale, quasi nessun’altro avrebbe diritto di stare lì, a giudicare dal fatto che dopo due minuti dall’uscita nell’intero edificio i bambini restano in tre.
Il cretino arriva comunque tardi e come al solito è incredulo quando trova la bambina praticamente sola.

Arrivando al parco il cretino riflette, nella speranza di incontrare uno dei pochissimi genitori che non sia completamente stordito, su quanto in questi quattro anni sia cambiata la sua opinione sul valore dell’educazione nella formazione dei bambini. Chissà perché il cretino si era fatto l’idea che i bambini un po’ vengono fuori così, che i genitori contano fino ad un certo punto soprattutto nello sviluppo delle capacità motorie, della fantasia, dell’immaginazione. Chissà perché. Invece l’esperienza, che è quotidiana, capillare e brutale, ha mostrato come anche i bambini più dotati, i più promettenti, in presenza di genitori disastrosi e arroganti siano pian piano involuti fino a diventare strane entità aliene incapaci di comprendere ed apprezzare quello che gli sta intorno, dall’autonomia nulla, incapaci di socializzare.
Dopo quello che hai fatto (scendere da uno scivolo a pancia in giù) andrai sicuramente all’inferno. Li tengono a casa, per la maggior parte del tempo, gli offrono una soluzione ad ogni momento di noia e poi, la soluzione delle soluzioni, la TV. Se l’Italia sta andando a rotoli io tra di loro di speranza non ne vedo, anzi vedo una decadenza inarrestabile. Immaginatevi quella razza di persone che detestate, quegli ignoranti cattolici bigotti reazionari, insomma quelli che sono così bene rappresentati in parlamento. Immaginate ora cosa possono fare con i loro figli. E non parlo di quelli con cui la vita è stata crudele, quelli che sono passati da una poltrona di raccomandazioni al volantinaggio al primo cambio di giunta o di quelli un po’ cretini che sono disposti a lavorare gratis pur di portare in fondo i loro progetti. No, parlo di tutti gli altri.

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