La Rete oggi: di cosa si dovrebbe parlare

Pubblicato: 17 ottobre 2007 in Internet
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Carlo Bruno ha aperto un blog, si chiama “Il blog di Carlo Bruno” ed in occasione del suo primo post sostanzioso (un’intervista a un giornalista, cool no?), come una tegola a ciel sereno, mi ha chiesto via mail cosa ne pensavo.

Ed io gliel’ho detto:

Ti farei un appunto sull’enfasi che viene data a quel ‘2.0’ perché ovviamente il web 2.0 non esiste, di questo dovresti essere consapevole. Però a rifletterci se la presenza di ‘2.0’ può allontanare quelli come me, la sua assenza potrebbe lasciare disinteressati quelli che come me non sono, che sono molti di più.

Certo, il post con Robecchi è un ottimo inizio. Forse però l’ombra di quel ‘2.0’ ha offuscato alcuni dei temi caldi di cui si discute di questi tempi sulla rete e che meritano la tua maturità. Non tanto la partecipazione, lo UGC (che così com’è è già troppo, secondo me) o la socialità (tutta da verificare) quanto lo scorporo del contenuto dal mezzo che sta avvenendo spontaneamente e porta con sé un carico di questioni delicate e fertili. Le discussioni sul diritto d’autore e sulla proprietà intellettuale innanzitutto, che a loro volta innescano questioni fondamentali come la libertà stessa (vedi i movimenti di RIAA da una parte ma anche del NYT dall’altra). La neutralità della Rete in quanto tale, che è necessaria e violentemente osteggiata dalle majors (di ieri lo scandaloso annuncio di Vodafone con una diversificazione di prezzo per contenuti INTERNI o ESTERNI). La palese arretratezza dei media tradizionali, in particolare italiani, che si arroccano sulle posizioni risibili di cui parli anche tu nel post, in primis il nebbioso concetto di “autorevolezza”, dove non a caso lo stesso Robecchi scade nei tipici luoghi comuni dei semplici giornalisti: “I giornalisti controllano molte volte prima di scrivere” detto oggi, proprio nel momento in cui abbiamo tutti gli strumenti per verificare quanto questa affermazione sia falsa, strappa proprio un sorriso amaro. Questo più che essere letto come una critica al singolo Robecchi, che invece è bravo e fa un lavoro interessante, andrebbe letto come un altolà: la preparazione è insufficiente, torna a settembre. Anzi, tornate a settembre (giornalisti ed editori).
L’altra questione che è sempre correlata e che va approfondita è quella della partecipazione. Robecchi si dice spaventato dal numero 70.000 che Google ritorna ricercando il suo nome e questo fa riflettere su come i numeri generati da Internet in Italia siano ridicolmente bassi. La questione si potrebbe porre più o meno così: ok, siete bravi, siete attivi, siete vivaci; come facciamo a fare in modo di influenzare il resto dell’Italia?

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