Frammenti

Pubblicato: 23 novembre 2007 in Finzioni, Sano localismo
Tag:

Sono sempre stato ossessionato dai frammenti di parole, di carta, di vita che uno si lascia alle spalle. Lo scontrino che butto nel cestino, la lista della spesa che staccio perché non serve più, le parole che dico tra me e me. Da un po’ di anni giro con un taccuino in tasca dove segno le cose a cui penso e che non vorrei fuggissero, è il secondo, il primo l’ho perso l’anno scorso a teatro, che nemesi, che soqquadro. Era pieno fitto fitto di osservazioni ma anche di invenzioni e improvvisazioni. La mia ossessione, tutti questi frammenti della nostra esistenza, c’è qualcuno che segretamente li raccoglie ed ordina, meticolosamente, uno ad uno. Un giorno questo qualcuno busserà alla mia porta e mi scaricherà davanti a casa tutto, tutto quanto ho lasciato in giro nella mia vita. Il tappo del dentifricio che si era perso nel lavandino, la lettera d’amore che ho scritto e buttato in mare per paura di spedirla. E dentro questi enormi cartoni ci sarà lo scontrino del gelato con ancora le macchie di pistacchio, ci saranno le carte delle caramelle mangiate da piccolo, e ci saranno nastri e nastri con la mia voce che pensavo inascoltata che ripete ogni parola detta nella mia intera esistenza.
E così per affrontare questa ossessione un giorno mi sono messo di buona lena ed ho scritto un romanzo, l’ho intitolato “Frammenti”, era lungo venti capitoli e raccontava la storia di un tipo che aveva l’ossessione che un giorno della sua vita qualcuno si sarebbe presentato alla sua porta riportandogli tutti i frammenti che durante la sua anonima esistenza aveva lasciato sparsi per tutto il mondo, come gli scontrini o i sacchetti del pane o i suoi capelli, che questo tipo era calvo. Il romanzo era ricco di colpi di scena e di sottotrame, ad esempio il tipo ad un certo punto si costruisce in un laboratorio segreto una macchina che prima sminuzza i pezzi di carta poi dà loro fuoco. Eppure alla fine anche quei pezzi di carta risulteranno ricostruiti e messi ordinati e precisi in mezzo a tutti gli altri frammenti che un giorno qualcuno gli porta sotto casa bussando ed andandosene.
Scritto il romanzo, l’ho scritto a macchina, ho fatto rilegare l’unica copia che poi ho stracciato in piccolissimi pezzi che ho sparso dovunque in giro per il mondo, in ogni viaggio che ho fatto da anni che non si contano più ho lasciato qui e là, in un cestino, per terra, nell’oceano, qualche briciola di questo romanzo. E ieri ho seminato gli ultimi pezzettini del libro in centro e poi sono tornato a casa sentendo di essermi liberato da un peso ma anche con una strana angoscia.
Stamattina non è venuto nessuno a riportarmi alcunché, si vede che rimesso assieme il libro l’han letto e non gli è piaciuto, a dimostrazione che di scrivere non sono proprio buono.

commenti
  1. Flavio scrive:

    Confermo, smentitisco e riconfermo.

    In accordo col tuo pezzo, la termodinamica classica ci dice che, nonostante l’impegno profuso nel tagliare, sminuzzare, bruciare, o fare quello che vuoi, l’informazione non viene distrutta. In linea di rincipio, è sempre possibile ricostruire il contenuto dei tuoi taccuini perduti, a partire da una minuziosa analisi dei resti. Problemi pratici a parte, s’intende.

    Fortunatamente c’è una scappatoia. Esiste infatti un luogo dell’universo in cui è possibile distruggere per sempre l’informazione, non solo in pratica ma anche in teoria: un buco nero. Questa circostanza è nota come paradosso dell’informazione e dipende dal fatto che i buchi neri costituiscono delle singolarità nel campo gravitazionale.

    Giusto? No. Questo è quello che io sapevo fino a stamattina. Oggi scopro che secondo una recente revisione di Stephen Hawking alla sua stessa teoria, il fenomeno dell’evaporazione dei buchi neri consentirebbe una parziale ricostruzione dell’informazione.
    http://www.scienzaonline.com/astronomia/hawking-buchi-neri.html

    Come dire che qualunque cosa tu abbia mai scritto nei tuoi taccuini, e qualunque fine abbiano fatto quei taccuini, buchi neri inclusi, un giorno qualcuno potrebbe bussare alla tua porta con un resoconto, o quanto meno un riassunto, dei tuoi più oscuri segreti. Occhio a quello che scrivi, dunque.

  2. Simo scrive:

    Ha!
    Si mette male per te, Miki.

  3. Simo scrive:

    Ha!
    Si mette male per te, Miki.

  4. pino scrive:

    ho assunto il tafano di Maxwell per riscostruire gli scontrini di Miki, mi costa una follia, ma vale la pena vedere quanto PhoBati spende in gelati.

  5. pino scrive:

    ho assunto il tafano di Maxwell per riscostruire gli scontrini di Miki, mi costa una follia, ma vale la pena vedere quanto PhoBati spende in gelati.

  6. Flavio scrive:

    Pino, la tua astuta soluzione ci porta a chiederci: e adesso chi ricostruirà gli scontrini del tafano di Maxwell? (Ha tante spese, il nano).

  7. Flavio scrive:

    Pino, la tua astuta soluzione ci porta a chiederci: e adesso chi ricostruirà gli scontrini del tafano di Maxwell? (Ha tante spese, il nano).

  8. miki scrive:

    Lo sto facendo io.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...