Nuova scuola epicurea per blogger mancati

Pubblicato: 27 novembre 2007 in Non parcheggiare nei luoghi comuni
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L:

Non desiderare la donna d’altri: ieri sera, durante una chiaccherata con un collega (cattolico e filologo all’inverosimile),

Interessante l’uso di filologo come dispregiativo del già pessimo collega, con l’aggravante di cattolico, anche se i commentatori sono quasi tutti concordi nel ritenere che in questo caso cattolico non significhi propriamente cattolico.

ho chiesto se il suddetto comandamento si applicasse anche alle donne o se per le donne avesse una forma diversa (problema di traduzione come la storia apparsa sempre inverosimile del cammello e della cruna dell’ago) o se, visti i progressi del tempo nella questione dei diritti delle donne, i comandamenti riguardassero piuttosto soltanto gli uomini e che quindi le donne potessero uccidere e persino nominare il nome di Dio invano.

bene, sono giunto alla seguente spiegazione: quel comandamento è in realtà un template.

non desiderare … la donna d’altri.

gli uomini ci mettono l’ausiliare ‘avere’, le donne ci mettono ‘essere’.

tutto torna

Che però suona meglio in versione lesbo-transex, “maschio, non desiderare ESSERE la donna d’altri! e tu, donna, non desiderare AVERE la donna d’altri!”. Sìsì, molto meglio.

M:

Suddetta interpretazione, ancorché interessante, è stata tuttavia
ampiamente confutata da un famoso studioso, che però è morto cadendo
dalle scale prima di aggiornare Wikipedia. Il termine ebraico
originale (שוןודש) significa proprio “desiderare”, nel senso di
“desiderare di toccare” (וןודשתוספ), ovvero “desiderare di toccare e
trarne godimento” (משנהתוספ), ovvero un sacco di altre cose che a
dirle violerei le condizioni d’uso di Gmail (אליעזר).

Il comandamento si applica alle donne, così com’è, senza modifiche. Le
implicazioni sono evidenti. Ma non si pensi che le donne possano
desiderare i mariti delle loro amiche. Questo comportamento è infatti
proibito da quell’altro comandamento. (Quello sulla “roba d’altri”,
per intenderci.)

Anche qui si assiste al solito errore di traduzione. La prima frase dell’ultimo capoverso doveva quasi certamente essere “Il comandamento si applica alle donne, così come sono, senza modifiche”, gettando una luce nuova alle leggende sulle vietatissime botteghe di modificazione corporale (מענטשליכע אנאטאמיע) presenti da tempi immemorabili nelle comunità ebraiche di tutto il mondo.

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