Leggere tra le righe

Pubblicato: 4 dicembre 2007 in Quattro salti nel sociale, Sano localismo
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Con un blog, poi, non vi potete immaginare a quali conclusioni si può giungere analizzando tutto quello che è stato scritto negli anni. Un po’ lo si sa che tra quello che scrivi e quello che si può leggere c’è un abisso, qualcuno ci ha costruito anche grandi carriere accademiche su questo abisso. Ma della sua profondità me ne sono reso conto soltanto un paio d’anni fa, quando ho cominciato a giocare seriamente(TM) con nltk ed ho usato gli articoli di questo blog per fare le prime prove di analisi lessicale e linguistica. Da quel momento non passa giorno che non percepisca nel comportamento dei visitatori il segnale che la cosa più terribile del mondo sia stata svelata attraverso queste pagine: il vero io che non so di essere. Naturalmente non so con quali sistemi sia possibile scoprire qui dentro il vero io che non so di essere, prima di tutto perché anche se lo sapessi io sono proprio la persona alla quale questa conoscenza resterebbe comunque preclusa. Però so che qualcuno ci sta provando, lo so per certo, perché da qualche giorno qualcuno mi sta scrivendo una lettera attraverso Google.
Tutto è cominciato qualche giorno fa quando dai referer di lloogg mi arriva questo:

-aac Caro Miki di Mezzomondo,

il pregio e contemporaneamente il difetto di lloogg è che se ce l’hai sotto gli occhi ti accorgi istantaneamente dell’arrivo del visitatore, è come se partecipassi alla sua lettura. Questa chiave di ricerca non poteva che attirare la mia attenzione, è molto strana no? Il giorno dopo arriva questo:

-aac su qualche blog ho visto che ti chiamano PhoBati

Cazzo. Qualcuno comunica con me attraverso Google. Ma pensateci un attimo, non è mica tanto semplice no? bisogna aver fatto un bel po’ di lavoro per poterci riuscire, no? Io stesso non ci riesco, non riesco ad inventarmi chiavi di ricerca così varie e compiute che portino qui. La provenienza è sempre diversa, tra l’altro. Una chiave dalla Toscana, molte dall’estero, una dalla Sicilia, una da Roma e così via. E quel “-aac” messo davanti a tutte le ricerche? Forse qualcuno bravo con Analytics, tipo Tambu, mi saprebbe dare una dritta, forse serve per capire qualcosa dentro Analytics. O c’è altro?
E poi di cosa mi sta parlando? mi parla proprio di qualcosa che non voglio neanche sentire nominare, parla proprio del vero io che non so di essere.

Ovviamente io penso che sia tutto uno scherzo di qualcuno molto bravo con la programmazione, qualcuno che ha scritto un generatore automatico di chiavi di ricerca di senso compiuto che comunicano angosciose verità a partire da tutti i post di un blog, una roba così.

P.S.: Per dire, l’ultima frase arrivata adesso adesso, si sta parlando della mia anima:

-aac ha la “forma magnetica” della musica triste

Aiuto.

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commenti
  1. Tambu ha detto:

    qualcuno ha già fatto esperimenti in questo senso, comunicare via referrer dei motori di ricerca. aac potrebbe essere letto come “alla cortese concoscenza” e inoltre è un modo per far comparire in alto, quando ordinati alfabeticamente, il referrer (a parità di numero di visiste con quella keyphrase)

    per il resto senza vedere i dati non so 🙂

  2. pino ha detto:

    Miki e` semplice: e` il paradoBo di PhoBati!
    Scherzi e scherzati a parte, la cosa e` davvero intereBante.

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