I bei tempi andati

Pubblicato: 16 febbraio 2008 in Bella Italia
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Diciamo che l’aver appena subito cinque ore di carro bestiame, anzi di carro bestiame plus, da Genova a Roma non aiuta. Dopo un’esperienza così uno non sa più bene come mettere a fuoco i problemi. Se sul treno viaggia così tanta gente e così tanto sporca, rendere il vagone di nuovo abitabile mi sembra un’impresa semplicemente impossibile.
Ma non è di treni che vorrei parlare, che è vero che i treni oggi fanno schifo al di là di ogni criterio e che peggio di così non sono mai stati anche se non è che siano mai stati questo granché, io me li ricordo i treni di quando ero piccolo, i treni dello Specchio Segreto di Nanni Loy, mi ricordo i finestrini aperti e la terribile finta pelle marrone delle poltroncine e le puzze.
Però quando ero piccolo vivevo in un mondo pulito. La mia città era pulita, il mio parco era pulito, la mia casa era pulita il palazzo verniciato di fresco. Ora mia figlia vive nell’apocalisse. La sua città è un immondezzaio, il suo parco un ritrovo per ratti, il suo palazzo cade a pezzi.
Quando io ero piccolo subivo, e con me tutti i miei amici, il fascino del progresso inarrestabile, i razzi sulla luna, i voli intercontinentali, i progressi della medicina. Oggi i bambini si rifugiano nei mondi di fantasia, maghi streghe e draghi a farla da padrone. In questo mondo non succede nulla che possa affascinarli. I medici hanno sterminato la mia famiglia, in televisione c’è sempre Casini, e io stesso non credo più che ci sia qualcosa che valga la pena offrir loro (a parte la letteratura, la musica, il teatro, un po’ di arti visive e quel che resta di un culto del corpo del quale serbo ricordi sempre più flebili).
Quando ero piccolo era sì tutto moderno ma questa modernità aveva un prezzo. A Marghera producevano la nostra modernità con il cancro degli operai, a Casale con il mesotelioma degli abitanti e chissà in quanti altri posti abbiamo avvelenato ed ucciso in nome del benessere.
E così la puzza degli scompartimenti di trenitalia, o forse queste pellicole trasparenti che non si appiccicano e che mi fanno perdere frazioni significative della mia giornata (qelle di quando ero piccolo si appiccicavano tantissimo, poi erano cancerogene in qualche punto della filiera, però si appiccicavano tantissimo), mi ha fatto capire che io, al benessere, alla modernità, mica ci credo più.
Tenetene conto quando mi venite a parlare con quell’entusiasmo.

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