Chi è Everardo

Pubblicato: 7 marzo 2008 in Amici amici amici un cazzo, Sano localismo
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Io da piccolo, insomma diciamo da giovanetto, avevo un’amichetta che si chiamava Carla. Nonostante i suoi dodici anni, o tredici la memoria mi tradisce, Carla aveva le tette più grandi che mi sia mai capitato di vedere al di fuori di Flickr. In quei tempi che non ero molto pratico pensavo che portasse la quarantaduesima o la sessantottesima. Carla non era la sola mia amica che avesse le tette enormi c’era anche Silvia ma due cose distinguevano Carla da tutte le altre. La prima era che Carla era una proletaria vera, Silvia era figlia di professori universitari ed andava in giro con il gonnellone a fiori, Siddharta nella borsa e Guccini perennemente nel Walkman. Carla no, masticava cingomma, portava i jeans strappati ma non era avanti è che aveva solo quelli, aveva le ascelle puzzolenti e la dava a tutti. Cioè a quasi tutti, che io sappia nella gioventù di Carla c’è stata una sola eccezione a questa regola.
L’altra cosa straordinaria di Carla, non so se è normale quando qualcuna porta la sessantottesima, è che le sue tette sprigionavano un calore che si poteva percepire a distanza di metri (ecco spiegate le ascelle (e anche il fatto che fosse sempre sudata (anch’io ero sempre sudato (lo sarei stato anche se non avessero sprigionato)))). Tanto che le avevo soprannominate “Le terme di CaraCarla”, che ci volete fare, dovevo sopperire con l’arguzia.

Everardo era l’amico immaginario di Carla e ad un certo punto decise di lasciarla per venire con me. Lei si offese un sacco e da quel giorno non la vidi più. Non ho mai perdonato Everardo per questo. Quello che Everardo non sapeva era che io un amico immaginario ce l’avevo già, si chiamava Marco. In effetti io avevo un amico in carne ed ossa che si chiamava Marco ma io gli volevo così bene che il mio amico immaginario con l’andar del tempo ne aveva assunto i tratti somatici ed infine anche il nome. Everardo a me e a Marco piaceva abbastanza, solo che in quel periodo pensavo che di amico immaginario ce ne potesse essere soltanto uno* e così lo allontanammo. Quello che a Marco non ho mai detto è che io ed Everardo ci sentivamo spesso, di nascosto da lui, e ci raccontavamo un sacco di cose, insomma eravamo diventati amici immaginari.

Lo so, si può discutere se sia sano per un adolescente avere ANCORA tra i piedi il proprio amico immaginario. Mi ricordo che un’estate Marco quello in carne ed ossa tornò dalle vacanze con gli occhi diversi. Mi raccontò di essersi innamorato di una tipa che gli aveva regalato una ciocca di capelli ed una copia di Siddharta ed io immediatamente mi resi conto che il suo amico immaginario lo aveva abbandonato, così come lui stava per abbandonare me. Da quel giorno le cose con Marco, il mio amico immaginario, cominciarono a non filare più come prima. Non gli piaceva la mia musica rock, voleva farmi ascoltare Guccini, non capiva perché non volessi leggere Siddharta e mi fissassi con quei libri di fantascienza dalla copertina color oro, finché una volta non si incazzò di brutto quando uscii a metà del primo tempo della prima del Tempo delle mele dopo che aveva fatto i salti mortali con l’amica immaginaria del figlio del padrone del cinema per farmi avere i biglietti. Insomma dopo poco tempo Marco se ne andò ed io restai solo. Mi vedevo però spesso con Everardo a cui piaceva Goldrake e Spazio 1999, come a me.

Oggi Everardo vive a Roma come amico immaginario di un’importante donna delle pulizie ed è felice.

* Un giorno racconterò cosa mi ha fatto cambiare idea.

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commenti
  1. Simo ha detto:

    A questo punto sono curioso…

  2. MaX ha detto:

    basta droghe 🙂

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