UIA Torino 2008 – Consigli

Pubblicato: 3 luglio 2008 in Architettura, Generale, Viaggi
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Cari amici giapponesi,

è tempo di tirare un po’ le somme di quanto successo in questa manifestazione dal punto di vista tecnologico, che è quello che mi compete, per cercare di non ripetere gli stessi errori fra tre anni a Tokyo.

  • Non dare a Telecom Italia in outsourcing la gestione della rete. Cercare qualche realtà che possa intervenire in loco sull’emergere di esigenze che magari non erano state pianificate, e ce ne sono molte che società come Telecom Italia non sono in grado di pianificare. Per non contare il fatto che sentirsi rispondere “non si può perché viene deciso tutto a Roma” è una cosa squalificante per tutti. Non so quanti soldi ha preso la webradio GMA del congresso, sta di fatto che per le scelte tecnologiche di Telecom l’unico posto al mondo in cui non è stato possibile ascoltarla è stata proprio la conferenza.
  • Fare progettare il sito web da una società di professionisti. Non ho nulla contro Simona Castagnotti anche se già la definizione di “Web designer” è sospetta (se lo ha fatto lei come scritto nei credits), non è chiaro di chi sia il progetto ma oggi la tecnologia web è molto più avanti di quello che si vede sul sito ufficiale sia dal punto di vista dell’architettura dell’informazione sia dal punto di vista della diversificazione dei contenuti, come ha dimostrato la nostra piccola realtà in questi giorni. In particolare:
    • Trasmettere in streaming video e poi rendere successivamente immediatamente disponibili via web tutte le conferenze e soprattutto le lezio magistralis.
    • Fare il podcast e la trascrizione di ogni intervento, ci sono anche i non vedenti ed i non udenti al mondo e ci sono anche persone che fruiscono i contenuti con i loro tempi ed i loro modi.
    • Pubblicare la bibliografia ed i riferimenti dei soggetti coinvolti nelle conferenze. Esistono da qualche anno siti web che vendono i libri online, non ci si crede, e forse con questi siti web si sarebbe perfino potuto raggiungere qualche accordo commerciale.
    • Coinvolgere gli utenti del congresso nella produzione di contenuti. Tutti quanti hanno una macchina fotografica, una videocamera, un computer. Disperdere questo patrimonio è sbagliato. Disperderlo in un congresso intitolato “Transmitting architecture” è al limite del criminale.
  • Lo dico anche dandomi un po’ la zappa sui piedi, per non sbagliare non invitate italiani.

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