UIA Torino 2008 – L’ eredità

Pubblicato: 7 luglio 2008 in Architettura, Viaggi
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La nota più positiva del congresso mondiale degli architetti che si è appena concluso viene dai giovani. Questi nostri giovani maltrattati un po’ da tutti si sono rivelati invece per quello che sono: tenaci e molto curiosi.
La tenacia è stata dimostrata soprattutto nella ricerca di autografi, a centinaia li si vedeva passare sgomitando e spingendosi a vicenda pur di ottenere uno scarabocchio illeggibile su un foglio di carta, che se venivano da me magari quei nomi glieli scrivevo almeno in modo comprensibile.
Tra l’altro il fenomeno della caccia perpetua all’autografo non ha coinvolto soltanto architetti famosi: bastava SEMBRARE famoso per essere presi d’assalto in modo anche piuttosto imbarazzante visto che i giapponesi presenti, sarà per la loro educazione o per la loro esoticità, sembravano tutti molto famosi.
C’è da dire che gli studenti presenti rappresentavano probabilmente la crema delle scuole di architettura italiane, erano proprio coloro che progetteranno le vostre città di domani.
Su questo non ci possono essere dubbi: il meccanismo virtuoso messo in piedi da molte facoltà di cedere crediti formativi ai partecipanti alla conferenza, tre o cinque crediti per cinqanta euro sono un bel comprare, non lascia margine ad errori: sono venuti solo i migliori, sempre i migliori.
Dai due o tre luoghi in cui era possibile chiacchierare, esprimere opinioni, scambiare qualche idea, i giovani si sono tenuti puntigliosamente alla larga, consapevoli che qualunque architetto che voglia confrontare pubblicamente le sue idee e che non abbia intenzione di firmare alcunché NON POSSA essere di qualche interesse.
Un po’ di dibattito, a dire il vero, c’è comunque stato e i pochi che si sono fermati si sono dimostrati capacissimi di raccogliere la nostra eredità di apertura liberale verso il mondo della cultura, di scambio costruttivo di opinioni, di critica anche aspra ai poteri forti, generalmente incapaci di rappresentare e gestire il patrimonio delle idee, attenti solo all’eterno mantenimento di uno status quo fatto di bassezza umana e ricatti continui.
Un’eredità difficile, che si può definire in maniera precisa con una sola piccola singola chiarissima parola: fallimentare.

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