Uomini

Pubblicato: 29 luglio 2008 in Sano localismo

Sarà che con questo caldo sto più spesso del solito alla finestra, sarà che la vicina di casa di fronte dopo i passati alterchi ha cambiato casa a favore di una giovane giapponese di origine americana o meglio americana di origine giapponese che passa tutto il giorno a fare yoga e stretching completamente ignuda (cosa che alla lunga va un po’ a noia), in questi giorni i miei vicini di casa di sesso maschile attirano irresistibilmente la mia attenzione.

L’uomo oscillante.
La teoria più accreditata vuole che lui oscilli per motivi religiosi ma qualcuno sostiene che si tratti di un semplice tic nervoso. Comunque sia la sua condizione va peggiorando. Qualche mese fa si limitava ad oscillare un paio di volte la settimana da mezzanotte alle tre, non è importante sapere il motivo per cui lo so con questa precisione. In questi giorni lo vedo oscillare sempre più spesso, anche due volte al giorno, anche con il sole alto nel cielo.
L’oscillazione funziona così: l’uomo oscillante si mette seduto su una seggiola a gambe incrociate, operazione già rischiosissima per la quale mette in pericolo l’osso del collo, dando le spalle ad una finestra (di questo non sono sicurissimo, per un curioso gioco di luci non si riesce mai a vedere bene se è girato di spalle o di fronte), e si mette a penzolare a destra ed a sinistra per circa tre ore con un ritmo abbastanza regolare.
L’uomo oscillante è divenuto presto l’attrazione principale ed il principale argomento di discussione per gli ospiti che nel corso dei mesi si sono avvicendati qui a casa, qualcuno ha avuto anche la fortuna di vederlo, altri no. Destino ha voluto che in questi giorni in cui le oscillazioni sono così frequenti non ci sia nessuno ospite qui, peccato. Comunque è ipnotico.

L’uomo bisillabo.
C’è questo mio vicino di casa, ci conosciamo ormai da anni ed ho sempre pensato che fosse un coglione completo che non fosse proprio brillantissimo, e nonostante abbia qualche figlio a tiro della Signorina A. (come età intendo, sono un bimbo ed una bimba, Carlo ed Anna, credo) va sempre a finire che parliamo di cani. I suoi cani, ne ha avuti tanti e alcuni sono morti, così dice lui a me paiono sempre gli stessi ma lui dice che sono diversi, li chiama con nomi come “dado”, “gigi”, “lillo”, “bebo”, “coco”, insomma con bisillabi. Mi ha fatto capire (e non è stato facile perché si esprime in un modo un po’ strano), che per quella razza di cani sia circa un obbligo dare nomi così ed io che ne so? ci avevo creduto. Poi l’altro giorno ho avuto un’illuminazione, stavo uscendo di casa ed ho colto questo frammento di dialogo con il figlio: “Bebo caca poi vengo a casa, fò ‘n bagno e magno ‘na pasta, tu vai a fà spesa che fà ‘n tempo, io gioco con Bebo e cò Anna papà (qui bisognerebbe aprire tutt’una digressione sul fatto che i romani si riferiscono ai propri figli chiamandoli mamma o papà, credo come contrazione di ‘a mamma’ e ‘a papà’, ma lasciamo stare)”.
E così ho capito che questo mio vicino di casa parla solo con parole lunghe al più due sillabe, anche se non so dire se questa sia la causa o l’effetto della sua completa coglionaggine apparente poca brillantezza (che se fosse la causa bisognerebbe fargli un monumento, pensate che impresa eroica limitarsi a discorsi che contengono al più bisillabi!).

Segue traduzione ad uso dell’uomo bisillabo dell’inizio de “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett:

Una tarda sera, nel dopo.
La tana di Krapp.
In primo piano, al centro della scena, un corto banco i cui due tiri s’apre verso la gente.
Giù al banco, che guarda verso la gente, cioè dall’altro lato dei tiri, un vecchio sfatto: Krapp.
Braghe strette e troppo corte, d’un nero giallo.

(Peraltro mi sono accorto di non saper affatto sillabare le parole).

commenti
  1. Simo scrive:

    Deformazione mia, lo ammetto, ma la concentrazione è rimasta alle prime tre righe di questo post. Del resto ci ho capito poco. Ma è chiaramente colpa mia.

  2. Miki scrive:

    Certo che ho le foto, se è questo che stavi chiedendo.
    🙂

  3. ENTJ scrive:

    Mi metto in lista per le foto. Nel frattempo, pensando a un modo operativo di risolvere la questione del gioco di luci e capire se l’uomo oscillante dia le spalle a una finestra o no, mi sono ricordato che quando stavo a Milano abitavo in uno di quei palazzoni dalla facciata piatta che hanno di fronte un altro palazzone dalla facciata piatta (Milano è quasi tutta così, lo sapete). Avevo all’epoca un potentissimo puntatore laser regalatomi da Pino per fare il figo sul lavoro con PowerPoint, ma che usavo a notte alta per spaventare quelli del palazzone di fronte. Alcuni uscivano di testa con quel puntino rosso sul muro. Sono sicuro che Miki ha già praticato questo sport (sul corpo della giapponese?).
    Ora, Miki, se punti il tuo laser verso la testa della sagoma dell’uomo oscillante di cui non riesci a determinare la normale al piano frontale, i casi sono due: o non succede nulla o senti un urlo tipo “Aaahhh, mi ha accecato!”. Nel secondo caso, è evidente che la normale punta verso di te, altrimenti no. E conoscendo la planimetria del palazzo, il piccolo mistero del gioco di luci è risolto.

  4. Simo scrive:

    Concordo con ENTJ. Mi metto in lista per le foto.

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