Anestesia

Pubblicato: 2 agosto 2008 in Teatro
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Fotografia tratta dal sito di Volterrateatro della bellissima performance “TEST/Danza Verticale”.

Questo pezzo sarebbe dovuto uscire su Archphoto come resoconto dell’esperienza di Volterra 2008 ma non ho avuto il cuore di sottoporlo al direttore, venti lettori qui posson bastare.

Anestesie a Volterra.

Il teatro non è morto, non è in coma, non soffre di nessuna malattia, non è agonizzante, non è datato, non è roba da ricchi, non è poesia e men che meno musica, non è dimenticato, non è Giappone, Mastro Ciliegia, pazzia simulata, giovani allo sbaraglio, piccoli omicidi tra amici, caval donato, senza speranza.
Il teatro è semplicemente anestetizzato.
Tutto partecipa all’anestesia, partecipano i grandi protagonisti politici che non si prenderanno in questa sede ulteriori improperi per la loro incapacità di guardare al nuovo ed al vitale. Partecipano i direttori artistici, ma con chi camminano a braccetto? partecipano i concorsi, i giovani senza idee, i festival.
Già, i festival.
Volterra ad esempio è anestetizzata da Punzo. Leggo il programma di quest’anno:

Direzione Artistica
Armando Punzo

Per un festival contro ogni tentazione di salvezza
Armando Punzo

Lui e il Poeta – Pensieri per un Festival
(Brani dalla corrispondenza tra Armando Punzo ed il poeta Giacomo Trinci)

Inaugurazione del Teatro Renzo Graziani
Armando Punzo

Compagnia della Fortezza – Pinocchio – regia di Armando Punzo

Compagnia della Fortezza – Marat Sade – regia di Armando Punzo

Compagnia della Fortezza – Pinocchio – regia di Armando Punzo

Compagnia della Fortezza – L’Ultimo Nastro di Krapp – regia di Armando Punzo

Compagnia della Fortezza – Il libro della vita – La storia di Alì – regia di Armando Punzo

Non posso evitare di pensare al passato, ero giovane e pieno di sogni e Volterra serviva ad uscire dalla necrosi della città, del mondo in cui vivevo. Era una speranza, era un luogo frizzante di incontro e di confronto.
Quest’anno la parabola si è conclusa. Assieme alla mia giovinezza se ne va un pezzo di cultura e di sperimentazione. Rimane Armando Punzo, il cui teatro è superiore a quasi qualunque altra cosa che si vede in Italia, rimane il Teatro delle Ariette, legato a Volterra dalla tradizione e dall’amicizia e ai quali consiglierei confidenzialmente di non mettere mai più piede in questo festival. Un festival che non si può definire un fallimento quasi solo per la loro presenza, cosa che li rende complici dell’anestesia.

Lo ripeto, il teatro di Punzo è meraviglioso, il suo festival non più. Né si possono accusare le persone coinvolte nell’organizzazione, come sempre fantastiche, disponibili e preparate. Il fatto è che nel corso degli ultimi dieci anni si è assistito ad un progressivo impoverimento del cartellone, e qui salta fuori il conflitto d’interessi tra il Punzo animatore dell’iniziativa del teatro in carcere ed il Punzo direttore artistico. C’è poco da fare, queste sono attività che devono essere portate avanti a tempo pieno e non possono essere in nessun modo condivise. Leggi: che qualcuno dia la possibilità, soprattutto economica e legislativa, a Punzo di fare quello che gli riesce meglio al mondo e fate in modo che il festival lo gestisca qualcun altro, magari con la sua consulenza. Si è assistito anche ad un progressivo allontanamento della città dalla manifestazione, culminato quest’anno con l’allontanamento fisico del “dopofestival” che era forse rimasto l’ultimo baluardo di confronto rimasto in piedi negli ultimi due anni. Qui, sono certo, la responsabilità è da ricercare negli enti locali e nei poteri forti della città ma anche in un sistema comunicativo che certamente non è riuscito a “sfondare”.
Lo dico con il cuore in mano, è stupefacente vedere quale presenza sul territorio è riuscita a rosicchiare a Volterrateatro il ruffianissimo festival del Teatro Romano (io lo chiamo il festival dei morti viventi, dove le parole “Giorgio” e “Albertazzi”, spesso accostate alla parola “maestro” si ritrovano con una frequenza preoccupante), nato pochi anni fa ed ormai una presenza sui muri e di conseguenza nella mente dei volterrani (e questo mette paura, anche senza leggere nel dettaglio il programma – leggendolo nel dettaglio la paura diventa terrore) alcuni dei quali quest’anno di grandi celebrazioni erano addirittura ignari della presenza di Volterrateatro in città.
Può anche darsi che in Italia non ci sia nessuno sotto ai 25 anni in grado di fare qualcosa di interessante, non lo nego. Mi aspetto che questo tipo di realtà sia molto difficile da trovare, che per scovare il nuovo sangue ci sia bisogno di girare come trottole, e ci sia bisogno di fiducia, e ci sia bisogno di soldi, e ci sia bisogno di ignorare la stampa, e ci sia bisogno di smettere di chiamare maestri certa gente, e ci sia bisogno di andare all’estero, ci sia bisogno di supportare i nuovi gruppi, e che tra dieci nuovi gruppi nove siano disastrosi, e che ci sia bisogno di vedere cose disastrose, prima di poter rivedere cose splendide.

Non abbiamo bisogno di un festival di Armando Punzo, perché di bisogno stiamo parlando, ma di un festival vivo, dove la città riesca a partecipare, dove in scena si possano vedere volti nuovi e nuova passione. La situazione del teatro in Italia è talmente decrepita che la sua rinascita potrebbe ben partire da qui. In questo contesto il lavoro di Punzo si ritroverebbe nobilitato e la sua presenza darebbe ulteriore valore ad una manifestazione, lo scrivo con le lacrime agli occhi, che di valore ne ha sempre meno.

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