Da che parte stiamo, da che parte state

Pubblicato: 1 novembre 2008 in Bella Italia
Tag:

Di tutte le cose successe in questi giorni, dei milioni di persone scese in piazza, dell’attività di informazione, delle assemblee, di tutte le parole uscite per sempre dalla mia bocca o entrate nelle mie orecchie, di tutta la rabbia, di tutta l’ignoranza ed il peggiore menefreghismo mi sono rimasti impressi quasi solamente gli argomenti di chi intende difendere l’operato del governo.

La madre di tutte le obiezioni, e la più cretina, è “Io ho avuto il maestro unico e non ho avuto tutti questi problemi”, alla quale bisognerebbe rispondere “Se dici questa cosa un po’ di problemi nella crescita ci sono evidentemente stati”, ma a volte la diplomazia ci impedisce di essere così schietti e così dopo molti dibattiti la conclusione è stata che la risposta migliore sia “Mio nonno andava in giro con il carrettino e questo non gli ha impedito di andare in giro, né ce lo impedirebbe a noi, oggi”.

L’altro argomento è “La scuola italiana va a rotoli”, a partire da questi rotoli si giustificherebbe quindi qualunque malefatta. E siccome nulla farebbe pensare che la scuola italiana sia messa così male si citano i famosi dati dell’OCSE, riassunti nel già citato Education at a glance. Da questi dati, che sono molto complessi (gli indicatori sono centinaia e riguardano tutti gli attori in gioco, dagli studenti alle strutture) tanto da farmi diffidare che l’80% di quelli che dicono di averli letti lo abbiano effettivamente fatto, si evincono inconfutabilmente alcune cose:

  • La scuola primaria è buona qualità, gli indicatori per la matematica e per la comprensione della lingua ci indicano tra i primi dieci paesi al mondo, gli indicatori riguardanti la preparazione degli insegnanti e dei dirigenti ci piazzano un po’ più indietro ma comunque tra i primi in Europa, gli indicatori che riguardano le strutture ci piazzano molto più indietro.
  • La scuola media e superiore invece sono di bassa qualità, non pessima come si dice ma comunque non a livello della scuola primaria. Oltre ai problemi di strutture che ovviamente si acuiscono al crescere del livello scolastico la scuola media e superiore soffre di problemi di organico (precario e sottopagato) e di grande disomogeneità (ci sono indicatori anche per questo) tra ambienti urbani e rurali e tra nord e sud.
  • Ad esempio tra gli indicatori nei quali siamo messi bene ci sono quelli che riguardano l’abbandono scolastico, problema cronico dei tempi passati che in questa fase storica pre-ondate migratorie è in via di attenuazione.
  • Tutti questi problemi non impediscono ai ragazzi italiani di piazzarsi tra i migliori nei surveys che riguardano la preparazione di alto livello al termine dei cicli scolastici in questione. Questo forse può significare che il livello globale sia basso, sta di fatto che questa scuola, a livello di risultati, tanto cattiva non sembra essere.

Questo, intendiamoci, non significa che va tutto bene e che possiamo chiudere un occhio o entrambi sulla situazione scolastica del paese. Quelli che però sembrano i veri problemi della scuola italiana non sono il grembiulino o il sette in condotta, ma l’assenza di strutture adeguate e di personale decentemente pagato.

Interessante da questo punto di vista ritengo la protesta che ha messo in atto il collegio dei docenti del liceo Mamiani qui a Roma. I docenti a larghissima maggioranza hanno deciso di bloccare ad oltranza tutte le attività extradidattiche:

Questa delibera nasce dalla convinzione che la nostra professionalità si esplica soprattutto nell’ordinaria attività didattica, nel confronto quotidiano in quanto educatori con i nostri alunni e nel faticoso lavoro sommerso che accompagna tutto questo (preparazione delle lezioni, elaborazione e correzione delle verifiche, aggiornamento professionale, culturale e pedagogico) mai riconosciuto né economicamente né professionalmente.

Gli studenti non lo capiscono ma hanno tempo, un giorno lo apprezzeranno. L’ampiezza dell’offerta formativa non è necessariamente un male, non lo è comunque per i motivi che citava Pietro Pagliardini in un commento ad un post precedente:

La scuola è diventata il campo di battaglia della società dove si consumano veri e propri crimini culturali con incursioni durante le ore di lezione di Associazioni, cooperative, gruppi teatrali, presunti esperti, ambientalisti, psicologi (cioè il male assoluto), società di servizi pubbliche, gite con guide di associazioni ambientaliste che ci campano, corsi di formazione, ecc. ecc. Insomma, un modo molto de’ sinistra per dilapidare denaro, distribuire modesti incrementi di reddito, ingenerare confusione nei ragazzi, e, sopratutto indottrinarli con banalità e luoghi comuni.

Aggiungo che da quest’anno qui a Roma, ed è la prima volta che succede, nei cataloghi dell’iniziativa del comune “Città come scuola” fanno la loro bella porca figura decine di progetti del Vicariato, talmente è de’ sinistra il modo di dilapidare denaro.

Il problema dell’offerta formativa è che deve essere un’offerta formativa. In questo senso io sono completamente con i professori del Mamiani: pochi soldi, pochi riconoscimenti, mille distrazioni. Meglio chiudere le porte e dare il massimo nel proprio campo, nell’attesa che la politica si svegli e trovi il modo di integrare la modernità e la contemporaneità nei piani di studi delle scuole. E va a finire che io e Pietro giungiamo alle stesse conclusioni, che però non sono le stesse del ministero, a quanto pare.

L’ultima critica che mi sento dire spesso è “Tu dicendo queste cose fai politica”. A questo argomento non posso che rispondere con un “Sì, dire che le azioni di un governo in cui c’è un partito fascista, uno xenofobo ed uno iperliberista con i soldi degli altri sono assurde è fare politica”. Anche non dirlo è fare politica, anche il silenzio è politica ed è una politica molto più distruttiva, la connivenza, l’inchinarsi al dio denaro.

commenti
  1. Miki, va proprio a finire che ci tocca trovarci d’accordo. Quanto ai progetti de’ sinistra, tieni conto che io vivo in Toscana, dunque, trai te le conseguenze. Ma se i ppproggetti sono de’ destra o del Vicariato, per me è la stessa cosa, sempre perdite di tempo e incursioni molto interessate della società sono e i ragazzi hanno solo da perderci.
    Saluti
    Pietro

  2. Ottimi spunti, Miki, la risposta de “mi nonno tirava il carretto” me la rivendo subito! ;)))

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...