Corpi invisibili (l’anima è un’altra storia)

Pubblicato: 15 gennaio 2009 in Sano localismo
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Ero in piedi fuori dalla mia scassatissima macchina aspettando che venisse buona (io un po’ aspetto sempre che venga buona, soprattutto quando sono parcheggiato male) quando mi si ferma davanti la fiammante Mercedes da cento milioni di dollari targata Corpo Diplomatico (e che corpo!) di quella donna barocchissima che abita al piano di sotto. Telefona. Lei telefona sempre. Lei telefona sempre con un perfetto accento british.

Guardandola bene mi accorgo di non averla ancora guardata bene, e così la guardo bene. Sono esterrefatto dalla purezza dei suoi lineamenti (la verginità è un altro discorso) (op. cit.).
Il tempo, il mio cuore ed alcuni camion della raccolta dei rifiuti si fermano. E’ un momento sospeso tra un tic ed un tac dell’orologio di Dio, e c’è molta puzza, sarà la spazzatura.

Scende, e io mi faccio bello (io mi faccio sempre un po’ bello in queste occasioni). Sfodero il mio miglior sorriso ed il classico atteggiamento “sono perfettamente a mio agio parcheggiato in seconda fila di fronte a te, Nuvenia e ti muovi sicura nel tuo eterno tailleur, mentre i guidatori dei camion scendono indicandomi e bestemmiando in uno strano dialetto tardo-etrusco”.

Mi guarda ma sono fuori fuoco, guarda in realtà un punto imprecisato alle mie spalle, continuando a parlare british fitto fitto nel suo cellulare da due milioni di dollari. Sorride e saluta, la sua amica è arrivata, mi passa attraverso, salta su e se ne vanno. Sono invisibile.

Io resto lì come un pirla (resto sempre lì come un pirla, a pensarci) fino all’arrivo di mia figlia. Senza che lei si renda conto di niente, tutto a gesti, definisco l’ubicazione della suddetta barocca con un’approssimazione di meno di dieci centimetri, non so perché lo so ma lo so, la mia anima deve essere rimasta incollata a lei.

Ho deciso, mia figlia (che parla uno strano misto di gallurese, genovese e romano – suona misteriosamente simile al bolognese) non giocherà mai con suo figlio, che già a cinque anni parla correttamente italiano, inglese ed un’imprecisata lingua orientale che non vorrei mai fosse giapponese (per completare così la disfatta).

Tiè.

(Scopro che tutte le donne, se vogliono, possono essere barocche da bebaroque)

commenti
  1. Simo scrive:

    Questo, Miki, è molto Miki.
    E, in un certo senso, risveglia quel lato gemellare che riposa al calduccio in un angolo di me.

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