Milano sinistra

Pubblicato: 16 gennaio 2010 in La corsa di Miki al Senato, Non si fa così, Quattro salti nel sociale
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Ieri un semplice viaggio in metropolitana mi ha fatto capire che c’è un legame tra la depressione che provo ogni volta che metto piede in quella che dovrebbe essere la mia città ed il fallimento politico di quello che dovrebbe essere un partito che mi rappresenta. Perché Milano è un posto di sfigati. Milano è un posto di gente che ha perso il treno, che ha perso il posto, che ha perso tutto. Per uno che ce la fa ce ne sono mille che arrancano e si dibattono nella speranza di veder fruttare finalmente i mille soprusi, le mille notti insonni, le mille volte che la testa si è abbassata di fronte ad un imbecille, i mille pompini, le mille litigate per difendere qualcosa in cui si crede.
E questa tensione nell’aria si avverte, è palpabile, tutte queste persone che non stanno vivendo l’adesso ma già un istante nel futuro sono persone che si nutrono di amarezze e cielo grigio, sogni infranti e mancanza di tempo. Questa sensazione, ci sono cresciuto dentro, mi ha formato, mi risulta ormai insopportabilmente dolorosa dal giorno in cui ho cambiato città ma forse anche da prima e non me ne accorgevo. Perché a Milano sono tutti in competizione con tutti, una competizione spietata e senza quartiere. E sono in competizione soprattutto, e questo mi causa un dolore indicibile, le donne. Le donne che sono lo scrigno del tempo a Milano sono sfiancate, svuotate, irriconoscibili. Se potrei forse resistere alla tensione competitiva che arriva dal mondo maschile, ci sono appunto cresciuto, la vista del mondo femminile milanese mi sconvolge.

E però c’è un però.

Però tutto questo è anche un pregio, in gioco c’è una quantità enorme di energia lavorativa e creativa, di spirito di sacrificio, di capacità di rischiare, enorme, gigantesca, che in altre città si sognano. E purtroppo tutta questa energia quotidiana si volatilizza senza un progetto politico concreto di valorizzazione.
La destra sarà anche composta di mentecatti ma è l’unica che dà una speranza a tutte queste persone. Gli dà la speranza, un giorno, di essere primi in qualcosa, di vincere la loro personalissima gara per la quale si stanno battendo da anni, a volte da decenni, vedendo affievolirsi giorno dopo giorno le speranze. A Milano vogliono tutti primeggiare, fate un giro in metropolitana e ve ne rendete conto. Sembra di stare sui blocchi di partenza prima del via della finale dei cento metri. Sembrano tutti lì eppure lì non c’è nessuno, sono tutti un po’ più avanti, pronti a scattare, pronti a provarci ancora. Nessuno di loro voterebbe mai per la sinistra italiana, e io li capisco.
Perché la sinistra cosa dovrebbe fare? dovrebbe pulir loro le scarpette, liberare la pista, aiutarli negli allenamenti, incitarli. Fuor di metafora dovrebbe togliere tutta quella melma burocratica ed istituzionale che non permette a tutte queste persone di realizzarsi, dovrebbe liberare i mercati dai monopoli, dagli ordini professionali, dai privilegiati. Solo così renderebbe un servizio alla nazione. Perché ogni milanese pensa di sé stesso di aver subìto soprusi, pensa di essere svantaggiato, pensa di dover combattere contro i mulini a vento e pensa che alla sinistra di tutto questo non frega niente.
Ed ha ragione.

commenti
  1. Claudio Cicali scrive:

    Bel post, Miki, bei brutti pensieri🙂 Grazie

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