Abbassare i toni

Pubblicato: 19 gennaio 2010 in Non si fa così, Nuove forme di pacifismo di sinistra
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La campagna elettorale è incominciata bene, almeno a Roma. Due donne candidate (ed una, Bonino, che mi farà votare PD per la prima volta in vita mia), e cartelloni dai toni pacati.
Talmente pacato il tono della Polverini (a parte il fatto che ad ogni nuovo giro la photoshop-ringiovaniscono di un paio d’anni) da avermi fatto pensare, per un secondo, che ci sarebbe stata qualche speranza per il futuro.
Lo slogan della Polverini è “UNA REGIONE normale”, con il “normale” scritto diverso, con un font bruttino che simula un po’ la scrittura a mano.
Ne parlavo ieri sera a cena in famiglia, “pensa che per tutti questi giorni stavo anche per cascarci”.
E invece ieri pomeriggio, con la Signorina A. che mi girava attorno con tutta la velocità di cui è capace (molta), mi sono imbambolato di fronte ad uno dei cartelloni. Normale.

Normale.

Ma cosa significa normale?

Normale: Conforme alla consuetudine e alla generalità, regolare, usuale, abituale.

Normale, cazzo.

Il precedente governatore andava con una trans.

Normale.

Allora lo dirò con il tono pacato che si conviene a questo momento:

la Polverini vuole una regione normale, dove nessuno vada con le trans, normale, senza culattoni, senza figli bastardi nati fuori dal matrimonio, normale insomma, senza atei, agnostici o peggio ebrei in mezzo alle balle, dove tutti si vada assieme a messa la domenica portandoci i bambini, ai preti piacciono tanto i bambini anche le bambine, mi raccomando con la gonnellina le bambine, come dire? normale, dove piuttosto muore la madre ma di abortire non se ne parla, dove se vuoi morire non puoi morire e la tua opinione non conta, normale, dove convivere da dieci anni non valga nulla, neanche da venti, neanche da sempre, normale, senza divorziati tra i piedi, anzi dove il divorzio sia vietato retroattivamente, normale, dove la polizia ti possa pestare a morte perché sei un drogato, ti possa massacrare perché sei nomade, ti possa rastrellare perché senzatetto, o metter dentro perché negro, romeno, indiano, straniero, normale, dove si sia obbligati a farsi curare nelle strutture private perché in quelle pubbliche si fa in tempo a crepare.

A me, pacatamente, Renata Polverini fa vomitare.

commenti
  1. Claudio Cicali scrive:

    È normale che ti faccia vomitare, lo fa anche a me. L’uso della parola “normale” è tanto pericoloso quanto inutile. A partire dalla mamma, che vuole un “figlio normale”.

  2. Simo scrive:

    E’ normale che voi culattoni di sinistra abbiate questa reazione.

    PS: Miki diglielo tu che sono ironico!

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