Ostracismo

Pubblicato: 28 gennaio 2010 in Non si fa così, Nuove forme di pacifismo di sinistra

Ho comperato il Corriere per farci la cartapesta (vedi qui) e già che c’ero, è irresistibile, ho provato a leggerlo. Oggi è il giorno in cui si commenta l’uscita della nuova tablet di Apple (vedi qui) ed infatti campeggia in prima pagina una foto di Steve Jobs (che secondo me ha l’aria schifata, e nemmeno secoli di allenamento davanti allo specchio per i Keynotes riescono a nasconderlo) che mostra l’oggetto in questione.
E poi c’è un articoletto che titola “Se in libreria arriva l’ostracismo” e di colpo mi è sembrato di aver capito cosa mi sono perso in tutti questi anni senza mai aver comperato nemmeno per una volta il Corriere.
Capite il genio? ostracismo!

ostracismo: Bando che colpiva, nell’antica Atene e nelle città che ne imitavano la costituzione, il cittadino ritenuto pericoloso per la sicurezza dello Stato; detto così dal frammento di terracotta (ostracon) sul quale il nome del concittadino inviso veniva scritto da coloro che votavano nell’assemblea popolare.
(dal Devoto – Oli del 2000, neretto mio)

di colpo capisco come la cultura abbia in qualche modo riconquistato le prime pagine dei giornali, che invece mi immaginavo impastoiate in piccole beghe pseudomonarchiche, questo collegamento tra la tavoletta di argilla e la tavoletta Apple, il pericolo che sente il mondo editoriale per l’affacciarsi di queste nuove tecnologie, le posizioni di principio che qualcuno, io compreso, ha assunto a favore dell’innovazione che magari sono troppo estreme, fino ad arrivare all’ostracismo. Insomma un titolone azzeccatissimo.

Il fatto è che poi ho letto l’articolo.

Lo scrive un certo Pierluigi Battista che non conosco ma da come scrivere deve essere anziano, forse un po’ in declino, perché non sembra affatto avere il polso della situazione né mordente, le cose che scrive scivolano via senza mai acchiappare l’attenzione del lettore. E non parla mica della tavoletta di Apple, no, parla di una cosa successa a Milano settimana scorsa, una cosa talmente piccola ed inutile che vien difficile pensare che trovi spazio in quei termini sul Corriere, dovrebbe essere costoso lo spazio di un quotidiano come il Corriere no?

Si parla di questo:

Ne aveva parlato Massimo Mantellini sul suo blog il 23 gennaio.

In sostanza questo signore che scrive sul Corriere, sembra incredibile, difende Bruno Vespa in nome della libera diffusione delle idee.

Ah, stavo cercando sul sito del Corriere l’articolo perché volevo copiarne delle parti che a mano non vorrei farlo ma non lo trovo, e già questo deve essere metafora di qualche cosa, ho visto però che questo Pierluigi Battista è definito una “firma autorevole”. Allora, anche se mi costa molta fatica, citerò solo una frase dalla quale secondo me si capisce tutto:

Oggi, invece, l’obiettivo è non leggere, non far scrivere, non perdonare chi scrive su giornali e per editori che è assolutamente vietato leggere.

Come vedete la forma è quel che è. L’obiettivo in questione è obiettivo di “non si sa quale Resistenza”, che ci fa capire che l’autore è perfettamente consapevole di partecipare di una dittatura, di esserne strumento di punta. Il “non far scrivere” ipotizza uno scenario paradossale e lisergico in cui le tipografie si rifiutino di chinare il capo di fronte all’unica entità economica che gli dà lavoro e smettano di stampare certe cose. Gli “editori che è assolutamente vietato leggere” sono quelli che di fatto hanno il monopolio dell’informazione. Non solo quindi non è vietato leggerli ma è circa obbligatorio.

Ogni giorno siamo sommersi da tonnellate di immondizia come questa, e l’iniziativa della libreria di togliere spazio ai potenti ed ai faziosi è, come dice Mantellini, meritoria. Quelli che vedono in questa operazione una forma di censura sono in mala fede. La censura non è cosa che si opera dal basso ma dall’alto, dall’alto di quei poteri che stanno soffocando con la loro presenza disgustosa ed imponente la libera circolazione delle idee.

La Resistenza siamo noi.

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