Produzione

Pubblicato: 20 febbraio 2010 in Sano localismo

s.f. 1. Operazione considerata in rapporto al conseguimento o all’ottenimento di un risultato concreto. 2. Attività diretta all’ottenimento di beni e servizi.

Stavo ragionando sul senso profondo del produrre; lo stavo facendo in bagno, luogo perfetto per ragionare sui sensi profondi. Ha a che fare con i sogni o con i desideri il produrre, ma questo collegamento mi è sempre sfuggito.
Sognavo di studiare matematica, da giovane, o di osservare le stelle. Ma erano sogni così, studiare la matematica in eterno, o guardare per sempre le stelle. Sognavo di vincere campionati, per poi giocare, o più tardi allenare, una nuova stagione per vincere nuovi campionati. Sognavo di imparare a memoria l’opera omnia di Borges al solo scopo di ripetere a memoria l’opera omnia di Borges. Quando sono arrivati i computers è stato tutto un modificare kernels, installare compulsivamente qualunque cosa, compilare compilatori.

In questi momenti (a quest’età, intendo, ma anche seduto nel bagno nel silenzio relativo del cavedio rotto solo dalle urla strazianti dei condomini che litigano, i miei condomini litigano sempre, tutti) mi viene da tirare le somme della mia vita, complice forse la pila di riviste in agguato dietro alla porta. Cataloghi, inserti, poesie, racconti, inchieste. Insomma una panoramica sulla produzione, una lista di prodotti, un popolo di produttori. E mi rendo conto che da me questo mondo non ha avuto niente.

Il software, può darsi. Faccio fatica a definirlo un prodotto, non lo sento un “risultato concreto”, però può darsi. Eppure mi inquieta pensare che di una vita, di una intera esistenza, tutto quello che ho prodotto siano state sequenze di bit, mi sento un indegno emulo di quel geniale programmatore che scriveva i suoi programmi direttamente dettando gli zeri e gli uni suonando velocissimo due bonghi. Bum paf bum bum paf paf paf bum paf, benvenuti nella mia vita, bum bum paf paf, sto scrivendo un programma che suoni i bonghi, paf paf paf bum paf.

Infine mi sono alzato e con un’illuminazione paralizzante e potente, a metà strada tra il new age ed il trash, scaturita da una parte di me che all’improvviso si è sentita parte del mondo, ho osservato che no, in effetti il software non è stato tutto.

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commenti
  1. Accidenti, anch’io recentemente mi sono posto la stessa domanda! E sospetto di aver trovato la stessa risposta.

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