Grazie Genova!

Pubblicato: 10 maggio 2010 in Nuove forme di pacifismo di sinistra
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Mi dispiace Genova.
Abbiamo avuto un rapporto travagliato, Genova, una volta pensavo che fossi la città dove avrei voluto vivere, ora so che sei la città in cui vorrei morire.
Sono stato dentro di te ma tu non mi hai voluto, ti sono stato lontano e tu mi hai richiamato. In questi pochi giorni sei stata capricciosa ed insolente, hai dato il meglio ed il peggio di te.
Ho conosciuto persone, ho conosciuto un mucchio di persone a Genova, e sembravi gelosa. Quando mi innamorai, perché fu a Genova che mi innamorai, ti mostrasti in tutta la tua calcolata distanza. Vivere a Genova. Vivere a Genova significa vivere lontani da tutto; è come vivere in un’isola, solo che non ci sono traghetti.

C’era emtivì, e allora ti ho odiata Genova.
Avevo ancora negli occhi L’Aquila, e non riuscivo ad accettare la mia immagine sorridente riflessa dalle vetrate del porto antico. Non riuscivo a mandar giù la birra senza sentire quanto vuoto ci fosse dentro di me. E dentro di te. E dentro tutti noi.

All’Aquila dovevamo essere, sai Genova?

Quelli di emtivì perché non erano all’Aquila? li odio.

E noi? perché non siamo andati a mangiare pane, calce e sangue anziché trofie e pansoti? perché a riflettere le nostre anime morte non c’erano cumuli di macerie ma soltanto il putrescente odore del mare?

Mi dispiace, ma passeggiando per i tuoi vicoli continuavo ad immaginarti distrutta. Palazzo rosso sgretolato, il duomo a pezzi, una tendopoli in piazza De Ferrari (“il gioco preferito dei bambini aquilani è arrampicarsi nelle fontane spente”), portici inagibili, periferie rase al suolo, sopraelevate ritorte su sé stesse, camionette dell’esercito, mitra spianati.

Ti volevo deserta ed invece eri gremita, ti volevo abbattuta, abbandonata, irrisa dai potenti e dimenticata.

E invece l’emergenza era finita e tutto era tornato a posto, abbiamo potuto dare inizio alle danze, abbiamo potuto spassarcela. La città era di nuovo nostra, evviva! evviva!

Gli aquilano sono da soli, Genova. E senza il nostro aiuto non ce la potranno fare.

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