E grazie per tutti quei pesci

Pubblicato: 26 maggio 2010 in Memoria e oblio, Sano localismo

Essere innamorati di una pescivendola in questa stagione può essere terribile. Basta uscire di casa e subito il profumo di pesce ti fa pensare a lei.
L’odore di pesce.
Il tanfo.
Insomma non c’è cassonetto per strada che non emani quella puzza nauseabonda eccheccazzo, ma a Roma mangian pesce tutti i giorni?
Eppure, vedi com’è strano l’amore, è stato più forte di me e oggi sono andato al mercato.

No, niente, volevo solo condividere il dolore, la pescivendola se n’è andata senza neanche darmi il tempo di dirle “addio”.

Spero solo sia partita, con i soldi da pescivendola si sia comprata una barca a vela e stia navigando verso i Caraibi guardando tutti i pesci che passano sotto e dicendo “buono al forno con le patate” o “alla griglia” o “all’acqua pazza” o cose così, che lei i pesci li conosceva bene.
Lo spero. Metti sia andata a vendere fiori in un altro mercato, la città diventerebbe improvvisamente più banale e non ci sarebbe in giro più niente che mi facesse pensare a lei: i cassonetti fetenti tornerebbero ad essere cassonetti fetenti, gli effluvi tossici dai tombini normali effluvi tossici dai tombini, quelle enormi cataste di spazzatura per strada tornerebbero ad essere Enormi. Schifose. Cataste. Mefitiche. Di. Spazzatura.

(Aiuto)

(Soffoco)

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