Sull’isola deserta

Pubblicato: 26 luglio 2010 in Sano localismo, Senza Categoria, Storie di vita vissuta

Sull’isola deserta non c’è un cane, anzi ce n’è uno zoppo e vecchio e non so come faccia a sopravvivere ai cinghiali. In compenso è piena di gente, l’isola deserta, gente ricca, su barche grandi, con marinai eleganti e bambini urlanti.
Finché non se ne vanno tutti, ognuno al suo porto, e ti lasciano lì.
Da solo.
Sull’isola deserta non ci sono motivi seri per inginocchiarsi ad adorare entità superiori, neanche da altre parti direte voi. Sull’isola deserta ci sono ancor meno motivi seri per farlo. C’è una chiesa, ma fortunatamente è chiusa. C’è il mare dappertutto ed è difficile da adorare. L’isola invece non è da nessuna parte e non è un’entità superiore.
C’è un buio, sull’isola deserta, che io non avevo mai visto. Ci sono sette fari intorno ma la loro luce intermittente è inutile, come quella delle stelle.
Non ci sono voci sull’isola deserta. Nessuna donna canta con una passione che non sentirà più nel cuore, come agitandosi tra le fiamme.
Non ci sono corpi nudi belli ed indimenticabili. Nemmeno brutti. O dimenticabili.
Non c’è nessuno.
Non ci sono pensieri sull’isola deserta. Uno crederebbe che con tutto quel buio, con tutto quel silenzio, con tutto quel mare.
Invece quando togli tutto quel poco che rimane è troppo presente e ti opprime.
Ti opprime il rumore delle onde, che viene da davanti ma anche da dietro ma anche da sopra. Ti opprime il vento, ti opprimono gli animali. E strani suoni gutturali, è la voce dell’Isola mi hanno detto, una voce rauca ed antipatica che chiama qualcuno e chiama e chiama.
E non si pensa a nulla, il cervello resta vuoto, un lenzuolo appeso, una scarpa vecchia, nessuna memoria, nessuna speranza.
La mia vita è sempre stata popolata di cose che non avevo ancora imparato a fare. Non ho ancora imparato a suonare la chitarra, ad andare a vela, ad amare gli altri, a giocare a scacchi. Sull’isola deserta ho capito che tutte queste ormai sono cose che non imparerò più a fare.
Come restare solo.
Alla prima luce dell’alba e al primo alito di vento, angosciato come mai prima, ho issato male la randa e sono naufragato verso casa.

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