You’re so fucking special

Pubblicato: 27 settembre 2010 in Architettura, Senza Categoria

Non è mia abitudine dedicare niente a nessuno ma le mie abitudini sono casualmente soggette alla benedizione del tradimento.

Ci sono amori che per loro natura finiscono con un abbraccio e amori che un abbraccio non riesce più a far finire.
Ci sono numeri che sono cifre scritte sulla tastiera della vita e sono calde e sono luminose e distanti come solo i numeri riescono ad essere.
E un giorno la nostra vita sembra povera e piccola e stupida e sembra poterci stare tutta in un piccolo anello. Il giorno dopo è l’universo che si infiamma per l’esplosione di tutte queste vite.
Quelle stesse vite che a volte si manifestano solo con la morte, con l’immobilità, con l’impossibilità di tornare indietro, con l’ultimo glorioso satz.
Quanto può essere inutile annullare ogni distanza, quanto può essere doloroso sentire che ogni distanza si è inutilmente annullata.
Si è inutilmente annullata perché tu, adesso, non sei qui.

E quello che manca non è solo il tuo corpo, non è solo il tuo profumo mescolato a tutti gli altri odori, non sono solo le tue mani, il tuo sangue, quella fretta che ti fa fuggire sempre, non è il desiderio, il ritmo del tuo respiro affannoso, le mani che percorrono le loro orbite segrete, i tuoi occhi sfuggenti, una pelle color tramonto.
Quello che manca sono altri distacchi, sconfitte, errori, ripensamenti, sono percorsi che ci fanno arrivare vicinissimi alla gioia e poi ce ne separano per sempre, sono le nostre reciproche incapacità di capirci e la contemporanea solidissima unica profonda multiforme intesa.
Sono tante le persone che hanno provato a sfondare il mio cuore, a percuotere mura solidissime e apparentemente impossibili da scalfire, sono moltissime le persone che ho visto in piedi con la mano a mezz’aria, incapaci di comprendere il perché di quel distacco, allontanarsi alle mie spalle come stordite da quello che sentivano come uno strappo ingiusto e meschino, una ferita gratuita e mortale.
E a furia di alimentare il demonio pian piano sono diventate le mie mani quelle paralizzate lì a mezz’aria, quelle immobilizzate in una posizione spastica appese ad un filo invisibile nel ricordo di un contatto che non ci sarà più.

E quanto avrei voluto essere speciale, quanto avrei voluto essere capace di guardarti veramente almeno una volta, di ascoltarti, di non lasciarmi sovrastare dalla mia follia.

Di te mi resta così poco, mi restano queste nuvole che corrono impazzite nel freddo, mi restano piccoli indizi della tua presenza che posso ancora annusare, sfiorare e provare disperatamente a non dimenticare.

Mi restano queste lacrime che non riesco a fermare.

commenti
  1. Lafrancy scrive:

    Miky non ci vediamo da un bel po’, come va? questo post mi allarma va tutto bene? un abbraccione

  2. […] che ho vissuto due settimane fa, che è in effetti la somma di due esperienze una molto positiva ed una tragica, ha cambiato la mia vita. Sabato scorso ho iniziato una cosa la cui portata futura è fuori fuoco […]

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