Come

Pubblicato: 1 ottobre 2010 in Architettura, Senza Categoria

Quando gioco a tennis mi sento come Federer, dico davvero, mi sembra di poter fare le cose che fa lui, mi viene da comportarmi come lui. Sono sempre stato così, quando giocavo a pallavolo, i miei ex compagni lo sapevano benissimo, mi sentivo come Vullo, mi muovevo come lui, cercavo di fare le stesse cose che faceva lui.
Quando amo mi sento un ibrido tra Gandhi e Rocco Siffredi, quando rutto mi sento Renato, il garzone dell’ortolano che stava sotto casa mia quando ero piccolo, che sapeva dire l’alfabeto due volte (in questo caso “sentirmi come” ha qualche limite, visto che il mio record personale sarà sì e no ‘g’); quando canto mi sento Jannacci (evabbé), quando sono felice mi sento Buddha, quando nuoto Phelps, quando abbraccio una donna Jack il terrore dei sette mari (vai a capire perché), quando attraverso la strada Speedy Gonzales. La lista può continuare: quando corro Usain Bolt, quando guardo un film Goffredo Fofi, quando scrivo David Foster Wallace, quando ballo Tony Manero, quando sono a teatro Eugenio Barba.

Però mai neanche una singola volta sono stato così falso, superficiale, arrogante, laido e presuntuoso da sentirmi come Berlusconi.

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