Babbo

Pubblicato: 26 novembre 2010 in Signorina A.

Io non ricordo il giorno in cui ho saputo la verità su Babbo Natale, non lo ricordo per cui non deve essere stato tutto questo trauma.
In questi giorni la questione con la Signorina A. è nell’aria, come è comprensibile, e fino ad oggi la sua fermezza nel credere a Babbo Natale suonava assolutamente stonata in confronto al suo acume nel comprendere anche con sorprendente profondità le persone e le stranezze dell mondo in cui viviamo.
Oggi stavamo tornando verso casa con un gruppo di compagni di classe e l’atmosfera era carica di quei sorrisetti che si possono scambiare i bambini un po’ meno ingenui nei confronti dei compagni che ancora non sono arrivati a capire qualche profondissima verità. In effetti era stata proprio la Signorina A. ad entrare in argomento regali anche se, come al suo solito, si era tenuta piuttosto vaga sui dettagli.
Ad un certo punto una doccia fredda: “Babbo Natale mi porterà un paio di pattini nuovi quest’anno”, dice uno dei compagni più svegli. Non credo che l’intento fosse polemico anche se con i bambini non si può mai dire.

La reazione della Signorina A. è stata sorprendente: “Pensate ancora che non lo sappia forse? pensate che non sappia che Babbo Natale è mio padre? pensate che non mi sia accorta delle vostre risate?”

Silenzio. Occhi bassi. Borbottii. Poi come succede tra i bambini d’improvviso è tutto dimenticato, e ridono e giocano e si divertono come se niente fosse successo.

C’è arrivata quindi, pensavo nel frattempo, vedi che non ci sono traumi, un po’ di rabbia magari ma niente di che.

Stasera portandola a dormire ho provato a parlarne, volevo parlarle del valore fiabesco di babbo Natale, così importante nei piccoli per aiutarli ad uscire da sé stessi, per dargli punti di riferimento sentimentali che poi per tutta la vita rimangono più o meno stabili: “Sai”, le ho detto, “la storia di Babbo Natale”.

“Papà”, mi interrompe, “posso farti una domanda?” (eccoci, ho pensato). “Ma Babbo Natale sei davvero tu?”
Esito un secondo. “Sì, Agnese, sono io, spero non ti dispiaccia”. “Dispiacermi? ma no!”, mi risponde, “volevo solo chiederti, la prossima volta che passi da tutti i bambini del mondo a regalare i giocattoli mi porti con te?”

(“Io saprei rendermi utile”)

(“Ti aiuto con i camini più stretti”)

(“Mi presenti le tue renne?”)

(Oggi la Signorina A. ha compiuto otto anni)

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