Mountain MILFs

Pubblicato: 10 gennaio 2011 in Consigli

Prima fase: la preparazione.
In una località turistica montana qualunque ogni settimana partono decine di corsi di sci per ricchi e pasciuti bambini borghesi (basta vedere il prezzo di un giornaliero per convincersi che lo sci è ormai uno sport di élite – o lo è sempre stato?).
Questo facendo un rapido calcolo significa avere a disposizione centinaia di madri di estrazione sociale medio-alta. E voi mi insegnate che è sui grandi numeri che si costruiscono i successi. Il momento chiave è il momento della selezione. I maestri selezionano le classi di sci in base alla capacità dei bambini. E l’astuto dongiovanni nel mentre seleziona le madri.

Seconda fase: la selezione.
La tecnica è semplice: ci si mette SPALLE AI BAMBINI anche perché i bambini sono disperati e la loro vista è straziante (ma la spugnetta che circonda le lenti delle mascherine assorbirà ogni lacrima, ecco a cosa serve, e le urla si confonderanno nella confusione generale mescolandosi alle urla degli altri bambini, agli strilli dei maestri e ai berci delle madri nei telefonini:”PAVLA PIU’ FOVTE CHE NON TI SENTUOOO!!!”). La madre sarà infatti tipicamente al telefono parlando senza sosta, ignorando il figlio o la figlia, giocherellando nervosamente con i gioielli di cui non manca di ornarsi anche per l’inizio della scuola sci. Perché non diciamo palle, lo sci per bambini per molte persone è l’occasione di avere due ore completamente libere. Il bambino di tre anni non è in grado di sganciarsi gli sci da solo. Lo metti lì, te ne vai ed è fatta, per l’intera durata della lezione potrai farti i fatti tuoi, i più sciocchi sciando gli altri occupando il tempo in modo più creativo e soddisfacente. Poi a sette anni vanno a fare snowboard, a dodici si drogano e a diciassette diventano campioni olimpici di halfpipe.
Mentre i maestri selezionano i bambini noi ci occuperemo di selezionare le madri.

Terza fase: lo strumento chiave.
Basta avere un pennarello. Si va dalla madre che ha appena detto al telefono “ASPUETTA IN LINEA CHE MUANDO VIA LA PVOLE!!!” e le si dice “vuole scrivere il nome ed il numero sulla pettorina di suo figlio/sua figlia”? TahDah! Alessia – 347….

Un esempio.
C’è questa Alessia appunto. Da lontano una bellissima chioma di capelli rossi, da vicino pelliccia di visone, una dozzina di anelli d’oro a ciascun dito, occhi verdi come le ali delle mosche della cacca, labbra carnose, cioè siliconose, che provocano un leggero difetto di pronuncia del quale mi accorgo troppo tardi: “NUOO MA DUAAI CAVUOO DUOPO QUELLA CVUOSTA CHE CI HA VIFILATO NON VOVVAI COMPVAVE ANCOVA DA QUEL CIUALTVUONE! COMUE DUICUI? E’ AUTENTICO? MA CAVUO SUOLO SEICUENTOMILA EUVO? MA PVENDIAMOLO ALLOVA DUAIIII SUIIII DUAIIIII SUIIII DAIIII DAIIII”. Vorrei fuggire ma le ho già dato il pennarello. Scrive il suo numero sulla pettorina guardandomi di sottecchi con una distorsione alle labbra che forse vorrebbe essere un sorriso. Prendo il pennarello e fuggo. La scusa è che devo vedere le selezioni di mia figlia che verrà messa nella classe rompiamociilcolloallegramente, è la più piccola, son lì con il pennarello in mano le dico aspetta e scrivo il mio numero sulla pettorina.

Conseguenze.
Dopo una ventina di minuti mentre scio come uno sciocco sulla pista nera ricevo una chiamata da un 347 sconosciuto: “CIUAO NUON SO SE TUI RICOVDUI CI SIAMO INCONTVATI GIU’ ALLA PUISTA BEBI SEI STATO COSI’ CAVVINO A PVESTAVMI IL PENNAVELLO SON QUI AL VIFUGIO TUTTA SOLA ED AVEI TANTO PIUACUERE SE VUIENI A BEVE QUALCOSA CON ME DUAIIII SUIIII DUAIIIII SUIIII DAIIII DAIIII”. Mi ha visto scrivere il numero sulla pettorina di mia figlia.

Epilogo.
Signorina A: “Papà oggi ero sulla seggiovia e ti ho visto lì sul bordo del burrone di fianco alla pista nera che lanciavi giù qualcosa, mi sembrava l’iPhone ma so che è impossibile, non mi avevi detto che in montagna non bisogna mai buttare niente di sotto?”.

commenti
  1. laperfidanera scrive:

    Ti sta bene, così impari! Sarebbe stato sufficiente quello che si vedeva, da lontano e da vicino, per capire che era meglio stare alla larga: sei così tonto da doverla sentir parlare? ti sta bene.

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