Devono essere stati i peperoni

Pubblicato: 18 febbraio 2011 in Senza Categoria

Sicuramente mele e pere.
Non so perché ma quando penso alle pere mi viene subito in mente la ragazza brasiliana che ha aperto una sartoria qui di fianco. Anzi lo so perché e dev’essere per via delle pere che ha completamente soppiantato la francese del negozio dei complementi d’arredo nel mio immaginario.
Mele, pere e qualche banana. Alla radio passano gli Huey Lewis and the News, chissà se il marocchino padrone del negozio li conosce. Strano, in questo negozio di solito si sente musica araba, io non la riconosco la musica araba, mi sembra uguale a quella che si ascolta dai turchi che fanno il kebab che mi ragalano sempre un falafel o due anche se entro solo per salutarli e mi sembra anche uguale a quella che ascolta l’artigiano afgano da cui vado sempre quando devo fare un regalo, quello che l’ultima volta quasi commosso mi ha chiamato “cliente”. Hip to be square, ecco come si intitola. Le arance ci sono ancora ma si vede che fanno schifo. Devo stare un po’ attento qui i prezzi sono buoni ma ogni tanto qualche porcata te la rifila.
Prendo anche quelle enormi olive verdi, danno dipendenza, non posso farne a meno. Parte When doves cry dell’artista che prima di diventare l’artista che prima era conosciuto con il nome di Prince si chiamava Prince. L’insalata fa schifo di solito ma ne ho voglia, magari un cespo. A pranzo sono solo, potrei andare a mangiare dalla ragazza ucraina che in effetti fa la pizza migliore della zona. Non so vedremo.
Olive e zucchine. Inizia If it makes you happy di Sheryl Crow, con le zucchine vorrei provare a fare quella cosa che fanno nel sushi bar in piazza, le tagliano sottili, le marinano (non so come) e poi ci condiscono qualunque cosa. Il marocchino scalpita, credo debba andare dietro a pregare ma è molto gentile e non mi mette fretta. Se mi dimentico qualcosa posso sempre passare dal bangladese laico vendetutto che è aperto sempre in particolare quando tutti gli altri sono chiusi e mi regala sempre qualcosa per la Signorina A. Solo che con il bangladese ho qualche problema di comunicazione, se parliamo in italiano non capisce lui mentre se parliamo in inglese mi sembra tutto un birdy nam nam; inoltre la sua verdura è decisamente scadente.
Poi, fratelli, venne, o estasi estasi celeste!
L’arpeggio introduttivo di Stairway to heaven mentre sono lì a scegliere i peperoni. Mi sforzo tantissimo per mantenere un contegno e sono molto soddisfatto del risultato. Stringo forse un po’ troppo i peperoni, praticamente li strizzo ma insomma, sono contenuto, contenutissimo. Mi volto, vado al banco e lui, il marocchino, mi dice con quel suo accento del deserto guardandomi negli occhi come se mi vedesse per la prima volta:

TI PIASCE IL ROGHENROA EH?

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