Internazionali di tennis

Pubblicato: 18 maggio 2011 in Non parcheggiare nei luoghi comuni, Senza Categoria, Sport
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Lunedì scorso (il 16 maggio) sono andato al Foro Italico qui a Roma a vedere gli Internazionali di tennis.
Sono arrivato con l’autobus numero 32 alla fermata “Foro Italico”, l’avevo aspettato più di mezz’ora anche se atacmobile.it continuava a dire cinque minuti cinque minuti, per più di mezz’ora diceva sempre mancano cinque minuti all’arrivo del 32. In fondo può capitare di non aggiornare le informazioni su una pagina web che ti dà l’orario di arrivo degli autobus alle singole fermate in tempo reale no? Il viaggio è durato poco perché l’autobus numero 32 è una specie di navetta che porta dalla fermata della metropolitana allo stadio però purtroppo era pieno zeppo di persone e per uscire ho dovuto spingere un po’. E’ durato così poco che non ho fatto nemmeno in tempo ad immaginarmi tutte le campionesse e tutti i campioni che avrei visto agli Internazionali di tennis. Ho smesso di pensare a Nadal dopo una gomitata sullo sterno, alla Pennetta dopo un calcio negli stinchi, a Djokovic dopo che una signora per restare in piedi dopo una frenata improvvisa si è aggrappata alla mia giacca strappandomela. Una volta scesi ecco gli Internazionali di tennis dall’altra parte della strada.
Il fatto è che attraversare quella strada non è un’operazione tanto semplice. La fermata si trova a metà strada tra un attraversamento pedonale con le strisce molto pericoloso ed il grosso semaforo situato precisamente di fronte allo Stadio Olimpico. L’attraversamento è pericoloso perché si trova in fondo ad un lungo rettilineo che corre parallelo al Tevere sul quale i più abili riescono a raggiungere proprio in quel punto esatto velocità di tutto rispetto anche se comparate a quelle dei più veloci circuiti di Formula 1, soprattutto i motociclisti. Cosa c’è di più bello di aprire tutto il gas su un lungo rettilineo che corre parallelamente al Tevere?
Il semaforo di fronte allo Stadio Olimpico invece è un po’ strano perché dalla parte della fermata dell’autobus non si può attraversare a piedi. Se uno vuole andare dal punto A al punto D, tutti quelli che vanno agli Internazionali di tennis vogliono andare dal punto A al punto D, ma anche quelli che vanno alle piscine vogliono andare dal punto A al punto D ed ora che ci penso anche quelli che vanno all’Università, bisogna fare A-B, poi B-C e poi C-D e ci vuole circa un’ora.
Non è facile scegliere se attraversare sulle strisce o al semaforo, i piloti li vedevo molto in forma, soprattutto i motociclisti, alla fine ho deciso per il semaforo, più lungo ma più sicuro.
Più sicuro per modo di dire, naturalmente, perché al punto A ed al punto B il verde corrisponde anche alla svolta a destra consentita e quelli che arrivano a tutta velocità al semaforo e devono girare e se lo trovano verde, soprattutto i motociclisti, giustamente mica inchiodano per far passare due pedoni.
Anche l’anno scorso ci avevo provato ad andare agli Internazionali di tennis, alla settimana femminile perché a me per chissà quale motivo il tennis femminile piace di più di quello maschile, quest’anno invece maschi e femmine sono stati riuniti nella stessa settimana, cosa che immagino rendesse molto contenti sia i maschi sia le femmine. Ci avevo provato ma purtroppo ero stato falciato proprio da una motocicletta che svoltava a destra a tutta velocità lì nel punto B.
Un po’ era stata anche colpa mia ma è anche normale che uno se riesce a superare indenne il punto A, cosa tutt’altro che scontata, poi al punto B tenda a rilassarsi. Ma rilassarsi lì è un errore perché quelli che svoltano a destra sono quelli che sul ponte Duca d’Aosta si sono dati battaglia, di solito si assiste a bellissimi testa a testa, ed arrivare per primi ad immettersi in curva, si sa, offre un vantaggio incolmabile nel rettilineo successivo. E così succede spesso che chi riesce a mantenere le prime posizioni sul ponte allo scattare del verde diventi molto aggressivo con i rivali, magari ritardi un po’ la staccata, per riuscire a fare la curva al meglio, soprattutto i motociclisti.
L’anno scorso il motociclista che era riuscito a girare in testa la prima curva mi ha falciato di netto e poi è caduto arrabbiandosi tantissimo, per sua fortuna passavano di lì ambulanza e carro attrezzi che li hanno caricati (motocicletta e motociclista) e dopo pochissimo tempo li hanno portati via mentre poi io ho dovuto aspettare più di un’ora. Me la ricordo bellissima, quell’ora. Certo, mi era dispiaciuto non poter andare agli Internazionali di tennis però è stato bello vedere tutte le persone che andavano agli Internazionali di tennis, io ero lì sdraiato per terra da solo ad aspettare l’ambulanza e loro mi guardavano un po’ di traverso cercando di evitare il più possibile il mio sguardo ma era bello lo stesso. Ho visto tanti signori in giacca e cravatta con un cartellino verde con su scritto “dirigente” che facevano scendere da grandi automobili di colore blu i loro figli e gli amici dei loro figli, tutti vestiti con le tute Nike o Adidas o Babolat ultimissimo modello e tutti, i bambini e le bambine, con il loro cartellino verde con su scritto “dirigente”.
C’erano molte ragazze con le gambe lunghe e la minigonna ed i tacchi a spillo, mi sono piaciute tanto queste ragazze un po’ malferme, qualcuna di loro non riusciva quasi ad evitarmi, mi hanno ricordato i tempi della scuola tennis a Milano. Una volta mi ero dimenticato a casa le scarpe ed ero sceso in campo sulla terra rossa con normali scarpe da ginnastica, con la suola di gomma e tutto ma non specifiche per la terra rossa, ed il mio maestro mi disse vattene a casa oggi non ti alleni. Chissà dove andavano quelle ragazze malferme su quei tacchi vertiginosi.
Mi piacevano anche i colori variopinti dei cartellini con gli accrediti: gialli quelli dei bambini, viola quelli di amici e parenti, rossi quelli della stampa. Di biglietti non ne ho visti, non so che colore avessero.
Ecco perché quest’anno non sono passato dal semaforo A-B, mi sono fatto furbo e ho fatto le scale che dal punto A portano giù di sotto alla banchina che corre parallela al Tevere sulla quale non è raro trovare persone che approfittando della quasi completa assenza di automobili (ma non di motociclette) fanno footing (o jogging? non so) correndo parallelamente al Tevere. La banchina passa sotto al ponte e dall’altra parte si può risalire fino al piano strada su una scalinata appoggiata all’argine e simmetrica alla precedente. Di solito queste seconde scalinate, non è la prima volta che utilizzo il trucco delle scalinate, sono piene di bottiglie di birra in frantumi, ce ne sono tantissime, ogni scalino è un tappeto di vetri colorati tanto che quando le devo salire, oltre ovviamente a fare molta attenzione perché mettere un piede in fallo sarebbe letale, mi diverto molto a cercare di indovinare a quale birra appartenessero i vetri. Il giallo-Corona è il più facile, mentre per il rosso se la giocano Peroni e Moretti e per il verde nasto Azzurro, Heineken e Ceres, anche se quello Ceres è un po’ diverso. Una volta c’era anche una lattina, una sola piccola lattina di Dab, che si deve essere sentita molto sola su quel tappeto di vetri. Ci sarebbe l’ordinanza del Prefetto che vieta l’asporto di bibite in contenitori di vetro che però non si applica qui ma solo nel centro storico.
Quando scendo sulla banchina che corre parallelamente al Tevere, sulla quale in quel momento non c’era nessuno che correva parallelamente al Tevere, mi trovo davanti un grande topone. Quello che mi lascia sempre esterrefatto dei grandi toponi che si incontrano sulle banchine è che non si comportano come tutti gli altri animali che uno di solito incontra. Un cane ti scodinzola o ti ringhia, male che vada ti guarda e basta, un gatto ti graffia, un piccione ti fa la cacca in testa, un leone ti mangia, insomma gli animali di solito interagiscono. I grandi toponi no, i grandi toponi si comportano più o meno come i miei vicini di casa o come le persone che si incontrano nei negozi o davanti a scuola. I grandi toponi ti ignorano completamente, non sembrano accorgersi della tua esistenza, non si scansano se gli passi accanto, nemmeno ti guardano!
Ancora indignato per il comportamento del topone raggiungo a fatica il punto B e mi appresto ad attraversare nel punto esatto in cui l’anno scorso interruppi la corsa del povero motociclista. Aspetto con pazienza il verde ed approfitto di quel lasso di tempo che intercorre tra l’inizio del verde e l’arrivo della prima motocicletta già vicina ai duecento all’ora per fare un balzo, più metaforico che reale, e portarmi al centro della carreggiata.
A questo punto è quasi fatta, sono a metà strada tra il punto B ed il punto C, solo un verde mi separa dal Foro Italico, dai cancelli blindati dello Stadio Olimpico che mi ricordano tanto le inferriate di un carcere di massima sicurezza, dall’obelisco con su scritto mvssolinidvx e naturalmente dai campi da tennis.
Solo che lì, dall’altra parte della strada, anche quando per loro è rosso, siccome non c’è traffico veicolare che va verso lo stadio, ci sono le inferriate e dal ponte si è obbligati a girare a destra o a sinistra, moltissime persone, soprattutto i motociclisti, non frenano nemmeno e tirano dritto, passano con il rosso e spesso travolgono i pedoni, gli unici che tagliano loro la strada. E dire che quelli che sono arrivati lì devono essere per forza un minimo capaci, non si sopravvive al punto A ed al punto B solo con la fortuna.
Io ce la faccio, soprattutto grazie al fatto che viene colpita prima di me una ragazza americana vestita da jogging (o da footing? non so) che aveva aspettato il verde facendo una graziosa corsetta sul posto che le faceva andare su e giù la coda dei capelli ed anche altro e che poi era partita in quarta senza nemmeno guardare se da dietro le macchine ferme, quelle che da lì devono girare a sinistra per immettersi sul ponte e che già stavano scaldando i motori, spuntasse per caso qualche motociclista magari intento a scrivere un sms cosa che invece è accaduta, non con un motociclista ma con una delle centinaia di macchinette 50cc guidate da ragazzini senza patente che si vedono spesso in città. Anche questo ragazzino si è arrabbiato molto, non so se per aver dovuto interrompere l’sms o per aver trascinato un corpo per più di venti metri, e mentre se ne andava senza fermarsi l’ho sentito dire parole molto forti. Ed intanto che aspettavo l’ambulanza accanto alla ragazza che in inglese mi ripeteva piangendo era verde vero? era verde pensavo come fosse ironica la vita, io, qui, ad un passo dall’ingresso degli Internazionali di tennis ad aspettare un ambulanza che non arriva mai come l’anno scorso. E poi, quando è arrivata, salire sull’ambulanza per stare accanto a quella ragazza non parlo italiano mi aveva detto. E guardare gli operai che stavano già smontando l’enorme cartellone bianco con su scritto

Internazionali BNL d’Italia – Tennis
Roma, Italia 7-15 maggio 2011

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