Il mistero dei cinesi cinesi

Pubblicato: 23 luglio 2011 in Business di sicuro successo, Consigli, Sano localismo

La facoltà di Scienze Politiche di Milano è scossa da un misterioso mistero. C’è un gruppo di cinesi, una decina, che si è iscritto l’anno scorso e che a questo punto sta affrontando i primi esami. A Milano i cinesi sono tutt’altro che rari, c’è un bel quartiere sorto attorno alla via Paolo Sarpi, una via abbastanza centrale, nel quale gli italiani sono molto rari. Però tra quei cinesi lì, quelli del quartiere cinese, i più giovani parlano spesso un bell’italiano con forte accento milanese. I più anziani magari no, ancora oggi capita di finire in un emporio di pelletteria o valigeria oppure in quelle specie di supermercati cinesi e di trovare personale che non sa dire una parola in italiano.
Ebbene la caratteristica dei cinesi che si sono iscritti a Scienze Politiche è che sono cinesi e molti di loro non parlano proprio per niente italiano e da quello che è possibile capire non lo capiscono (è sempre molto difficile capire se uno ha capito, a volte parlo con la mia vicina di casa che è un’anziana di origine calabrese che in vita sua ha sempre e solo parlato il suo dialetto e alla fine dopo un lungo tratto di marciapiede rispondendo alla domanda “come va?”, domanda alla quale io non so mai rispondere con un “bene” o “male” perché non è mai vero che sto semplicemente bene o male, e quindi dicevo dopo un lungo tratto di marciapiede nel quale mi sono impegnato ad articolare più che potevo la risposta lei se ne esce con un “quindi come va?” e lì capisco che non ha capito niente e tutte le volte me lo dimentico e mi frega, tranne quella volta che aveva lasciato della roba nello sgabuzzino dei contatori del gas che per motivi di sicurezza deve restare vuoto e lì io le avevo detto “se non toglie quella roba le spezzo le braccine” convinto che non avrebbe capito e dopo mezz’ora la roba non c’era più).

Dicevo?

Ah, sì che i cinesi sembra proprio che non capiscono nulla di nulla. Epperò se voi prendete i libretti e li guardate (questa è la chiave di tutto il mistero, reggetevi forte) ci sono i voti. Uno ha preso due 21 ed un 19. Un’altra due 20. Cioè questi non capiscono, non parlano, non scrivono l’italiano però passano gli esami di Scienze Politiche, capito?

Sono chiare due cose: che Scienze Politiche come ai miei tempi dicevano tutti non deve essere una facoltà così difficile (prova ne sarebbe la nostra classe politica che però in generale non è composta da laureati in Scienze Politiche ma in cose molto più difficili, cosa che getta un’ombra sinistra su tutta l’istituzione universitaria); e che è ovviamente in atto una forma di sabotaggio, portare uno di questi cinesi alla laurea sarebbe un colpo mortale per la facoltà, immagino i titoloni “laureato senza capire un cazzo”. Sperando poi che la cosa finisca lì perché di gente laureata senza capire un cazzo, senza nemmeno arrivare dalla Cina, ne ho conosciuta parecchia (cosa che getta un’ombra sinistra su tutta l’istituzione universitaria).

Ed ora finalmente la rubrica “consigli agli aspiranti scrittori” che mi era stata richiesta l’anno scorso durante la gita delle medie ed io oggi prontamente.

Sette: scegliere di scrivere su un portatile senza batteria usando una piattaforma proprietaria d’estate in un periodo in cui non si ha la casa perché gli operai l’hanno sventrata, portatile che oltretutto caccia un caldo che in assenza di cucina (come è la cucina, assente) ci ho fatto il roast-beef, ecco, è una cazzata.

Quattordici: questa cosa che dicono tutti che bisogna scrivere tutti i giorni c’entra più con la buona salute psicofisica dei personaggi che con il rispetto dei tempi di consegna. Metti caso che il personaggio sia dentro un ascensore e per te scrittore siano le tre del mattino e che quindi chiudi e vai a letto. Poi magari il giorno dopo la bambina vomita dal cavalcavia (cit.) e quello dopo ancora passi tutto il tempo a ramazzar calcinacci. Ecco in quei due giorni lì il personaggio non lo so mica se ce la fa, fermo in ascensore senza cibo né acqua, è una prova al quale io non vorrei mai sottoporre nessuno nemmeno un personaggio non importa quanto gli voglia male. Non scrivere tutti i giorni significa costringere i personaggi a maratone sfiancanti. Scrivi tutti i giorni, fallo per loro.

E comunque per Amy Winehouse spero che esista l’inferno e che sia un posto divertente.

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