Abbiamo tutti una specie di febbre

Pubblicato: 26 settembre 2011 in Sano localismo, Storie di vita vissuta

Siamo malati, questo è evidente, abbiamo tutti una specie di febbre.

Entro ed esco dalla Zona con facilità, mi basta essere sdraiato su un vecchio pavimento di legno e fare il pesce. Se GDM non mi parla dopo pochi secondi mi sento sprofondare e questo più o meno è tutto.
Alzarmi in piedi costa una fatica enorme, i piedi appoggiano su una superficie molle e viscosa che li trattiene e mi impedisce quasi di camminare. Da lì in poi però sono nella Zona e cambia tutto. Se lo avessi saputo fare vent’anni fa mi sarei risparmiato volentieri il compito di invecchiare.

Santateresa è così abbronzata da sembrare una negra. Finché mi tiene la mano tutto bene, ti amo, ti amo, sussurra con quell’accento sballato. Però poi all’improvviso si alza, se ne va ed io perdo conoscenza. Dove vai Santateresa? perché non resti con me?
Esco dalla Zona che lei si sta contorcendo sul pavimento con la bava alla bocca emettendo suoni disumani. Premo con tutta la mia forza sui suoi pterigoidei laterali, che sono bellissimi, conoscendo bene il dolore che questo le provoca.
E niente, si gira di spalle, mi ignora, si copre con un velo, la tocco per l’ultima volta e me ne vado.

Lavo via Irene all’Autogrill, lo faccio distrattamente, sono andato a pisciare e dopo mi sono lavato le mani.
Gesto automatico.
Guardo la mia pelle sotto il soffio caldo dell’asciugatore: di Irene non c’è più traccia. Guardo nel lavandino, apro gli sportelli sotto, cerco nel mio cuore. Sotto alle unghie. Sulla suola delle scarpe.
Niente.
Niente più Irene.
Addio.

Con Elena è più difficile. Mi fermo di nuovo a pisciare e mi lavo ancora le mani ma Elena è sempre lì. Sento che si muove da qualche parte nel petto e mi continua a ringraziare, piange e mi ringrazia, dice che sono speciale.
Mi piace guardare Elena negli occhi: sono grandissimi e di un colore violaceo. Dice che la prima volta che ha fatto l’amore con me si è dimenticata il suo nome per un anno intero ma è impossibile, ci siamo conosciuti solo ieri.
Anche se la prima volta che l’ho vista ero sicuro di conoscerla, ci conosciamo? le ho chiesto, non si ricordava ma mi ha sorriso e ha fatto uno strano gesto con le braccia. Come un’onda. Se solo sapesse la verità.

Tutto questo ieri, oggi è diverso.
Perché non l’abbiamo fatto prima?
Già, perché?
Esistiamo solo qui ed ora, spiacente. E poi ieri cercavi solo di copiarmi.

Quando il silenzio è arrivato, tutti quei sentimenti evaporati improvvisamente dal mio cervello mi hanno fatto sentire solo. L’uomo giusto al momento giusto. Ora finalmente Elena sorride. I suoi pensieri sono troppo forti e vanno a sbattere sulla parete interna dei denti facendo un rumore di vetri spezzati. Mi piace questo gioco.
Non mi puoi baciare finché non diventi tutto azzurro. Ma così morirò. Morirai comunque, Principe.

Vorrei ma non lo faccio, vorrei ma non lo faccio. Quando si guarisce? è come una specie di febbre, non la puoi guarire, si guarisce da sola. La fine non arriva ancora, cara. Trattieniti, trattieniti che tra poco vengo.

Infine?

La prossima volta che dici “persona” e “sbagliata” nella stessa frase ti stacco la testa, la prossima volta che mi ami così tanto ti porto con me nella Zona.

Ora preghiamo.

Grande Dea Madre
che ci proteggi dalla pioggia bianca
che lavi il nostro Tempio con acqua e mandorle
veglia su di noi
distribuisci la tua scintilla
da qualche parte
nel loro ileopsoas
e salvaci
da questi inutili saliscendi

Senti com’è diversa la mia voce? non so se è colpa di quell’enorme palo di frassino della montagna che avete dimenticato qui dentro.

Gli altri sono tutti cacciatori con frecce spuntate. Tendono il loro arco, tirano, il dardo sembra sufficientemente veloce ma alla fine quando arriva è come un soffio e nemmeno ti accorgi di esser stato colpito. Ci dobbiamo rivedere io e te, non pensavo potesse essere così bello. Allora ti sei accorta. No.

Ci disperdiamo in urla, rantoli e acqua. Siamo soli e distanti, i nostri contatti sono brevi e asciutti ed è chiaro che siamo malati. Abbiamo tutti una specie di febbre.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...