Vika

Pubblicato: 17 maggio 2012 in Senza Categoria

Scendo un secondo a prendere un qualunque antifiammatorio da banco, non ce la faccio più e c’è una nuova parafarmacia aperta 24 ore su 24 qui vicino, abbastanza vicino da convincermi a scendere e abbastanza lontano da dovermi vestire con l’armatura e tutto perché si passa per alcune strade dove le luci vengono spente e gli animali escono e si mettono lì in agguato e insomma è un po’ pericoloso. Entro nella parafarmacia deserta e vedo la dottoressa rumena accucciata dietro al bancone che mi indica il muro in fondo da cui proviene qualche singhiozzo.
Mi avvicino e c’è Victoria Azarenka seduta per terra che piange, ancora vestita con il suo completo azzurro Nike e i fuseaux e la fascetta gialla, la racchetta con le corde rotte appoggiata da una parte. Piange e mi guarda, non parla italiano, lo so, l’ho vista venti minuti fa giocare al Foro Italico e alla fine faceva fatica a dire ti amo Roma, mi vuole dire qualcosa ma non sa come dirlo. Piange e ha il braccio destro esteso in modo innaturale leggermente introflesso con il palmo della mano rivolto verso l’alto. Sempre guardandomi apre uno sportello della spalla destra e tira fuori un grosso bruco colorato, grossissimo, quasi non le sta in mano.
Dallo sportello esce pochissimo sangue, macaòn mi dice la Azarenka, macaòn, sembra quasi un accento veneto. I suoi occhi bellissimi sono rossi e gonfi, mi porge la bestia che si contorce in maniera orribile, please mi implora please macaòn.
Macaòn viscido e freddo e molliccio mi sale sul braccio rapidissimo, peserà un paio di chili, arriva alla spalla e mi conficca i suoi denti nel collo. La Azarenka chiude lo sportello e si pulisce la mano sulla gonnellina poi scoppia proprio a piangere I’m sorry mi dice rimettendosi in piedi a fatica, I’m sorry, mi abbraccia, è ancora tutta sudata per la partita, ti amo Roma, ti amo Roma, ti amo Roma e lentamente esce dal negozio tenendosi il braccio piegato in malo modo.
Guardo Macaòn attaccato al mio collo succhiare il mio sangue lentamente, ha talmente tanti pallini che non capisco quali siano gli occhi, ammesso che abbia degli occhi. Se gli occhi sono i primi due pallini in alto la sua è un’espressione di beatitudine.
C’è una TV accesa e tra le frasi che scorrono in basso passa anche la notizia del ritiro della Azarenka che chiamano Vika, Roma: Vika si ritira dal torneo per un problema alla spalla. Un problema che mi sta succhiando tutto il sangue.
Macaòn non ti arrabbiare mica ti posso portare a casa, mentre glielo dico mi accorgo di non sentire dolore alla spalla, né alla schiena nè alle gambe, per la prima volta da non so quanti anni, non sento dolore, non sento niente. I due pallini che ho deciso essere i suoi occhi ammiccano e lui smette di succhiare. Non ti posso portare lo capisci vero? Ti lascio qui dalla dottoressa, vedrai che non ti farà del male.
Nel giro di un paio di minuti scarsi Macaòn è cresciuto molto, adesso è lungo come tutto il mio braccio. Mi avvicino al bancone, la dottoressa rumena mi guarda come se niente fosse, le lascio questo va bene? Fanno venti euro, dice senza guardarmi. Venti euro? Sì, venti euro.
Quanto mi costi Macaòn, nel momento in cui lo stacco mi tornano tutti i dolori la schiena si piega sotto al peso dell’armatura ancora un po’ finisco a terra per il male. Ah, prendo anche il ketoprofene, cinquanta confezioni.

Bravo, mi dice la dottoressa rumena, sul ketoprofene facciamo il cinquanta percento.

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