Stile libero

Pubblicato: 29 giugno 2012 in Senza Categoria

Sto nuotando da non più di un quarto d’ora, diciamo al massimo dieci minuti. Ci sono stato costretto, la corazzata era già mezza affondata e la costa sembrava così vicina. Diciamo dieci minuti.
Pensavo che mi sarebbe scoppiato il cuore e invece mi è scoppiata la spalla sinistra ottantuno bracciate fa con il suono di un ramo che passa per le inferriate di un cancello ma molto molto più forte, mi ha assordato e continua a rimbombare.
Sgrang, ripeteva la spalla, sgrang, sgrang, sgrang a ogni bracciata.

Ho pensato al grugnito del Professore, ci sono andato prima di imbarcarmi e l’ho interpretato come un rimprovero. Due confezioni di Melograno Pressure, 60 pasticche, l’equivalente di 234 melograni (ma ho sbagliato di certo il conto, 234 non è divisibile per 60), mi sembrava una buona idea per il mio cuore, se il cuore va meglio magari va meglio anche tutto il resto del corpo. Il Professore grugniva, con la sigaretta speta a penzoloni e gli occhi chiusi. Lo preferisco con gli occhi chiusi, quando li apre mi spaventa un po’, sono grossi e rossi, sono sporchi e puzzano, al Professore puzzano gi occhi. Se anche stava russando stava russando a me. E però mi è scoppiata la spalla e non il cuore, allora forse avevo ragione io questa volta.

Senza la spalla come fa a girare il braccio, eppure gira, vedo la spiaggia colorata avvicinarsi sempre più. Devono essere gli idrocarburi che tengono lì il braccio, poi lo porto dal Professore e vediamo cosa può farci, l’altra volta con il piede ero così spaventato e invece è finito tutto con una risata e con una pacca sulla spalla. Ecco. Questa volta non finirà di certo allo stesso modo (che ironia, mi devo sforzare di non ridere, se bevo questa roba mi sa proprio che sono morto).

La spiaggia è fatta di pastiglie di tutti i colori, alcune le riconosco: il Lorazepam, il Cialis (che è inutile, stando a quel che si dice sugli effetti collaterali della massiccia assunzione di melograno), direi un po’ di Primidone, ah la Cardioaspirina quanto tempo che non la vedevo. E poi Ritalin (quanti bei ricordi), il Zanamivir, il Deroxat e tanti, tanti altri che non vedo con questi occhi gonfi e doloranti.

Negli ultimi metri le piccole ondine di risacca sciolgono le pastiglie e infinite dita multicolori si propagano verso di me, forse se bevo adesso non mi fa male, forse riesco a guarire così. Se non ci fosse questo rumore arriverei quasi a pensare che questo arcobaleno di sostanze sia bellissimo. Mi fermo per guardarlo meglio, effettivamente con il silenzio, i riflessi dell’esplosione e dell’incendio e la pioggia di fuoco dal cielo è proprio bellissimo. Non può assolutamente essere passato più di un quarto d’ora e questa volta è il cuore che scoppia quasi senza rumore, un deludente “pof”. Peccato, ci ero quasi arrivato. Non mi resta che bere un po’ di questa roba, qualcosa mi farà.

Poco più in là una donna bellissima – anche a lei manca qualcosa, un occhio sicuramente e da come oscilla fuori dall’acqua anche qualcosa sotto, una mano o una gamba – mi vede e scoppia a ridere.

commenti
  1. mooinjune scrive:

    Allora. Spalla: andata. Cuore: andato (pof…). Donna bellissima: monocola. E fenicotterica. Nonché monomàna. Spiaggia: pasticcosa. Avanti,di’ la verità: dov’era Mario er capoccia con la sua telecamera?

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