Invisibile

Pubblicato: 30 settembre 2012 in Finzioni

Vedrai che bello avere un pavimento in legno, il legno è vivo, mi disse l’operaio con un mezzo ghigno che non capivo. Il “che bello” si riferiva forse al fatto che quando le condizioni termiche o igrometriche variano bruscamente – come stanotte, subito prima del temporale che ha spazzato la città l’umidità è salita dal 70 al 100% nel giro di mezzo minuto – il pavimento si mette a scricchiolare autonomamente esattamente come se un uomo invisibile, anzi per quel che conta una donna invisibile, se ne andasse in giro per casa.
Dal letto la sensazione è curiosa. La donna invisibile cammina di traverso per tutto il soggiorno, si ferma sotto alla libreria e poi passo passo la scorre tutta (fino a trovare un titolo di suo interesse – sembra). Poi i passi vanno in cucina fino al frigorifero che quasi sobbalza per l’assestamento, tanto che ho pensato si sia aperto e richiuso da solo, e tornano indietro fermandosi più o meno all’altezza del divano.
La donna invisibile, pensavo e dovevo soffocare le risate per non svegliare nessuno mentre andavo a bere un bicchiere d’acqua e a controllare lo stato di qualche trasferimento come faccio tutte le notti verso le quattro. Naturalmente non ci può essere una donna invisibile, pensavo alzando gli occhi dal pavimento per un improvviso ennesimo schricchiolìo.

E infatti, per fortuna, nessuna donna invisibile.

Al suo posto una donna visibile, visibilissima, vestita completamente di nero seduta per terra con le spalle appoggiate al fianco del divano che con una piccola luce incastonata nei capelli leggeva la mia copia della trilogia di Valis con aria disgustata.
Così assorta nella lettura da non accorgersi del mio pur voluminoso corpo che si avvicina e si siede accanto a lei, incuriosito. Quale passaggio di quel libro può essere abbastanza interessante da catturare così un lettore? me lo ricordo lento e melenso (ma in effetti l’ho letto decenni fa).
Finalmente alza la testa e si accorge di me – Fa schifo! – mi dice.
– Con tutti i libri di Dick che ho qui proprio questo – avrei voluto intendere tutti ma proprio tutti i libri ma purtroppo non è vero, sono un seminatore di libri e quelli di Dick li ho letteralmente buttati ai quattro venti, me ne resta solo una piccola percentuale. Nel frattempo cominciavo a leggere:
“Sapeva, ovviamente, perché la Chiesa Cristiano-Islamica non permetteva la traduzione della Bibbia in un ologramma con un codice di colori. Con un po’ di pratica si imparava gradualmente a inclinare l’asse temporale, l’asse della vera profondità, finché diversi strati successivi non si trovano sovrapposti e appariva un messaggio verticale, un nuovo messaggio. In questo modo si entrava in comunicazione con la Scrittura, che diventava viva. Diventava un essere senziente che non era mai lo stesso. La Chiesa Cristiano-Islamica, naturalmente, voleva Bibbia e Corano bloccati nell’immobilità per sempre. Se la scrittura fosse sfuggita, la Chiesa avrebbe visto svanire il suo monopolio.”
– Ma sai che? – ricordo sono state le mie ultime parole prima di riaddormentarmi.
Ricordo anche di aver pensato che non si può passare l’intera esistenza a leggere gli stessi libri, che questi maledetti libri cambiano anno dopo anno e bisognerebbe continuamente leggerli perché ogni volta sono nuovi e diversi. Ma così poi magari se ne perdono altri e il tempo stringe.
Mi ha svegliato poco fa il rumore della caffettiera. Ero sdraiato per terra, un evento troppo frequente per provocare più di un’alzata di sopacciglia in famiglia.
Appena in piedi, ci vuole un po’ a rimettere in sesto le ossa dopo aver dormito per terra – pavimento in legno o no – mi sono precipitato di fronte alla libreria.
– Ladra – ho mormorato – ladra! – anche qui provocando niente più di un’alzata di spalle.

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