Fanucci

Pubblicato: 14 giugno 2013 in Senza Categoria
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Io a dire il vero ho sempre desiderato essere pubblicato da Fanucci.

Non sono sicuro di poter scrivere questa cosa proprio il giorno in cui un mio blog inizia ad essere ospitato da Blonk (un blonkblog, un bloblo), ma mi hanno detto “carta bianca, sappiamo che di te ci si può fidare” e quindi mi scuseranno, subirò strali e censure, ma questa cosa non posso più tenerla per me.

Ma torniamo a Fanucci.

Le loro vecchie edizioni dei romanzi o dei racconti di Philip K. Dick ancora sopravvivono a stento sulla mia libreria colpite da patologie dell’invecchiamento che oserei definire precoci e non dissimili dalle mie, ingiallimento, sfrarinamento delle colle (questa in particolare ricorda proprio la mia schiena che alcuni giorni non sembra aver più voglia di fare il suo lavoro), mancanza di alcune parti (andate perse nei traslochi, che sono proprio come i buchi della mia memoria). Insomma sono mucchi di fogli, spesso sparsi e disordinati, sempre amati, presi e ripresi in mano quante volte? cento, mille.
Ho sempre desiderato vivere in quelle pagine, per quanto quasi sempre terribili e spaventose, ho sempre desiderato ESSERE quelle pagine. Quindi ho sempre desiderato essere pubblicato da Fanucci, non nel senso che desideravo la presenza nel mondo di un oggetto fisico composto di fogli e una copertina che contenesse le mie parole stampate fronte-retro ma nel senso che avrei voluto sdraiarmi all’interno delle rotative di Fanucci, e venire ricoperto dalle parole, macchiato, stampato o sforacchiato come se le rotative fossero l’erpice di “Nella colonia penale” di Kafka:

Appena l’uomo è assicurato alle cinghie, il letto si mette in movimento. Con minuscole e velocissime oscillazioni vibra contemporaneamente sia di lato sia in su e in giù. Forse lei ha visto macchine simili nelle case di cura; ma nel nostro letto tutti i movimenti sono accuratamente calcolati; devono cioè essere accordati con precisione sui movimenti dell’erpice. E a questo erpice è affidata l’esecuzione vera e propria della condanna.

Riempito insomma di frasi di altri e, se avessi potuto scegliere (ma non osavo tanto, mi bastava il privilegio di essere pubblicato), naturalmente di frasi di Philip K. Dick. Anche se comprensibilmente mille dubbi mi assalivano e non ero tanto sicuro di poter essere quelle pagine, cioè di poter mai essere sfogliabile, tascabile, stampabile, librabile.

Oggi a distanza di anni siamo ancora qui in una libreria del centro a guardare tutte le bellissime copertine delle nuove edizioni dei libri di Philip K. Dick, sempre di Fanucci, che sono bellissime tutte assieme, e sono bellissime girate in modo che si possano effettivamente vedere tutte le copertine una vicina all’altra. Bisognerebbe comprarli tutti assieme e avere un lungo scaffale vuoto che li possa accogliere, ma come si fa?

Oggi no, non vorrei essere pubblicato da Fanucci, in nessuno dei due sensi, anche se devo ammettere che sono stato tentato, l’idea che in una libreria ci fosse una copertina bellissima come sono bellissime quelle nuove di Philip K. Dick sulla quale però campeggi il mio nome, magari mescolata ad arte tra quelle di Philip K. Dick era troppo forte per venire ignorata così. Così sono andato sul sito di Fanucci (sto scrivendo tante volte Fanucci perché spero che Google che è grande e saggio e ci governa tutti sia magnanimo e associ in qualche modo il mio nome a quello di Fanucci, chissà) e alla voce contatti ho letto:

Invio manoscritti

Coloro che volessero inviare dei manoscritti da sottoporre alla Fanucci Editore sono pregati di spedirli, unicamente in formato cartaceo, al seguente indirizzo:

Fanucci Editore
via delle Fornaci 66
00165 Roma

I tempi di lettura variano dai 6 agli 8 mesi, passati i quali, l’editore risponderà solo in caso di interesse. Per conoscere la linea editoriale della casa editrice potete consultare il nostro sito.

I manoscritti non verranno in alcun caso restituiti.

Questo perché Fanucci fa della fantascienza uno dei suoi nuclei portanti anche a partire da queste cose. Sarei curioso di sapere che percentuale sul totale dei volumi pubblicati proviene da manoscritti inviati e quale proviene invece da una ricerca su Google che è grande e saggio e ci governa tutti nella quale per puro caso il nome di un autore risultava collegato alla parola “Fanucci”. Non mi fraintendete, io AMO Fanucci e credo che questo processo di scelta sia normalissimo nelle case editrici nate nella seconda metà dello scorso millennio, non ho proprio niente da dire.

Inoltre su questo nuovo blog che ho aperto presso Blonk (lo avevo già detto che ho un nuovo blog presso Blonk?) ho intenzione di leggere alcune pagine tra quelle che considero più preziose e importanti e spesso quelle pagine provengono proprio da quei mucchi ingialliti di fogli che un tempo erano libri di Fanucci.

Qui da Blonk le cose sono diverse.

Anzitutto si possono mandare i manoscritti anche in formato digitale, e poi, qui da Blonk, tutto quanto viene letto perché qui da Blonk c’è un robot che è capace di leggere dai 50 ai 100 romanzi AL SECONDO (dipende dalla lunghezza).
Dovrebbe essere un segreto ma con la questione “carta bianca, di te ci si può fidare” ho deciso di riverlarvelo perché quel robot lo conosco molto bene perché l’ho costruito io.
La prima versione era fatta di pongo vecchio, ne avevo trovata una cassa piena proveniente direttamente dalla mia infanzia e avevo deciso di utilizzarla.

Vi risparmio i dettagli di come sia riuscito in relativamente poco tempo a ricreare un cervello positronico esattamente uguale a quello che descrive Asimov nei suoi romanzi, di come io abbia evitato di programmare le famose tre leggi della robotica, considerando il pongo vecchio un materiale sufficientemente innocuo. Anzi, per fare uno scherzo al robot avevo programmato solo la terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.” e, non essendoci nessuna Prima o Seconda legge, vi lascio solo immaginare le gustose conseguenze.

Il robot di pongo vecchio è durato solo fino al romanzo di Silvia Salvagno e poi si è sciolto in quelle che io ho capito essere lacrime di pongo vecchio anche se qui in Blonk insistono che ci fosse un problema con il condizionatore e fosse estate e facesse caldo e altri argomenti da persone senza cuore.

Fanucci. (Era molto che non lo scrivevo)

Ora il robot di pongo vecchio giace in un angolo di camera mia, l’espressione sconsolata di chi non è mai stato capito nella vita, guarda fuori dalla finestra e non muove quasi mai la testa.

Il nuovo robot di Blonk l’ho costruito in rame per un motivo che credo c’entri con la conduzione di segnali elettrici. Bisogna pulirlo spesso perché a leggere tutti quei manoscritti in formato digitale diventa presto tutto verde, questo succederebbe a tutti, anche a me e anche a voi, è normale diventare verdi leggendo tutti quella roba, però per il resto sembra contento, sorride, si diverte e a quanto pare non sbaglia un colpo. Gli ho già detto che se rifiuta il mio prossimo romanzo lo smonto e lo spedisco da Fanucci (il robot, non il romanzo).

Se dovessi dare un consiglio ai giovani sarebbe quello di mettersi sempre in fondo all’aula, in disparte dai compagni (tranne da quello più carino o da quella più carina a seconda dei gusti, per negare sul campo il diffuso luogo comune che vuole l’insieme dei più carini e delle più carine coincidere spietatamente con quello dei più stupidi e delle più stupide) e di passare le ore di matematica, di italiano, anche di ginnastica perché no a scrivere sul proprio diario o dove si vuole, sul tablet, sulla lavagnetta (dico scrivere ma questo vale anche per molte altre attività: disegnare, suonare, scrivere software, guardare il cielo o il mare, innamorarsi, dare ascolto ai richiami della natura, vaneggiare sul perché di quel tocco, di quello sguardo, di quelle lacrime).
Questo perché così vi evitate di stare sempre al primo banco ad ascoltare tutto quello che vi dicono i prof e di arrivare poi a quarant’anni passati da un pezzo con una storia di successi nella scuola e ingloriose cadute nella vita; di risvegliarvi più vicini ai cinquanta che ai quaranta con una voglia incomprensibile di pubblicare un romanzo; di credere di avercelo nel cassetto e di credere che sia stato il vostro sogno segreto da sempre quando invece non avete mai messo in fila due righe due e il vostro cassetto è vuoto (dico scrivere ma questo vale anche per molte altre attività: partecipare alle Olimpiadi, sgasare l’acqua frizzante, monetizzare l’aria fritta).
Di questo, lo dico subito ai più giovani che si interessano di questi dettagli, il robot di rame si accorge subito.
A Blonk non sfuggite. Potete, se volete e se avete consultato il sito per conoscerne la linea editoriale, provare a spedire il manoscritto a Fanucci ma dovete stamparlo e pagare la spedizione e poi stare lì otto mesi ad aspettare sobbalzando ogni volta che sentite suonare il citofono o il campanello, ogni volta che vedete aggirarsi un postino vicino a casa, insomma è una vita terribile.
Anche se dubito che una cosa rifiutata dal robot di Blonk possa essere pubblicata da Fanucci che comunque, potete dire tutto quello che volete, ha la linea editoriale più bella del mondo, almeno per quel che riguarda la scelta di pubblicare Philip K. Dick.
Perché per quanto riguarda gli altri autori non credo di aver mai nemmeno tenuto in mano un libro edito da Fanucci che non sia di Philip K. Dick, cosa che presto cambierà visto che hanno cominciato (bravi) a far uscire (molto bravi) anche gli ebook (maledetti, così diventano un concorrente micidiale per Blonk) oltretutto a prezzi assolutamente accessibili (Philip K. Dick a € 4,90, doppiamente maledetti).

Quindi se devo riassumere, il consiglio che do ai giovani è di fare quello solo che vogliono e di trovarsi qualcuno che lo sappia già fare da seguire con referenza e ossessione, e soprattutto consiglio di non seguire mai i consigli, soprattutto quelli dati ai giovani.

commenti
  1. Simo scrive:

    Un po’ troppo lungo per dire che Fanucci ha (finalmente) pubblicato in ebook Dick, ma comunque grazie.🙂

  2. mooinjune scrive:

    1 Non ho capito se il romanzo di Silvia Salvagno ha fatto talmente schifo al robot di pongo che si è suicidato piuttosto di continuare, un po’ come l’UEFA che quando vide che un suo trofeo, la Coppa delle Coppe, era stato vinto dalla Lazie decise di abolirlo, o se era talmente bello e commovente da sciogliere il suo cuore di pongo in pongine lacrime
    2 attento perché se il robot nuovo è di rame rischi che te lo rubino izzingari
    3 io non ho MAI letto Philip K. Dick, e ritengo che con questo mi sia tagliato ogni possibilità di interloquire ancora con Mezzomondo

    • Miki scrive:

      Regolamento di condominio è un libro davvero molto bello e commovente ma chissà le emozioni proteiche di un robot di pongo quali sono, magari lui si è annoiato. Lacrime sembravano lacrime.
      Per la questione Dick non è mai troppo tardi per leggere Ubik.

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