Pressione

Pubblicato: 17 settembre 2013 in Senza Categoria

Sento una pressione insopportabile qui all’altezza delle spalle.
Dev’essere che l’aereo su cui mi trovo sta precipitando, pensavo però che mi sarei sentito più leggero e invece c’è questo peso qui all’altezza delle spalle. C’è una ragazza di fronte a me, vedo solo un’enorme chioma nera di capelli ricci e uno strano cappellino che le sta troppo piccolo, forse sarebbe giusto per lei ma con tutti quei capelli invece le sta piccolo, forse glielo hanno regalato quando aveva i capelli corti e lei ci si è affezionata e non smette di metterlo nemmeno adesso che ha tutti quei capelli, forse in un momento come questo dovrei pensare a qualcos’altro e non al cappello di quella davanti.
Ho letto da qualche parte una statistica che afferma che una percentuale SIGNIFICATIVA dei sopravvissuti ai disastri aerei indossava un indumento con il cappuccio e da quella volta lì metto sempre due indumenti con il cappuccio per attirare su di me qualche altro punto percentuale, magari per fare diventare questa percentuale MOLTO SIGNIFICATIVA.
È molto bella la ragazza. Ha i lineamenti di una donna di colore ma la pelle è bianca, forse non bianchissima slavata con il latte di capra come la mia ma comunque bianca, e due occhi sotto la falda di quel ridicolo cappello, due occhi taglienti.
Non dovevi indossare quel cappello, dovevi indossare un indumento con il cappuccio, meglio due, vedi? Figurati se trovo il coraggio di dirglielo. Non mi è chiara la dinamica, se chi indossa un indumento con il cappuccio è SIGNIFICATIVAMENTE più vivo di quelli che non lo fanno forse va proprio indossato anche il cappuccio, forse me li devo alzare questi due cappucci, forse dovrei dirglielo che ha sbagliato a mettersi quel cappello.
Tu cadi troppo piano, mi dice con una voce che puzza di sabbia asciutta e polverosa e di giornate passate nel vento, Io sì che cado veloce.
Quanto mancherà all’impatto? un minuto, forse meno. La cabina si depressurizza all’improvviso, i tre o quattro scemi che presi dal panico si sono slacciati la cintura finiscono fuori in men che non si dica, e assieme a loro finisce fuori anche il cappello della ragazza.
Forse il vantaggio di avere un indumento con il cappuccio è tutto qui, non finisce fuori come quel brutto cappello. Nonostante la depressurizzazione sento ancora quella pressione sulle spalle, cosa sarà.
Escono le maschere dell’ossigeno, ho sempre desiderato vederle uscire, peccato che succeda proprio oggi che stiamo precipitando e non in un’occasione più gioiosa, tipo in un momento in cui l’aereo fa finta di precipitare e le maschere escono e poi il comandante con voce goliardica ci avvisa Scusate stavamo solo scherzando ora potete rimettere a posto le maschere, anche se io non saprei come fare a rimetterle a posto, e direi che questo non è il momento per cercare di capirlo anche perché la ragazza di fronte, quella con il cappello ma ormai senza il cappello, ha un problema con la sua maschera.
Dicono sempre di tirare con forza per fare uscire l’ossigeno e lei sta sì tirando ma forse non abbastanza forte. Dicono anche che se bisogna aiutare qualcuno prima bisogna aggiustarsi la maschera, anche per aiutare i bambini prima bisogna aggiustarsi la maschera, mi è sempre sembrato così egoista.
Ecco perché non mi aggiusto prima la maschera e mi allungo per aiutare questa ragazza, che si gira e ha le lacrime agli occhi e mi guarda come dire Non vedrò più un tramonto? Non vedrò più il mio cavallo andare ad abbeverarsi alla pozza sotto la collina? (come faccio a sapere che lei possiede un cavallo e che quel cavallo va d’abitudine ad abbeverarsi alla pozza sotto alla collina mi sfugge).
Le prendo dalle mani la maschera e tiro, tiro con tutta la forza che ho in corpo che evidentemente non è poca perché la maschera mi rimane in mano, con il sacchetto e il tubicino che si svolge lento. Ma come? Anni e anni a sentir dire di tirare con forza e mi rimane in mano? Non mi perdo d’animo. Prendo la mia maschera, che avevo lasciato penzolare di fianco alla mia guancia e tiro, facendo attenzione a non tirare con tutta quella forza.
L’ossigeno inizia a uscire, ne sento il sibilo. Appoggio la maschera davanti alla bocca della ragazza, la sua pelle è morbidissima e calda. Lei mi guarda con gli occhi sempre pieni di lacrime e fa un cenno di ringraziamento con la testa.
Non mi devi ringraziare, stiamo precipitando che differenza vuoi che faccia, poi io indosso due cappucci, due capisci? Se c’è qualcuno che ha una chance di salvarsi quello sono io, tu respira pure in quella inutile mascherina.
Bella è bella è il mio ultimo pensiero nell’istante in cui la pressione sulle mie spalle, assieme a tutto il resto, cessa.

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